LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Divorzio: l'Ici spetta in eguale misura ai coniugi comproprietari

Quesito inviato da Rita Buscema in data 04 luglio 2003.
Sono comproprietaria al 50% di un immobile (la casa in cui abito) assieme al mio ex marito. L'immobile è stato asseganto a me in quanto ci vivo con i figli che sono stati affidati a me. Il mio ex marito mi dice che lui non pagherà il 50 % della sua quota in quanto non usufruisce dell'alloggio e che quindi devo pagare io l'intera quota. E' giusto che sia così?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 luglio 2003.
Il ministero delle Finanze ha espressamente affermato che è assimilabile al dirito reale di abitazione, spettante al coniuge superstite ai sensi dell'art. 540 del Codice civile, quello che compete "al coniuge divorziato, separando o separato consensualmente o giudizialmente sulla casa ex residenza coniugale assegnata con provvedimento del Tribunale" (circolare 118/E del 7 giugno 2000 e decreto 11 aprile 2001).
Alla luce di questa tesi ministeriale spetta a lei versare l'imposta sull'intero valore dell'immobile. Tuttavia, va rilevato che la tesi ministeriale non risulta convincente, principalmente perché l'assegnazione della casa familiare rappresenterebbe, secondo il costante e consolidato orientamento giurisprudenziale, un atto di attribuzione di diritto personale di credito e non di diritto reale di godimento (Commissione tributaria provinciale di Firenze, sezione IV, sentenza 154 del 14 dicembre 2001).
Sulla base di questo indirizzo giurisprudenziale, la soggettività passiva dell'Ici continuerà, nel caso di immobile in comproprietà, ad essere assunta da entrambi i coniugi, rimanendo ininfluente la circostanza che il giudice della separazione abbia assegnato la casa ad uno di essi. Se il Comune dovesse propendere per la tesi ministeriale, a lei non resterebbe che presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale competente.



Non spetta il diritto al rimborso per decadenza dei termini

Quesito inviato da Massimo in data 08 luglio 2003.
Voglio semplicemente sapere se l' Ici versata in più per gli anni 1995, '96 e '97 può essere oggetto di rimborso o sono decaduti i termini.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 luglio 2003.
Il comma 1 dell'art. 13 del decreto Ici dispone, tra l'altro, che "Il contribuente può chiedere al comune al quale è stata versata l'imposta il rimborso delle somme versate e non dovute, entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione".
Il termine di tre anni, riferibile ai contribuenti, è stato ritenuto perentorio dalla giurisprudenza tributaria di merito (vedasi Commissione tributaria provinciale di Milano, sezione XL, sentenza n. 100 del 13 marzo 1998). Pertanto, gli anni 1995, '96 e '97 sono da considerare decaduti.



Detrazione per le unità immobiliari concesse in uso gratuito

Quesito inviato da Graziella in data 4 luglio 2003
Mio padre è usufruttuario di tre appartamenti di cui uno è la sua abitazione principale, l'altro è dato in uso gratuito a mio fratello per il quale è abitazione principale, il terzo è dato in uso gratuito a me che vi dimoro abitualmente fino al venerdì, rientrando ove ho la residenza (casa di proprietà di mio marito) il fine settimana. L'ICI viene pagata tutta da mio padre. E' possibile fruire dell'aliquota agevolata e deduzione abitazione principale per tutti e tre gli appartamenti? In caso affermativo come posso recuperare l'ICI versata in eccesso tutti gli anni precedenti? Il regolamento comunale prevede l'uso gratuito ai figli per abitazione principale. Gli appartamenti hanno ciascuno una pertinenza. Il Comune prevede l'aliquota agevolata solo per una pertinenza. Nel caso gli altri due appartamenti possano scontare l'aliquota agevolata, posso aggiungere a ciascuno la propria pertinenza?

Risposta inviata dalla redazione di Dossier.Net in data 8 luglio 2003
Nel caso prospettato, avendo il Comune adottato nel proprio regolamento Ici la previsione di cui alla lettera e) del comma 1 dell'art. 59 del D.Lgs. 446/97, suo padre può fruire dell'aliquota ridotta o anche della detrazione per le unità immobiliari concesse in uso gratuito (comodato) ai figli.
Dal 1° gennaio 2001 alle pertinenze deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell'abitazione principale cui sono asservite, a prescindere dal fatto che il Comune abbia o meno deliberato l'estensione della riduzione dell'aliquota anche alle pertinenze.
Per quanto concerne il rimborso delle somme versate in eccedenza, suo padre dovrebbe fornire prova, anche mediante autocertificazione resa ai sensi del D.P.R. 445/2000, dell'effettiva concessione in comodato delle unità immobiliari con relative pertinenze e della loro concreta utilizzazione, quale dimora abituale, da parte dei figli comodatari (ad esempio, titolarità dei contratti di energia elettrica, gas e acqua).



Chiarimenti sul diritto al rimborso

Quesito inviato da Dr Tanteri in data 09 luglio 2003.
Le norme sui rimborsi Ici più importanti fanno riferimento:1) art.11, comma1, D.Lgs. 504/92; 2) art. 13, comma1, stesso D.Lgs.; 3) art. 74 della Legge 342/2000; 4) Finanziaria 2003.
Da quanto ho potuto capire non c'è un orietamento unitario in merito a questo argomento: i comuni fanno riferimento all'art. 13, sostenendo che non si possono rimborsare pagamenti, in base a rendita presunta maggiore di quella attribuita dall' ufficio del Territorio competente, risalenti a più di 3 anni dal pagamento; i contribuenti invocano l'art. 11, sostenendo la regola generale secondo la quale si devono comunque rimborsare gli eccessi di imposta versati per rendita presunta.
1) Le commissioni tributarie per quale dei due orientamenti sono orientate? Credo più per la prima, dato che la Finanziaria 2003 mette l'accento sul punto che i rimborsi Ici 1993 sono caduti in prescrizione ed inoltre sono passati più di tre anni dal pagamento.
2) Si tende a ritenere che la Legge 342/2000 abbia sancito l'irretroattività delle rendite catastali attribuite dopo 01/01/2000, come da risposta inviata alla domanda di Ivan del 30/05/2003. Ma chi è che tende a ritenere l'irretroattività, visto che voi sostenete che per gli effetti delle rendite si deve comunque far riferimento al D.Lgs. 504/92 ?
Se è cosi, allora che valenza giuridica ha il comma 2 dell'art. 74: non si fa luogo a rimborsi per importi comunque pagati ?
Credo che questo chiarimento sia utile a molti utenti visto che le domande sui 'benedetti' rimborsi proliferano e visto che c'è molta confusione al riguardo (anche da parte mia!).

