LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
La rendita catastale va rivalutata del 5%

Quesito inviato da Alessandra in data 28 maggio 2003.
Io ho acquistato un appartamento il 29 Maggio 2003 e mi sembra di aver capito che la dichiarazione ICI dovrò presentarla nel 2004.
Per quanto riguarda invece il pagamento, credo di dover comunque pagare entro:
- giugno 2003 l'acconto, calcolato con l'imposta del 2002 e per 12 mesi ;
- dicembre 2003 il saldo, calcolato con l'aliquita del 2003 e per gli effettivi mesi di possesso per il 2003.
E' corretto ? Inoltre, vorrei chiedere se la rendita catastale indicata nel rogito e nelle visure catastali è già rivalutata del 5% o devo rivalutarla in fase di calcolo dell'imposta.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 28 maggio 2003.
Per l'immobile acquistato il 29 maggio 2003 dovrà versare entro il 30 giugno l'imposta dovuta per l'anno in corso commisurandola a 1/12 dell'importo calcolato sulla base delle aliquote e delle detrazioni vigenti per l'anno precedente. L'importo della seconda rata (da versare entro il 22 dicembre, poiché il giorno 20 cade di sabato) dovrà essere pari al saldo dell'Ici dovuta per i sette mesi di possesso, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata (si veda circolare ministeriale n. 3/FL del 7 marzo 2001).
La rendita catastale, anche se di recente attribuzione, deve essere rivalutata del 5%.



Rendite notificate dopo il 1° gennaio 2000 e rimborsi

Quesito inviato da Ivan in data 30 maggio 2003.
E' vero che, ai sensi della L. 342 del 21 novembre 2000 art. 74, le rendite catastali hanno efficacia dalla loro notificazione e che quindi non spetta alcun rimborso al contribuente per rendite notificate dopo il 1° gennaio 2000?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 03 giugno 2003.
Si tende a ritenere che la disposizione dell'art. 74 della legge 342 del 21 novembre 2000 abbia introdotto il principio della irretroattività della rendita, anche ai fini dell'Ici. Tale interpretazione trascura la differenza, sostanziale, tra efficacia dell'atto ed effetti della rendita: la prima è regolata dall'art. 74, mentre gli effetti della rendita sono disciplinati dalle singole leggi d'imposta. Nel caso dell'Ici, questo significa richiamare:
a) il dettato dell'art. 11, comma 1, del D.Lgs. 504/92, che dispone la retroattività dei classamenti e il rimborso d'ufficio delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi;
b) la previsione di cui al comma 1 dell'art. 13 del predetto decreto Ici, che sancisce, tra l'altro, che il contribuente può chiedere il rimborso entro tre anni dal giorno "in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione". Al riguardo, diverse Commissioni tributarie (tra cui quella provinciale di Milano, sezione XXXVI, sentenza 358 del 17 gennaio 2001) hanno ritenuto che il "momento" in cui il diritto alla restituzione diviene certo non può che coincidere con l'attribuzione della rendita (tacitamente accettata dal contribuente) da parte dell'agenzia del Territorio.
Pertanto, alla luce di questa impostazione, il contribuente può ben richiedere la restituzione delle somme versate e non dovute per le annualità di imposta a partire dal 1994 (D.M. 367/1999 e circolare ministeriale 4/FL del 13 marzo 2001), anche se la rendita catastale viene notificata dopo il 1° gennaio 2000, come hanno riconosciuto - in via esplicita - i giudici tributari di merito. Del resto, una diversa interpretazione creerebbe una evidente disparità di trattamento con i contribuenti che hanno avuto la notifica della rendita entro il 31 dicembre 1999.
Altra notazione: da parte dei comuni viene osservato che così come, in forza dell'art. 74 della legge 342/2000, la liquidazione a debito del contribuente avviene senza interessi, anche il rimborso deve avvenire con le stesse regole. Contro tale argomentazione si oppone la citata circolare ministeriale n. 4/FL del 2001, precisando che sulle somme indebitamente versate dal contribuente devono essere corrisposti gli interessi maturati.



I fabbricati di interesse storico o artistico non hanno diritto all'esenzione

Quesito inviato da Massimiliano in data 03 giugno 2003.
Mio padre possiede una casa su cui c'é un vincolo storico della Regione (Sicilia) e, pare, ce ne sia anche uno della Sovrintendenza delle Belle Arti. Ho consultato il D.Lsg.504 del 92, ma non sono riuscito a trovare nulla in fatto di esenzione ICI. Qualcuno mi puo' aiutare?
P.S. La casa ha cat.catastale A3, ma c'è chi dice a mio padre che spetta l'esenzione ICI perchè così sarebbe accaduto per altri casi a Torino.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 04 giugno 2003.
L'immobile posseduto da suo padre non ha diritto all'esenzione, ma rientra tra i fabbricati di interesse storico o artistico, per i quali si assume la rendita catastale determinata mediante l'applicazione della tariffa d'estimo, di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale il fabbricato è situato. Al riguardo, è bene ricordare che la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che tale agevolazione è accordabile soltanto agli immobili che siano stati dichiarati, con atto amministrativo notificato al proprietario, di interesse storico o artistico.
Per la quantificazione della base imponibile, occorre moltiplicare la rendita, aumentata del 5%, per il coefficiente 100.



