LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Per i militari di carriera non esiste deroga al requisito della "dimora abituale"

Quesito inviato da Sergio in data 26 agosto 2003.
Esiste una normativa di legge che consenta ai militari di carriera o assimilabili (Forze di polizia, Polizia penitenziaria, ecc.) di non perdere il diritto alle agevolazioni ICI previste per l'abitazione principale quando, a causa di ragioni di servizio, sono trasferiti in una sede diversa da quella dove sorge la costruzione?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 06 settembre 2003.
Ai fini dell'Ici, la "dimora abituale" (che può anche non coincidere con la "residenza anagrafica") costituisce un requisito essenziale per poter fruire delle agevolazioni previste per l'abitazione principale (art. 8, comma 2, del D.Lgs. n. 504/92).
Per i militari di carriera o assimilabili, la disciplina Ici non contiene alcuna deroga al requisito della "dimora abituale". Pertanto, la risposta non può che essere negativa.



Il Comune condannato in giudizio non provvede al rimborso

Quesito inviato da Paolo in data 28 agosto 2003.
Grazie ai vostri consigli, ho presentato ricorso contro il comune alla Commissione tributaria provinciale la quale, accogliendo il ricorso, condanna il comune stesso al rimborso di 200,00 euro.
A distanza di 11 mesi, però, non ho ricevuto ancora un centesimo. Che consigli mi date?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 06 settembre 2003.
Nel rallegrarci per il felice esito del suo ricorso, facciamo rilevare che, dopo la scadenza del termine entro il quale dovevano essere adempiuti da parte dell'ufficio gli obblighi imposti da una sentenza divenuta definitiva (o, in mancanza del termine, dopo 30 giorni dalla messa in mora mediante ufficiale giudiziario), il contribuente può presentare un ricorso alla segreteria della Commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza, per chiedere che venga data esecuzione alla sentenza stessa.
La Commissione tributaria, se lo ritiene opportuno, può delegare un proprio componente o nominare un Commissario speciale (Commissario "ad acta") perché provveda direttamente all'esecuzione (art. 70 del D.Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992).



Notifica dell'avviso di accertamento a cittadino italiano residente all'estero

Quesito inviato da Robi in data 29 agosto 2003.
Quale forma di notificazione deve essere effettuata a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica, per un avviso di accertamento ICI, sapendo che risiede in uno dei paesi dell'UE (indirizzo conosciuto) e conoscendo la sua abitazione estiva locale?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 06 settembre 2003.
Nei casi in cui destinatario dell'avviso di accertamento sia un soggetto non residente nel territorio dello Stato, l'ufficio che ha emesso l'atto stesso deve darne comunicazione al destinatario medesimo all'indirizzo del paese estero di residenza, con avviso da inoltrare per posta.
Resta fermo che tale comunicazione ha soltanto finalità informativa ed è, quindi, assolutamente priva degli effetti legali di cui all'art. 60 del DPR n. 600/1973, secondo il quale gli atti tributari, se non consegnati in mani proprie dell'interessato, devono essere notificati nel domicilio fiscale dello stesso, ed è esclusa l'applicabilità degli artt. 142 e 143 del c.p.c., riguardanti la notifica a persona residente all'estero, o di residenza, dimora o domicilio sconosciuti (cfr. art. 60, comma 1, lettera f).
In proposito, si ricorda che i criteri per l'individuazione del domicilio fiscale del contribuente sono contenuti nell'art. 58 del citato DPR n. 600/1973, per il quale ogni soggetto passivo di imposta si intende domiciliato in un comune dello Stato che, per le persone fisiche non residenti in Italia, coincide con il comune in cui è stato prodotto il reddito o nel cui territorio è ubicato l'immobile oggetto di imposta.
Ne consegue, dunque, che la notifica degli atti tributari a soggetti residenti all'estero deve essere sempre effettuata all'interno dei confini nazionali e che, nei loro confronti, lo svolgimento degli adempimenti di cui all'art. 60, comma 1, lettera e), del DPR n. 600/1973 garantisce pienamente, sotto il profilo giuridico, il perfezionamento della notifica.



Anche in caso di ravvedimento versamenti distinti per ciascun contitolare

Quesito inviato da Silvia in data 29 agosto 2003.
Ho versato, per un ravvedimento operoso riguardante un terreno di cui siamo cointestatari in 4, facendo un unico bollettino a mio nome. Il comune dice che ho sbagliato perchè dovevo fare 4 bollettini.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 06 settembre 2003.
In presenza di contitolarità del diritto reale di godimento, l'imposta deve essere versata distintamente da ciascun contitolare. La stessa disposizione vale pure per il ravvedimento. Tuttavia, con apposita norma regolamentare, i comuni possono considerare regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri (art. 59, comma 1, lettera i, del D.Lgs. n. 446/97; si veda anche risoluzione ministeriale n. 95/E del 30 luglio 1998). Nel caso prospettato, evidentemente il Comune non ha adottato la predetta norma.



La maggiorazione del 20% non si rende applicabile dal 1° gennaio 2000

Quesito inviato da Lella in data 05 settembre 2003.
La maggiorazione del 20%, se la differenza tra rendita presunta e definitiva è superiore al 30 %, si può ancora applicare?
Potete darmi dei riferimenti?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 08 settembre 2003.
Nella circolare ministeriale n. 23/E dell'11 febbraio 2000, viene precisato che la maggiorazione del 20% prevista dal terzo periodo del comma 1 dell'art. 11 del D.Lgs. n. 504/92, nonostante la denominazione, assume natura sanzionatoria in base al tenore della norma della legge finanziaria 2000. Di conseguenza, poiché la disposizione dell'art. 74 della legge n. 342 del 21 novembre 2000 stabilisce innovativamente che fino alla data in cui il contribuente ha avuto effettiva conoscenza della rendita non possono essere computati né interessi né sanzioni, la predetta maggiorazione del 20% non si rende di fatto applicabile dal 1° gennaio 2000.