LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
L'ammontare dell'imposta deve essere ragguagliato alla nuova rendita

Quesito inviato da Mainardi Giancarlo in data 22 maggio 2003.
Posto che le norme sull'ICI prevedono il "versamento dell'acconto nella misura del 50% dell'anno precedente", chiedo - ora che tale norma è, a mio parere, superata dall'aumento della rendita catastale con Legge dello Stato a datare dal 1.1.2003 - se il contribuente deve versare l'acconto tenendo ancora conto di tale norma, oppure se deve ricalcolare l'acconto ragguagliandolo all'intervenuta nuova rendita catastale. Gradirei conoscere le fonti del diritto.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 23 maggio 2003.
Per esplicita previsione del comma 2 dell'art. 10 del D.Lgs. 504/92, come novellato dal comma 1 dell'art. 18 della legge n. 388 del 2000 (Finanziaria 2001), la rata di acconto di imposta riferibile agli immobili per i quali non si sono verificate né modificazioni soggettive né variazioni oggettive, è pari al 50% del tributo dovuto e corrisposto per l'anno precedente.
Nel caso prospettato, poiché la rendita catastale è variata con effetto dal 1° gennaio 2003, l'acconto deve essere versato nella misura del 50% dell'imposta dovuta per l'intero anno, applicando alla nuova rendita l'aliquota e le detrazioni fissate per l'anno precedente.



L'accertamento non impugnato nei termini diventa definitivo

Quesito inviato da Katia in data 23 maggio 2003.
Sono perseguitata dall'ufficio tributi che mi ha inviato decine di avvisi di accertamento per l'anno 1999 e consecutive rettifiche poiché essi erano tutti errati ed ho potuto dimostrarlo con specifica documentazione catastale. Nell'ultima rettifica però l'ufficio tributi chiede a mio padre di versare un'importo pari alla detrazione di cui egli ha usufruito, avendomi dato in uso gratuito l'appartamento in cui io risiedo. Ma nel 1999 il Comune aveva deliberato e tutt'oggi prevede la detrazione di euro 103.29 per le abitazioni date in uso gratuito ai figli. Poiché tale detrazione non trovava totale capienza nell'imposta dovuta per la mia abitazione, mio padre ha computato la parte residua in diminuzione dell'imposta dovuta per le pertinenze (di cat. C2, C6) della mia abitazione, così come previsto dalla Circolare Ministeriale n.114/E del 25/5/99.
Ora l'ufficio tributi sostiene che mio padre nel 1999 non poteva recuperare sulle pertinenze la detrazione residua poiché nel 1999 e negli anni precedenti il Comune non ha mai deliberato nulla in materia di pertinenze; l'ufficio tributi sostiene ancora che il recupero della detrazione sulle pertinenze mi spetta solo a partire dal 2001, poiché da tale anno alle pertinenze è riservato lo stesso trattamento dell'abitazione principale.
Io invece sostengo che il beneficio cui loro fanno riferimento riguarda esclusivamente la riduzione dell'aliquota, che è una cosa su cui io non discuto, nel senso che alle pertinenze della mia abitazione mio padre ha applicato l'aliquota maggiore e sull'imposta totale dovuta per le tre pertinenze ha scalato la detrazione residua.
Ho fatto ricorso in autotutela e mi è stato respinto, ora vi chiedo se ciò che io sostengo è esatto (e quindi l'avviso di accertamento del 1999 deve essere annullato poichè mio padre non avrebbe nient'altro da versare), e se ad un ulteriore rifiuto dell'ufficio tributi posso fare ricorso alla Commissione Tributaria. Gli importi in questione sono esigui, ma a questo punto diviene una questione di principio, dopo aver dovuto contestare decine di rettifiche una più sbagliata dell'altra e dopo tutto il tempo perso a fare file e il denaro speso per produrre la documentazione catastale.

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 26 maggio 2003.
L'attuazione nel 1999 da parte del Comune impositore della previsione di cui alla lettera e) dela comma 1 dell'art. 59 del D.Lgs. 446/97, consentiva al contribuente (nella specie, genitore) di fruire della detrazione di imposta per l'unità immobiliare concessa in uso gratuito (comodato) a lei figlia e, quindi, anche di computare l'importo eccedente sull'imposta dovuta per le pertinenze dell'abitazione stessa (circolari ministeriali 118/E del 7 giugno 2000 e 114/E del 25 maggio 1999).
Per quanto concerne la richiesta di annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento del 1999, va fatto presente che l'esercizio dell'autotutela è un potere che spetta alla pubblica amministrazione e non un diritto del cittadino-contribuente. Pertanto, anche in presenza dell'impulso del soggetto interessato, la pubblica amministrazione non ha l'obbligo di rivedere il proprio operato. Suo padre avrebbe dovuto impugnare l'atto impositivo con ricorso alla Commissione tributaria provinciale, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notificazione del provvedimento. L'accertamento, dunque, è divenuto definitivo anche se illegittimo o infondato.