Aliquota agevolata per le abitazioni concesse in comodato d'uso

Quesito inviato da Susanna in data 03 giugno 2003.
Mio padre è propritario dell'immobile dove io risiedo.
Mi chiedevo se, dovendo pagare l' Ici, esiste qualche agevolazione e come regolarmi nell'applicazione dell'aliquota.
Voglio precisare che l'immobile di cui al mio caso si trova a Napoli.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 06 giugno 2003.
Non ci risulta che il Comune di Napoli abbia dato attuazione alla previsione di cui alla lettera e) del comma 1 dell'art. 59 del D.Lgs. 446/97, in forza della quale i comuni possono "considerare abitazioni principali, con conseguente applicazione dell'aliquota ridotta o anche della detrazione per queste previste, quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela".
Con deliberazione di Giunta n. 620 del 14 marzo 2003, invece, è stata fissata un'aliquota agevolata del 6,5 per mille alle abitazioni concesse in comodato d'uso. Suo padre, quindi, potrebbe fruire di tale aliquota, ma la sua applicazione è subordinata alla presentazione, a mano o a mezzo posta ordinaria, al Comune di Napoli - Dipartimento Tributi - Servizio I.C.I. - via Nuova Poggioreale, 61 - Centro Polifunzionale INAIL - 80143 Napoli, dal 1° gennaio al 31 luglio 2004, di apposita dichiarazione, da compilarsi su modulo predisposto e fornito gratuitamente presso gli uffici comunali (Dipartimento Tributi - Servizio I.C.I./Circoscrizioni comunali) ovvero presente sul sito Internet del Comune di Napoli (www.comune.napoli.it), attestante la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento del beneficio dell'aliquota agevolata.



Case accatastate anche se non ultimate

Quesito inviato da Nibbio in data 5 giugno 2003.
Nel 1996 il geometra che ha redatto il progetto per un immobile di mia proprietà ha accatastato l'intero fabbricato comprendente 3 immobili di civile abitazione, un box e una cantina, anche se un solo immobile era stato regolarmente ultimato (la mia abitazione principale), mentre gli altri erano allo stato grezzo (solo le pareti, per intenderci). Ora il comune mi chiede l'Ici dal 1997, anche se il terzo immobile è tutt'ora non utilizzabile ed il secondo è stato ultimato solo nel dicembre 2002, quando mia figlia l'ha utilizzato come sua abitazione princiapale. Io ho sempre pagato l'Ici per l'immobile ultimato e per il resto come area edificabile. La società che per il comune gestisce l'Ici afferma che, essendo tutte regolarmente accatastate, le case devono pagare l'Ici per intero anche se non ultimate. Come posso difendermi?

Risposta inviata dalla redazione di Dossier.Net in data 7 giugno 2003.
La lettera a) del comma 1 dell'art. 2 del D.Lgs. 504/92 dispone, tra l'altro, che il fabbricato (unità immobiliare) di nuova costruzione è assoggettato all'imposizione "a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato". Per contro, il comma 6 dell'art. 5 del medesimo decreto Ici stabilisce che in caso di utilizzazione edificatoria dell'area, la base imponibile è costituita dal valore dell'area, senza computare il valore del fabbricato in corso d'opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito è comunque utilizzato (in senso conforme, circolare ministeriale 4/154 del 9 giugno 1993).
Si ricorda inoltre che ai sensi del comma 2 dell'art. 3 del decreto ministeriale 28/98, i fabbricati (o loro porzioni) in corso di costruzione possono formare oggetto di iscrizione in catasto, ma ai soli fini identificativi e, quindi, senza attribuzione di rendita. Del resto, fino a quando il fabbricato è in corso di costruzione, le operazioni di classamento non possono consentire un idoneo parametro reddituale, qual è la rendita catastale.
Per concludere, se il Comune impositore non dovesse rivedere il proprio operato, il contribuente sarà costretto a confidare nel giudizio imparziale delle Commissioni tributarie. Al riguardo, è utile rimarcare la previsione di cui al comma 1 dell'art. 15 del D.Lgs. 546/92, in forza della quale la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio.