Punteggiatura

Aperto da Giuseppe, 30 Ottobre 2008, ore 04:00:32

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Secondo te, qual è la funzione principale della punteggiatura?

Funzione fonetica: suggerisce le pause nel discorso.
3 (50%)
Funzione sintattica: ordina le parti di un discorso.
3 (50%)

Totale votanti: 6

Giuseppe

Qui di carne al fuoco ce n'è tanta. Però, vorrei suggerire un nuovo spunto di conversazione dedicato alla punteggiatura. Mi sono accorto che sul web, in particolare, è quasi sparita e sembra di essere tornati al medioevo, quando - se non erro - non esisteva nelle forma attuale.
Che ne dite di un sondaggio?

Argia Parodia

Stendiamo un velo pietoso sull'uso corrente della punteggiatura, sia nella scrittura sia nel modo di leggere ad alta voce (ad esempio le notizie dei TG)  :'(

Non solo votereri entrambe le opzioni del sondaggio, ma ne aggiungerei un'altra che riguarda l'uso soggettivo e creativo della medesima da parte dello scrivente.
Mi spiego: esistono regole che vanno rispettate sempre quando si scrive e sono quelle di base. Poi, però, si contempla la possibilità di infrangerle in modo consapevole e mirato quando la scelta creativa lo esige.
Faccio un esempio. Anni fa lessi "Il male oscuro" di Giuseppe Berto, romanzo fortunato e premiato, da cui fu tratto anche un film.
Fu una lettura destabilizzante per me, tanto era massiccio l'uso del monologo interiore che esigeva, da parte del lettore, una capacità di immedesimazione enorme nel dipanarsi continuo e senza soluzione di continuità  in quella sorta di fiume di parole che il personaggio snocciolava parlando a se stesso.
Il flusso di parole, in quel caso, non poteva essere arginato con la punteggiatura consueta, doveva essere lo specchio del fluire del pensiero simile alla tecnica psicanalitica delle libere associazioni mentali.

E così, quando si vuole rendere un'atmosfera concitata, sospesa, di suspence, di solito è bene scegliere strutture sintattiche agili e veloci, con molti punti fermi, atti a sottolineare e scandire la rapidità e la concitazione della scena stessa.
Quando si vuole evocare un'atmosfera calma e tranquilla, si tende a scegliere strutture sintattiche con periodi  più costruiti e ricchi di dati espressivi, con pause brevi  all'interno, quasi a dare respiro momento per momento al tutto.

:smile:  Gran bell'argomento, Direttore!

Argia Parodia

Ho dato un voto, ma ribadisco che ne darei due (e anche tre se venisse considerato il mio suggerimento).  :smile:

sempresveva

E' vero,un grande bell'argomento che richiede un particolare interesse.
Sincerità x sincerità ,non raramente mi sorgono dubbi in proposito,quindi ben vengano chiarimenti per arginare le mie lacune. :embarassed:

Giuseppe

Veramente, io mi riferivo alla funzione e non all'uso. Riguardo a quest'ultimo ovviamente concordo: se ne può fare un utilizzo creativo e la punteggiatura diviene comunicazione, parte del testo.
Lessi anche io "Il male oscuro" di Berto ed allora - come oggi - quel libro non mi piacque. Fu pluripremiato, ma lo trovai eccessivo e deficitario al tempo stesso (non mi dilungo). Forse mi aspettavo troppo. Ma credo che quell'esperimento di scrittura nacque in un clima (gli anni della contestazione studentesca, il Gruppo 63 prima, ecc.) che enfatizzava la rottura degli schemi, spesso a discapito della qualità.
Va be', termino qui la parentesi letteraria.
Votate, votate, votate.  :laugh: e grazie per aver risposto.