Attendere l'accertamento del Comune

Quesito inviato da Marco in data 24 maggio 2003.
Se dopo 4 anni mi sono accorto che la pertinenza (box), per essere considerata con aliquota agevolata, doveva distare dall'abitazione principale meno di 200 metri invece dei 400 effettivi, cosa mi conviene fare? Aspettare l'eventuale accertamento da parte del Comune e continuare a pagare l'aliquota agevolata (in questo caso quali sono i termini di prescrizione dell'eventuale accertamento) o fare un ravvedimento subito e con quale penalità?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 26 maggio 2003.
Non esiste, per quanto ci consta, alcuna norma che possa giustificare l'adozione della norma regolamentare che fissa l'ubicazione della pertinenza a meno di 200 metri dall'abitazione principale. I comuni, infatti, non possono limitare il concetto civilistico di "pertinenza" contemplato dall'art. 817 del Codice civile. Tuttavia, qualora intenda adeguarsi alla discutibile disposizione comunale, per regolarizzare la posizione contributiva può fruire del ravvedimento solo per l'acconto e il saldo di imposta 2002, pagando la sanzione ridotta (pari al 6%, cioè 1/5 del 30%) contestualmente al versamento della differenza di imposta e degli interessi moratori calcolati al tasso legale del 3% con maturazione giorno per giorno. Per le annualità dal 1998 al 2001, non ancora cadute in prescrizione, si renderanno apllicabili la sanzione ordinaria prevista nella misura del 30% (art. 13 del D.Lgs. 471/97) e gli interessi del 2,5% per ogni semestre compiuto (art. 17 della legge 146/98). Le conviene però attendere l'accertamento del Comune.



Non è necessario che il comodato venga registrato

Quesito inviato da Fabiana in data 26 maggio 2003.
Per usufruire della detrazione per l'abitazione concessa in uso gratuito a parenti, nel caso in cui il Comune abbia deliberato in tal senso, è indispensabile che il comodato sia registrato?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 28 maggio 2003.
In linea di principio, l'omessa registrazione del contratto scritto di comodato non può inficiare la validità giuridica del contratto stesso. Sul punto, giova anche ricordare la precisazione ministeriale secondo la quale il contratto verbale di comodato, sia che abbia ad oggetto beni immobili che beni mobili, non è sottoposto all'obbligo della registrazione, tranne nell'ipotesi di enunciazione (risoluzione n. 14/E del 6 febbraio 2001).
La registrazione del contratto sarebbe opportuna per provare la data certa della concessione dell'unità immobiliare al familiare e il grado di parentela. Al riguardo, non andrebbe comunque trascurata l'importanza dell'autocertificazione (si veda Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza n. 11536 del 16 novembre 1998). E' indubbio, inoltre, che la situazione anagrafica dei soggetti interessati, la fornitura di energia elettrica, acqua, gas e l'utilizzazione di altri servizi (ad esempio, lo smaltimento dei rifiuti) possano costituire utili elementi di prova.



In caso di successione soggetto passivo è il coniuge superstite

Quesito inviato da Luciano in data 26 maggio 2003.
Mio padre e' deceduto nel maggio 2002.
A gennaio 2003 abbiamo provveduto alla successione: mia madre e i miei due fratelli.
Mia madre vive ancora nell'appartamento e a luglio 2002 abbiamo provveduto a pagare l'ICI tramite i bollettini postali intestati a entrambi. .
Come dobbiamo comportarci quest'anno ? Deve pagare solo mia madre la quota di mio padre? Deve utilizzare solo il bollettino intestato alla sua
persona?
Del bollettino ricevuto, intestato a mio padre, che ne devo fare?

Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 28 maggio 2003.
In caso di successione, il coniuge superstite vanta il diritto di abitazione sulla casa di famiglia ai sensi del secondo comma dell'art. 540 del Codice civile. Sua madre, quindi, deve pagare interamente l'Ici a partire dalla morte del coniuge, anche se ci sono altri eredi (i figli) che continuano a vivere con lei. A lei spetta inoltre l'intera detrazione prevista per l'abitazione principale.
Poiché la successione è stata aperta dopo il 25 ottobre 2001, gli eredi non sono obbligati a presentare la dichiarzione Ici (art. 15, comma 2, della legge 18 ottobre 2001 n. 383). Infatti, l'ufficio presso il quale è stata presentata la denuncia di successione contenente beni immobili ne trasmette una copia a ciascun comune nel cui territorio sono ubicati gli immobili.