LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
L'atto impositivo non impugnato nei termini diviene definitivo anche se illegittimo

Quesito inviato da Fabio in data 07 settembre 2003.
In data 23.10.2000 il comune mi notificava un avviso di liquidazione per l'I.C.I. riferita al 1993, in merito ad un immobile di mia proprietà. L'atto era stato emesso in quanto la rendita catastale, calcolata sulla base dei dati comunicati al comune dall'U.T.E. (estimi catastali D.M. 27.09.1991), era superiore alla rendita presunta da me dichiarata. Nel 1995 l'U.T.E. mi notificava la rendita catastale definitiva accertata d'Ufficio. La rendita definitiva attribuita era pari a quella presunta da me dichiarata sin dal 1993 e quindi mai variata e soprattutto inferiore a quella indicatami dal comune nell'atto di liquidazione del 2000. Si precisa che il funzionario responsabile dell'ufficio tributi mi riferiva che l'avviso riguardava unicamente l'importo dell'imposta versata nel 1993, in quanto dal 1994 in poi gli importi da me versati erano corretti.(Importi versati usando come base di calcolo la stessa rendita catastale da me dichiarata nel 1993 e confermata quale rendita definitiva attribuita dall'U.T.E. nel 1995). Tanto premesso, considerando inoltre che anche se gli estimi catastali del 1993 fossero stati maggiori di quelli stabiliti con il D.Lgs. del 28.12.1993 ed entrati in vigore dal 01.01.1994 si trattava pur sempre di una rendita presunta, chiedo se l'atto di cui all'oggetto, emesso dal comune nel 2000, è corretto. Nel caso l'atto fosse illegittimo, posso chiedere il rimborso di quanto indebitamente versato ed in caso affermativo sulla base di quali articoli di legge, circolari e altro?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 settembre 2003.
Nel caso prospettato, poiché l'atto impositivo è stato emesso dal Comune dopo la data di inserimento in atti della rettifica della rendita effettuata dall'Ufficio del territorio, ovvero dopo il 1995, l'atto stesso è da considerare illegittimo. Tuttavia, non avendo il contribuente impugnato l'avviso di liquidazione per l'Ici 1993 entro i termini di legge, il provvedimento, anche se illegittimo, è divenuto definitivo.
In tal caso, il contribuente può soltanto presentare un'istanza di autotutela all'Ufficio che ha emanato l'atto, facendo rilevare l'errore commesso, in quanto non ha mezzi di tutela e non può più richiedere l'intervento del giudice tributario per ottenere il rimborso.
Comunque, l'amministrazione pubblica dovrebbe sempre riconoscere eventuali vizi ed errori contenuti negli atti emessi e, nello stesso tempo, dovrebbe provvedere al rimborso del tributo che risulti versato e non dovuto, anche in presenza di atti divenuti definitivi.



La soggettività passiva di imposta spetta unicamente al coniuge superstite

Quesito inviato da Pierotomaso in data 08 settembre 2003.
Nel 1998 ho ereditato da mio padre un immobile in cui non risiedo. Nella dichiarazione Ici l'ho dichiarato di mia proprietà, avendo mia madre rinunciato alla sua quota. Mia madre continua, però, ad abitare nell'immobile (diritto di abitazione per il coniuge superstite) ed ha pagato in questi anni l'Ici, usufruendo delle detrazioni per abitazione principale. Ora il comune mi chiede il pagamento dell'Ici per gli anni pregressi, più relative sanzioni per omesso pagamento. Come posso fare?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 settembre 2003.
Per esplicita previsione del secondo comma dell'art. 540 del Codice civile, la soggettività passiva di imposta spetta unicamente al coniuge superstite (a nulla rilevando la rinuncia all'eredità), sempre che questi continui ad abitare nella casa familiare.
Contro l'illegittimo e infondato atto impositivo del Comune, può chiedere il suo annullamento in via di autotutela e presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale competente, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla data di notifica dell'avviso di accertamento.