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 11 luglio 2003.
Il suo quesito ci offre l'occasione per ribadire, ancora una volta, la nostra tesi in merito ai rimborsi Ici.
Le norme di carattere generale che regolano la materia sono l'art. 11, comma 1, terzo periodo, e l'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 504/92. Nell'art. 74 della legge 342/2000, come ha rilevato il ministero delle Finanze con la circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001, mancano specifiche disposizioni riguardo ai rimborsi, così pure nell'art. 31, comma 16, della legge finanziaria n. 289/2002.
L'art. 11, comma 1, del decreto Ici prevede, per i fabbricati con rendita "presunta", che il comune, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di attribuzione (a partire dal 1° gennaio 2000, di notifica) della rendita da parte dell'agenzia del Territorio competente, disponga d'uffico e senza necessità di istanza del contribuente il rimborso delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi nella misura indicata nel comma 5 (ora comma 6) dell'art. 14. Poiché il rimborso avviene d'ufficio e non su istanza del contribuente, ci sembra di intuitiva evidenza che non è applicabile la disposizione dell'art. 13 del decreto Ici, la quale prevede il termine decadenziale di tre anni dal pagamento per presentare domanda al comune. Il contribuente, infatti, è legittimato ad attendere la restituzione della maggiore imposta versata e non dovuta anche per l'anno 1993 (in tal senso, art. 1, comma 1, del D.M. n. 367 del 24 settembre 1999). Giova inoltre ricordare che la circolare ministeriale n. 4/FL del 2001 ha sottolineato che "nell'eventualità in cui il contribuente abbia versato il tributo in misura maggiore rispetto a quello che risulta dovuto in base alla rendita attribuita, avrà diritto al rimborso delle somme indebitamente versate, sulle quali devono essere corrisposti gli interessi".
La previsione del comma 1 dell'art. 13, da invocare nei casi in cui non trova appplicazione la procedura di liquidazione regolata dal predetto art. 11, dispone che il contribuente può chiedere il rimborso entro tre anni dal giorno dell'indebito pagamento, ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione. Diverse Commissioni tributarie, come ad esempio quella provinciale di Milano (sezione XXXVI, sentenza 358 del 17 gennaio 2001), hanno ritenuto che il "momento" in cui il diritto alla restituzione diviene certo non può che coincidere con l'attribuzione della rendita (tacitamente accettata dal contribuente) da parte dell'ufficio del Territorio competente. Ai fini del rimborso, quindi, non ha alcuna rilevanza la circostanza che la rendita sia stata attribuita prima o dopo il 31 dicembre 1999.
Riguardo alla seconda domanda, è noto che propendono per l'irretroattività delle rendite catastali attribuite dopo il 31 dicembre 1999 soprattutto le autonomie locali, ma i giudici tributari si sono pronunciati contro tale tesi.
Infine, va ricordato che la disposizione di cui al comma 2 dell'art. 74 si riferiva principalmente a quei contribuenti che, prima dell'entrata in vigore della legge 342/2000, avevano corrisposto oltre alla differenza d'imposta anche le sanzioni e gli interessi. Infatti la citata circolare 4/FL ha avuto modo di precisare che "il comune deve considerare pienamente validi i versamenti effettuati dai contribuenti che abbiano scorporato, dalla somma risultante dall'avviso di liquidazione o di accertamento, l'importo relativo alle sanzioni ed agli interessi che risultassero applicati nell'atto impositivo". Sul punto riteniamo contraddittorio e lesivo del principio costituzionale della ragionevolezza il comportamento del legislatore che, pur riconoscendo il pagamento come non dovuto, lo sottrae all'azione di ripetizione dell'indebito (in senso conforme, Corte Costituzionale, sentenze n. 421 dell'8 settembre 1995 e n. 416 dell'11 ottobre 2000; circolare ministeriale n. 28/E del 20 marzo 2001).



Il deposito degli attrezzi agricoli è da considerare fabbricato rurale

Quesito inviato da Filippo in data 10 luglio 2003.
Vorrei sapere se posso chiedere il rimborso per l' Ici pagata su un fabbricato da me considerato rurale;
Per essere considerato rurale ho visto che nel Dpr 139/98, all'art. 3, ci sono delle condizioni da rispettare, però non rispetto la condizione nel punto d), ovvero il volume d'affari delle mie attività agricole non risulta superiore alla metà del reddito da me percepito.
Tuttavia, l'art. 3 bis afferma che bisogna riconoscersi carattere rurale alle costruzioni strumentali all'attività agricola. Nel mio caso, ho una deposito attrezzatura agricola di categoria catastale C2. Ho diritto al rimborso? E se sì, perchè?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 17 luglio 2003.
Il comma 3-bis dell'art. 9 del decreto legge n. 557/93 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/94), così come modificato dall'art. 2 del D.P.R. n. 139/98, dispone che ai fini fiscali "deve altresì riconoscersi carattere rurale alle costruzioni strumentali all'attività agricola destinate alla protezione delle piante, alla conservazione dei prodotti agricoli, alla custodia delle macchine, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione, nonché ai fabbricati destinati all'agriturismo". Pertanto, il deposito destinato alla custodia degli attrezzi agricoli, quale costruzione rurale e pertinenziale, non è soggetto all'Ici. Lei, quindi, può chiedere il rimborso dell'imposta versata e non dovuta.