DETERMINAZIONE  DELLE  ALIQUOTE  (art. 6, commi 1 e 2 del D.Lgs. 504/92)

Imposta comunale immobili in dettaglio

Termine della deliberazione - L'art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 504/92 dispone che "l'aliquota è stabilita dal comune, con deliberazione da adottare entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetto per l'anno successivo. Se la delibera non è adottata entro tale termine, si applica l'aliquota del 4 per mille".
Tale termine è stato sovente oggetto di proroga da parte del legislatore.

Sul tema, il comma 169 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) recita: "Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1° gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno".

Nel caso in questione sarebbe opportuno rivolgersi al Comune o attendere una precisazione ufficiale.


Tipologia delle aliquote - Il successivo comma 2, art. 6 del Dlgs 504/92 consente ai comuni di deliberare un'aliquota, non inferiore al 4 per mille né superiore al 7 per mille, che può essere diversificata entro tale limite con riferimento:
- agli immobili diversi dalle abitazioni;
- agli immobili posseduti in aggiunta all'abitazione principale;
- agli alloggi non locati;
- alle diverse tipologie degli enti senza scopi di lucro.

Ma, per effetto dell'ampio potere di cui godono, i comuni possono altresì deliberare:
  • un'aliquota in misura ridotta per gli immobili posseduti da fondi comuni di investimento immobiliare chiusi;
  • un'aliquota ridotta, comunque non inferiore al 4 per mille, a favore delle persone fisiche e dei soci di cooperative a proprietà indivisa, residenti nel comune, per l'unità immobiliare direttamente adobita ad abitazione principale;
  • un'aliquota minima, per un periodo non superiore a tre anni, relativamente ai fabbricati realizzati per la vendita e non venduti dalle imprese che hanno per oggetto esclusivo o prevalente l'attività di costruzione e alienazione;
  • un'aliquota inferiore al 4 per mille, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio, per i proprietari che concedono in locazione a titolo di abitazione principale fabbricati alle condizioni definite negli accordi contrattuali;
  • un'aliquota massima del 9 per mille per gli immobili, siti in comuni ad alta tensione abitativa, che non risultino locati con contratti registrati da almeno due anni;
  • aliquote inferiori al 4 per mille (per un periodo non superiore a tre anni a decorrere dall'inizio dei lavori) per gli immobili inagibili o inabitabili o per gli immobili di interesse storico, localizzati nei centri storici sui quali vengono eseguiti interventi di recupero, ovvero volti alla realizzazione di autorimesse o posti auto.
Dal 1° gennaio 2001 alle pertinenze deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell'abitazione principale, indipendentemente dal fatto che il comune abbia o meno deliberato l'estensione della riduzione dell'aliquota anche alle pertinenze (circolare ministeriale n. 3/FL del 7 marzo 2001).
Tutto ciò comporta che per conoscere l'aliquota o le aliquote deliberate (ed a quali fattispecie possano essere applicate), il contribuente deve consultare via Internet il sito www.anci-cnc.it o, meglio, il comune dove è situato l'immobile.

Tavola 2

VARIE TIPOLOGIE DI ALIQUOTE

Tipo
di aliquota
Misura Fattispecie Riferimenti
normativi
Ordinaria4-7 per mille GeneraleArt. 6, comma 2,
D.Lgs. n. 504/92
Diversificata
rispetto
all'ordinaria
4-7 per mille Immobili diversi dalle abitazioni
(A/10-B-C-D)
Art. 6, comma 2,
D.Lgs. 504/92
Diversificata
rispetto
all'ordinaria
4-7 per milleImmobili posseduti in aggiunta
all'abitazione principale
Art. 6, comma 2,
D.Lgs. 504/92
Diversificata
rispetto
all'ordinaria
4-7 per milleAlloggi non locatiArt. 6, comma 2,
D.Lgs. 504/92
RidottaInferiore
all'ordinaria
Abitazione principale del proprietario
o del conduttore
Art. 4, comma 1,
D.L. n. 437/96
convertito dalla
legge n. 556/96
RidottaInferiore
all'ordinaria
Pertinenze dell'abitazione principaleArt. 18, comma 2,
legge n. 388/2000
RidottaInferiore
all'ordinaria
Immobili posseduti da fondi comuni
di investimento immobiliare chiusi
Art. 15, comma 7,
legge n. 86/94
AgevolataInferiore
all'ordinaria
Per gli enti senza scopo di lucroArt. 6, comma 2,
D.Lgs. n. 504/92
Minima4 per milleFabbricati realizzati per la vendita e non venduti
dalle imprese che hanno per oggetto esclusivo
o prevalente la costruzione e alienazione
Art. 8, comma 1,
D.Lgs. n. 504/92
AgevolataAnche
inferiore
al 4 per mille
Immobili oggetto di interventi per:
- il recupero di immobili inagibili o inabitabili
situati nei centri storici;
- il recupero di immobili di interesse artistico;
- la realizzazione di autorimesse o posti auto
anche pertinenziali;
- l'utilizzo di sottotetti.
Aliquota applicabile per tre anni dall'inizio dei lavori
Art. 1, comma 4,
legge n. 449/97
AgevolataAnche inferiore
al 4 per mille
Immobili concessi in locazione
a titolo di abitazione principale
con contratti tipo
Art. 2, comma 4,
legge n. 431/98
In deroga
al limite
massimo
Fino al 9
per mille
Immobili siti in comuni ad alta tensione abitativa
e sfitti da almeno due anni
Art. 2, comma 4,
legge n. 431/98