Il comune potrebbe emettere avvisi di accertamento d'ufficio per anno 1997 e successivi

Quesito inviato da Renzo in data 08 settembre 2003.
Posseggo un immobile per il quale nel 1995, a seguito di lavori di ristrutturazione, ho chiesto un riaccatastamento d'ufficio. Ad oggi nessun accertamento è stato fatto e quindi nessuna variazione. Nel frattempo ho pagato l' Ici sulla base di calcoli effettuati dal mio commercialista.
Vorrei sapere, se oggi mi arrivasse l'accertamento e scoprissi di aver pagato di meno, per quali anni dal '95 ad oggi dovrei pagare la differenza? Quali sono gli anni in prescrizione?
La prescrizione vale anche nel caso fossi io oggi a presentare nuovamente domanda di variazione di rendita catastale, o in questo caso dovrei pagare dal '95?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 settembre 2003.
Ai sensi del comma 16 dell'art. 31 della legge finanziaria n. 289 del 27 dicembre 2002, i termini per la liquidazione e l'accertamento dell'imposta comunale sugli immobili sono prorogati al 31 dicembre 2003, limitatamente alle annualità d'imposta 1998 e successive.
Nel suo caso, qualora sia stata omessa la presentazione della dichiarazione o denuncia Ici relativa alle modificazioni strutturali dell'immobile intervenute nel corso dell'anno 1995, il Comune impositore può emettere un avviso di accertamento d'ufficio per le annualità d'imposta 1997 e successive (art. 11, comma 2, del D.Lgs. n. 504/92).



Determinazione della categoria catastale

Quesito inviato da Luca in data 11 settembre 2003.
Nel settembre 2000, contestualmente ad una pratica di successione, il nostro tecnico di fiducia ha richiesto un accertamento delle categorie catastali che allora erano "presunte" e classificate come A/2.
Dopo aver pagato tutte le rate, il 17 giugno di quest'anno mi è pervenuta una cartella esattoriale di pagamento integrativo della successione in quanto il catasto si è pronunciato modificando le categorie da A/2 a A/8.
Ho sempre pagato l'ICI sulla base delle rendite presunte A/2. Ora abbiamo attivato un ricorso in quanto la categoria assegnataci non sembrerebbe corretta.
Ai fini ICI, la nuova categoria A/8 ha effetti retroattivi fino a quando? esistono dei principi oggettivi per la determinazione della categoria catastale?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 10 ottobre 2003.
La categoria catastale A/2 riguarda le abitazioni civili, mentre quella A/8 si riferisce alle abitazioni in ville. Ciò premesso, ai fini Ici, dal 1° gennaio 2000 le rendite attribuite o modificate esplicano efficacia, cioè acquistano rilevanza giuridica soltanto a decorrere dalla loro rituale notificazione (comma 1 dell'art. 74 della legge n. 342 del 21 novembre 2000). Ai sensi del comma 2 dell'art. 5 del D.Lgs. n. 504/92, la variazione della rendita opera solo dal 1° gennaio dell'anno di imposta successivo a quello della sua annotazione negli atti catastali.
Nel caso di specie, poiché è stato presentato ricorso avverso l'attribuzione del classamento dell'immobile, l'eventuale rettifica in sede giudiziaria non può che avere decorrenza dalla data di presentazione del ricorso. Questa interpretazione è del resto condivisa dalla giurisprudenza: si vedano Commissione tributaria provinciale di Matera, sezione III, sentenza n. 446/3/00 del 5 luglio 2000; Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione VI, sentenza n. 198 del 18 dicembre 2000.
Per quanto concerne l'ultima domanda, va ricordato che la materia è disciplinata dal decreto del Ministero delle Finanze n. 28 del 1998 e dal D.P.R. n. 138 del 1998.



Percentuale degli interessi moratori

Quesito inviato da Marisella in data 23 settembre 2003.
Vorrei sapere qual è la percentuale di interessi, che si applica sui provvedimenti di accertamento o di liquidazione I.C.I. e sulla base di quale normativa.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 10 ottobre 2003.
Secondo la disciplina generale dell'Ici, sulle somme dovute per imposta si rendono applicabili gli interessi moratori previsti nella misura del 7% per ogni semestre compiuto. Dal 1° luglio 1998, in base all'art. 17 della legge n. 146/98 la misura degli interessi è passata dal 7% al 2,5% per ogni semestre compiuto (si veda circolare ministeriale n. 296/E del 31 dicembre 1998). A decorrere dal 1° luglio 2003 la misura degli interessi di mora è stata ridotta dal 2,5% all'1,375% con decreto del ministero dell'Economia e delle finanze del 27 giugno 2003, pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" n. 149 del 30 giugno 2003.