Argia Parodia

#5
Ho qualche riserva nel distinguere la funzione dall'uso (forse perchè mi vengono in mente le sei funzioni specifiche della lingua che sono strettamente connesse all'uso della medesima nelle varie situazioni comunicative).
Comunque sia, trovo molto importante questo aspetto della scrittura ed ho trovato questa citazione nel sito dell'Accademia della Crusca

"Sul valore di una punteggiatura ben scelta si può concludere citando G. Leopardi, che scriveva nel 1820 a Pietro Giordani:

"Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura"."

Grande Giacomo!  ("il lettore che si sfiata a ogni pagina" :laugh:)

Argia Parodia

Mi è venuto in mente questo famoso aneddoto.

Per un punto Martin perse la cappa

Si racconta che Martino, priore di un convento, aveva scritto sulla porta d'ingresso una frase nella quale c'era un punto collocato fuori posto, che ne capovolgeva completamente il senso. La frase giusta doveva essere così:
"Porta patens esto. Nulli claudatur honesto" (La porta sia aperta. A nessuna persona dabbene sia chiusa).
Quella errata suonava invece in questo modo:
"Porta patens esto nulli. Claudatur honesto" (la porta non sia aperta a nessuno. Sia chiusa alle persone dabbene).
Per l'errore commesso, Martino perse la cappa, cioè il priorato.
:'(


Giuseppe

Bello l'aneddoto di Martino. Soprattutto istruttivo. Però, ho qualche azzardata riserva su una delle frasi di Leopardi: "...vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo". Se ha scritto così, ha separato il soggetto dal verbo, commettendo un errore (mo' Calliope mi fulmina). Questo dubbio credo possa essere utile a distinguere funzione da uso: la funzione della virgola è quella di separare frasi a se stanti o incisi; l'uso potrebbe essere quello di creare una pausa forzata, forse per interporre un piccolo ostacolo alla lettura, in modo da favorire la riflessione.
Io ho sempre inteso la punteggiatura come un elemento complementare alla logica, come la sua interfaccia grafica. Sarebbe curioso, però, trovare brani con un uso creativo della punteggiatura. Mmmm... se avrò tempo, cercherò qualcosa. Forse le poesie di Palazzaeschi, ma non ne sono sicuro.
Oppure - e la cosa sarebbe più intrigante - si potrebbe tentare di scrivere qualcosa noi, del tipo:... ... ? no... forse, no: mi sa che - oddio, però... - sì! sì! si potrebbe tentare, con un pizzico di spudoratezza (prima che mi si prenda per folle, chiarisco che, con le precedenti elucubrazioni, mi sono proposto un piccolo esempio, probabilmente mal riuscito).

Argia Parodia

Monsieur le Directeur, concordo con lei circa l'uso logico della punteggiatura: infatti, nella scelta obbligata di votare una sola opzione del sondaggio, ho indicato la funzione sintattica, dando come conseguente quella espressiva.
Mi spiego anch'io con un capolavoro metatestuale :sleep: e zeppo di punteggiatura, guardi:


Indubbiamente, la punteggiatura struttura il testo indicando i rapporti logici dei sintagmi sintattici: permette di cogliere la gerarchia degli enunciati (proposizione principale e dipendenti); di comprendere i rapporti causali o finali tra enunciati (come accade nell'uso dei due punti);  di cogliere il significato metatestuale di un enunciato attraverso l'uso dell'inciso - vale a dire, una spiegazione aggiuntiva che appartiene ad  un altro piano logico e quindi opportunamente indicata dalle parentesi o dalle lineette – e, infine, permette di modulare il discorso per esprimere vissuti emotivi e scelte stilistiche particolari.
Chissà se sono riuscita a spiegarmi correttamente... speriamo bene!



p.s. credo che, per quanto riguarda l'uso dell'interpunzione dobbiamo anche tener presenti i cambiamenti di stile e di uso di epoca in epoca, un po' come per l'ortografia che spesso oscilla nelle sue regole.
Anni fa, leggendo impervie pagine della Deledda, rimanevo scioccata dalla presenza di termini come
"roccie", "spiaggie", pioggie"  ecc. Pensavo ad errori tipografici, invece dovetti arrendermi all'evidenza che, evidentemente, all'epoca, si scriveva così.
Come "oglio" invece di "olio", tipico di tempi ancora più remoti.   Eccetera.

La lingua è materia viva, che si adegua ai tempi e agli usi.
E così anche la punteggiatura segue i corsi e i ricorsi della Storia  :smile:

Giuseppe

#9
Gentilissima quanto paziente Argia, la sua speranza è vana...  :laugh: ...nel senso che lei si era spiegata benissimo. Semmai, sono stato io ad indurla a credere che non avessi capito le sue affermazioni (a meno che lei non abbia una recondita quanto radicata disistima verso le mie sinapsi indebolite  :laughing:).
Avevo tratto spunto dal Leopardi - ma davvero ha messo quella virgola? sa che non riesco a farla convivere (la virgola) con le mie turbe mentali? - solo per chiarire il mio pensiero: poiché il mio personale spettro cromatico si compone di bianco e di nero, mi è difficile non distinguere nettamente fra uso e funzione. Ad ogni modo, direi di lasciar perdere questa disquisizione, sia per non farle perdere tempo, sia per non arricchire ulteriormente il mio psicoterapeuta con sensi di colpa di origine logico-lessicale.
Non so se il testo in corsivo è suo. Di certo, lo trovo perfetto, assolutamente perfetto e devo confessare che il mio feticismo linguistico (anche se detta così suona come sollecito all'arrivo della buoncostume) s'inebria con certe letture.
Concordo con lei sull'evoluzione del linguaggio e della comunicazione, sebbene ritenga che una sana dose di resistenza al cambiamento sia necessaria per evitare che dilaghino i fans del "ma però", dell' "a me mi", ecc.

Passando a cose più pratiche, proporrei di buttar giù un mini vademecum sull'uso della punteggiatura. Ovviamente a tempo perso - molto, ma molto perso - e con la collaborazione di tutti i lettori di questo forum.
Inizio deponendo lo scheletrino della mia idea. Poi, ognuno, se ha voglia di farlo, potrà aggiungere liberamente tutto ciò che ritiene opportuno per completare le definizioni, oppure per correggerle parzialmente o radicalmente.


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Piccolo vademecum sull'uso della punteggiatura.

Virgola: la virgola serve a separare parti di un discorso, concettualmente vicine o simili.

Punto e virgola: sempre nell'ambito di un medesimo discorso, il "punto e virgola" serve a separare frasi, cioè parti a se stanti. Per individuarne la necessità, basta far caso al soggetto: quando questo cambia, va inserito il "punto e virgola".

Punto: separa nettamente due blocchi logici. Ogni frase separata dal contesto con un punto dovrebbe essere indipendente dalle altre. Spesso viene usato in forma espressiva, cioè per rimarcare un concetto.

Due punti: servono a spiegare un concetto e, di solito, non dovrebbero essercene due nell'ambito dello stesso periodo.

Punto esclamativo: segno di intonazione che serve a sottolineare la sorpresa, il dolore, la minaccia.
Punto interrogativo: segno di intonazione che serve a rendere la frase interrogativa.
* Entrambi non sempre richiedono dopo di sé la maiuscola.

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Approfondimenti

Uso della virgola prima della congiunzione "e": http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=6234&ctg_id=93

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Ora saluto lei, Poison e gli altri lettori, perché devo andare a distribuire qualche calcio ai ragazzi che non smettono di suonare al mio portone in cerca di dolcetti.