Organo competente a deliberare

L'organo locale competente a deliberare le aliquote Ici - e, dal 2012, le aliquote Imu - è il Consiglio comunale. Infatti, l'articolo 1, comma 156, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (cioè la cosiddetta Finanziaria 2007) ha modificato l'articolo 6, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 ed ha attribuito al Consiglio comunale la competenza per la deliberazione delle aliquote Ici.
Originariamente, il già citato articolo 6 del decreto legislativo n. 504 del 1992 prevedeva espressamente che l'aliquota, allora in misura unica, fosse "stabilita con deliberazione della Giunta comunale". Successivamente l'articolo 3, comma 53, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 ha modificato la suddetta norma, attribuendo la competenza a deliberare le aliquote genericamente "al comune", senza una specifica indicazione sull'organo comunale competente ad assumere la necessaria delibera. Sul problema si è tempestivamente espresso il Ministero dell'Interno (circolare telegrafica n. 2/97 del 21 febbraio 1997) che attribuiva alla Giunta comunale la competenza a stabilire le aliquote Ici, con facoltà di sottoporre la proposta deliberativa in via finale al Consiglio comunale.
In sintonia con tale interpretazione, si era posta la Corte Costituzionale che, con sentenza n. 111 del 22 aprile 1997, aveva rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata con ordinanza n. 460 dell'11 gennaio 1996 dal TAR dell'Abruzzo, ritenendo che la determinazione dell'aliquota, entro limiti predeterminati, non poteva intendersi attività di istituzione e ordinamento dei tributi, riservata al Consiglio comunale, secondo l'articolo 32 della legge n. 142 del 1990, ma mera "operazione di completamento della scelta del legislatore".
Nel senso opposto si era espressa la giurisprudenza amministrativa, pronunciatasi ripetutamente in materia (ad esempio: Consiglio di Stato, sezione V, decisione del 30 aprile 1997, n. 424; TAR Toscana, sezione I, decisione del 24 novembre 1998, n. 679), ritenendo che il potere di fissare le aliquote si dovesse inquadrare nel più vasto potere "dell'ordinamento dei tributi", riservato all'organo rappresentativo dell'intero corpo elettorale, ossia al Consiglio comunale.
In seguito, la Corte di Cassazione, sezione V civile, con sentenza n. 7602 del 24 maggio 2002, ha deciso che l'organo competente a deliberare l'aliquota dell' Ici fino al 1996 fosse la Giunta comunale e non il Consiglio, così come sanciva esplicitamente la formulazione originaria dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 504 del 1992.
La parola finale sulle diverse interpretazioni emerse dopo la novella introdotta dal comma 53 dell'articolo 3 della legge n. 662 del 1996, venne posta dal legislatore che, con il decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000, meglio noto come Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, nel delineare le competenze dei Consigli, escluse esplicitamente dai loro compiti la determinazione delle aliquote delle imposte, individuando così - indirettamente - nella Giunta l'organo competente a fissare le aliquote (articolo 42, comma 2, lettera f). Difatti, il comma 2 dell'articolo 48 dello stesso decreto legislativo n. 267 del 2000 stabilì, tra l'altro, che la Giunta "compie tutti gli atti rientranti ai sensi dell'art. 107, commi 1 e 2, nelle funzioni degli organi di governo, che non siano riservati dalla legge al consiglio".
Ne conseguì che, dall'anno d'imposta 2001 alla entrata in vigore della Finanziaria 2007, le aliquote in materia di Ici furono adottate dalla Giunta comunale.

Deliberazione dei comuni dissestati - Per espressa previsione, i comuni dissestati, ovvero il consiglio comunale o il commissario ad acta, sono tenuti a deliberare le aliquote nella misura massima consentita.
La deribela non è revocabile ed ha efficacia per cinque anni, che decorrono da quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato (art. 251, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000, meglio noto come Testo unico degli enti locali).
Al riguardo, la disposizione dell'art. 1, comma 157, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in forza della quale gli enti locali dissestati che, per due esercizi finanziari consecutivi, presentino consuntivi in attivo della gestione riequilibrata, sono esentati dall'applicazione obbligatoria degli aumento delle aliquote massime d'imposta.