Forum di Poesia AltraMusa - Dialogando
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Autore Discussione: William Shakespeare  (Letto 1554 volte)
Cristina
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« inserito:: 26 Marzo 2009, ore 23:09:57 »




William Shakespeare nacque nell'aprile del 1564 (fu battezzato il 26, ma per tradizione la nascita si celebra il 23, giorno di San Giorgio patrono della nazione) a Stradford-upon-Avon, grosso centro del Warwickshire, a nord-ovest di Londra.

Nacque, terzo di otto figli, da una famiglia agiata: il padre, John, era un commerciante appartenente alla corporazione dei pellai e guantai ed arriv� ad essere eletto baglivo (sindaco) di Stradford, anche se durante la fanciullezza di William sub� una serie di rovesci economici; la madre, Mary Arden, discendeva da un'antica famiglia di possidenti. Il giovane William studiò probabilmente alla Grammar School di Stradford, ma poco sappiamo dei suoi primi anni di vita se non che a diciotto anni, nel novembre del 1582, sposò Anne Hathaway, di anni ventisei, e che probabilmente il matrimonio fu "un ripiego con cui egli ripartì un atto di irriflessione giovanile" (Praz).

Sei mesi più tardi nacque la figlia Susanna a cui seguirono nel 1585 due gemelli, Hamnet e Judith. Con una moglie e tre figli da mantenere, oltre a fratelli e sorelle più giovani a cui provvedere, e un padre in cattive condizioni economiche, Shakespeare si trasferì a Londra in cerca di fortuna. I primi anni trascorsi nella capitale sono quelli in assoluto più misteriosi per quel che riguarda la biografia dell'autore, ma probabilmente egli lavorò come attore in diverse compagnie teatrali.

Amleto

Alcuni dicono che ogni qualvolta s’approssima la stagione
in cui si celebra la nascita del Nostro Salvatore, l’uccello
dell’alba canta tutta la notte e allora, dicono, nessuno spirito
può muoversi attorno, le notti sono salubri, allora nessun
pianeta assidera, nessuna fata incanta, né alcuna strega a
potere d’affatturare, così quel tempo é Santo e pieno di grazia…



Romeo e Giulietta

Se io profano con la mia mano indegna, questo santo tesoro è un peccato gentile e le mie mani pentite e trepidanti sono pronte a riparare all’offesa dolcemente così…

Sonetti

Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato
L’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l’arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore


La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata,
 non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale,
sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata…


Ma la tua eterna estate non potrà mai svanire
Né perdere il possesso delle tue bellezze,
Né la Morte vantarsi di averti nell’ombra sua,
Poiché tu crescerai nel tempo in versi eterni.
Sin che respireranno uomini, e occhi vedranno
Di altrettanto vivranno queste rime, se a te daranno vita.

 (W. Shakespeare, da Sonetto 18)



Con la tua immagine e con il tuo amore,
benchè assente, mi sei ogni ora presente.
Perchè non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri;
ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te






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cris
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« Risposta #1 inserito:: 28 Marzo 2009, ore 17:00:23 »

Sonetto

Come può alla mia Musa mancare un progetto creativo
finchè respiri e infondi nei miei versi
il tuo dolce argomento,di tale eccellenza
che non merita d'esser trattato in un foglio volgare?
Oh ringrazia te stesso se ti accade
di vedere qualcosa di mio che ne valga la pena:
chi sarà tanto ottuso da non saperti scrivere
quando sei proprio tu a dar luce all'invenzione?
Sii tu la decima Musa,più degna dieci volte delle antiche
nove Muse invocate da tanti rimatori:
e chi si ispira a te,consenti che possa creare
misure eterne,che vivono al di là di ogni scadenza.
Se la  mia fragile Musa potrà piacere a quei giorni esigenti,
la fatica sia mia,ma tutta tua la lode che ne viene.

***
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« Risposta #2 inserito:: 28 Marzo 2009, ore 17:19:58 »

Sonetto

La mia Musa trattiene la lingua,si tiene in disparte,
mentre i trattati in tua lode,così vistosamente elaborati,
affastellano i loro caratteri a penna dorata
e preziosi fraseggi,torniti da tutte le Muse.
Io penso buoni pensieri,e gli altri invece scrivono
belle parole.Da illetterato chierico rispondo
sempre e soltanto "Amen" agli inni che spiriti eletti
producono in forme squisite di penna elegante.
Se ti sento lodare dico "E vero,è davvero così"
e aggiungo qualcos'altro alla lode maggiore.
Ma solo nel pensiero,dove il mio amore per te
occupa il primo posto,e solo poi verranno le parole.
Dunque rispetta gli altri per le parole che emettono,
e me per i muti pensieri,che parlano davvero.
°°°
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Argia Parodia
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« Risposta #3 inserito:: 26 Agosto 2009, ore 09:10:56 »

Un altissimo esperimento di magia paranormale, metempsicotica, medianica, di tutto di più Roll Eyes
L'autore, trapassato al mondo dei più da un bel po', che parla e legge il suo sonetto n. 30.

Vedere per credere  laugh




When to the sessions of sweet silent thought
I summon up remembrance of thing past,
I sigh the lack of many a thing I sought,
And with old woes new wail my dear time’s waste:

Then can I drown an eye (unu’d to flow)
For precious friends hid in death’s dateless night,
And weep afresh love’s long-since cancell’d woe,
And moan th’expence of many a vanish’d sight.

Then can I grieve at grievance foregone,
And heavily from woe to woe tell o’er
The sad account of fore-bemoaned moan
Which I new pay, as if not paid before.

But if the wile I think on thee (dear friend)
All losses are restor’d, and sorrows end.



****

Quando alle mute assise dei pensieri
io convoco le cose del passato
ah, quante non sono più, che sospirai,
e a quelle aggiungo il mio tempo sprecato.

Allora l’occhio mio, non uso a piangere,
s’inonda per i cari amici morti,
e una pena d’amore mai sopita
e tanti volti persi, ormai dissolti.

Allora mi rattristo ai vecchi affanni,
e di nuovo rifò, di doglia in doglia,
il triste conto dei sofferti pianti,
che pago ancora, come ancora aperto.

Ma basta, amico mio, che pensi a te,
e perdita, tristezza, più non c’è.




 Sorriso dolce
 
 


« Ultima modifica: 26 Agosto 2009, ore 09:24:53 da Argia Parodia » Registrato
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« Risposta #4 inserito:: 26 Agosto 2009, ore 14:18:47 »

Proprio ieri ho guardato il film "Il mercante di Venezia", beh non è proprio come leggere l'opera però...




Il monologo di Shylock nella commedia di Shakespeare "Il mercante di venezia". Al Pacino in una delle sue migliori interpretazioni, doppiata in Italia da Giancarlo Giannini.
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Patrizia
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