Argia Parodia

Sì. Il corsivo è mio e ho dovuto prestare attenzione all'esuberanza di virgole che mi venivano fuori usando un sano    ";" ,purtroppo in via di estinzione.
Leopardi... ho copiato la citazione paro paro, magari era errata, non so.
Comunque, sono d'accordo nel non esagerare su certe questioni di lana caprina per le quali rischiamo il tracollo neuronale e l'antipatia dei lettori :D, anche se concordo su certe scelte di rigore inderogabili.
La virgola, ad esempio.
Sembra cosa da niente e invece regge impalcature sintattiche non da poco, a patto di non esagerare. E poi, l'annosa questione se la si possa usare prima della congiunzione "e": in tempi passati era considerato un peccato mortale, poi si è visto un uso disinvolto da parte di molti scrittori e allora prendiamo atto che si può.
Ci conforta, ancora una volta, il parere degli esperti

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=6234&ctg_id=93

Poi, lasciamo libero l'artista che c'è in noi e via con le virgole! :laugh:

Argia Parodia

Ho trovato delle esercitazioni da fare, ovvero dei brani d'autore senza punteggiatura.

Per correttezza io non posso partecipare perchè ho anche la versione completa (e non svelo titolo e autore del brano altrimenti... >:D)

***

noi della loro storia non avevamo mai immaginato nulla per anni la mamma ci sembrò solo bella e gaia papà era secondo noi più interessante lei certo diventò più allegra quando noi fummo cresciute anche se lo era sempre al suo modo improvviso rapido la gioia della mamma nell'accoglierci quando tornavamo da scuola il suo correre incontro a papà che rincasava noi lo giudicavamo ingenuo mentre papà che vedevamo ora più grave quasi taciturno rispetto al tempo di Ponte Stura era considerato da noi più profondo della mamma questo fu nella nostra fanciullezza dopo il nostro giudizio fu rovesciato papà ci sembrò troppo semplice incominciammo a intravvedere una gravità nei silenzi della mamma ad avvertire qualcosa di intenso di misterioso nella sua bellezza fin che la nostra stessa giovinezza ci rese ottuse indifferenti a quello che "loro" potevano essere o non essere accettammo con naturalezza quasi con noncuranza che essi fossero buoni con una specie di compatimento che fossero felici quando papà si ammalò non ci rendemmo conto che la mamma era ancora quasi giovane sapevamo soltanto che lui era vecchio ma quando lei è morta abbiamo avvertito quella perdita con una lucidità crudele come un'operazione chirurgica subita senza anestesia

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Cosa mette in palio il Signor Direttore per i più volenterosi? :smile:

sempresveva

Però il voto in privato mi raccomando. :embarassed:Domani lo faccio

Argia Parodia

Sì, bisogna mettere la punteggiatura e i paragrafi. E solo un piccolo esercizio, tanto per mettere in pratica la teoria.
Poi faremo il confronto con l'originale e ognuno si voterà da sè :smile:

sempresveva

noi della loro storia non avevamo mai immaginato nulla, per anni ,la mamma ci sembrò solo bella e gaia, papà era secondo noi più interessante. Lei certo diventò più allegra quando noi fummo cresciute, anche se lo era sempre al suo modo improvviso rapido la gioia della mamma nell'accoglierci ,quando tornavamo da scuola. Il suo correre incontro a papà che rincasava noi lo giudicavamo ingenuo ,mentre papà che vedevamo ora più grave quasi taciturno rispetto al tempo di Ponte Stura, era considerato da noi più profondo della mamma .Questo fu nella nostra fanciullezza, dopo, il nostro giudizio fu rovesciato, papà ci sembrò troppo semplice. Incominciammo a intravvedere una gravità nei silenzi della mamma, ad avvertire qualcosa di intenso di misterioso nella sua bellezza fin che la nostra stessa giovinezza, ci rese ottuse indifferenti a quello che "loro" potevano essere o non essere. Accettammo con naturalezza quasi con noncuranza che essi fossero buoni ,con una specie di compatimento che fossero felici .Quando papà si ammalò, non ci rendemmo conto che la mamma era ancora quasi giovane ,sapevamo soltanto che lui era vecchio ma quando lei è morta ,abbiamo avvertito quella perdita con una lucidità crudele come un'operazione chirurgica subita senza anestesia .

***

Argia,comincia a prendere il pennarello rosso e uccidi le mie lacune.....
senza farmi troppo soffrire!!!! :'(  :(