LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Rimborso per attribuzione rendita inferiore a quella presunta

Quesito inviato da Silvia e Mariateresa in data 4 aprile 2003.
Il contribuente, per attribuzione rendita nel 1999 inferiore a quella presunta , richiede il rimborso I.C.I. dall'anno 1994 al 2000.
Il Comune è tenuto ad accogliere la predetta istanza? Soprattutto il rimborso con gli eventuali interessi, e da quale anno decorre?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 04 aprile 2003.
Nel caso prospettato, poiché il diritto al rimborso consegue alla particolare procedura di liquidazione di cui all'ultimo periodo del comma 1 dell'art. 11 del D.Lgs. 504/92, il contribuente non è tenuto a presentare alcuna istanza, dovendo provvedere d'ufficio il comune impositore.
Per quanto concerne il diritto al rimborso e la maturazione dei relativi interessi, giova evidenziare che la decorrenza è stabilita dall'annualità di imposta 1993 (si vedano i commi 1 e 4 dell'art. 1 del decreto del Ministero delle Finanze n. 367 del 24 settembre 1999).
Ad ogni modo, consiglio di presentare (o spedire mediante raccomandata con avviso di ricevimento) un'istanza in carta semplice, al fine di sollecitare il Comune a provvedere al rimborso di quanto dovuto, ai sensi e per gli effetti dell' art. 11, comma 1, terzo periodo, del D.Lgs. 504/92 e dell'art. 1, commi 1 e 4, del D.M. n. 367/99.



Il Comune non può chiedere al contribuente documenti che già possiede

Quesito inviato da Marco in data 4 aprile 2003.
A seguito di richiesta di rimborso inoltrata nel luglio 2002 per l'ICI relativa al 2001 versata in eccedenza, il Comune di Salerno risponde in data 1.04.2003 , richiedendo ai sensi dell'art.11, comma 3, D.Lgs 504/92 la dichiarazione ICI 1993 ed eventuali dichiarazioni successive, nonché i versamenti dal 1997 al 2000.
E' normale tutto ciò, se il rimborso si riferisce al 2001 per il quale è stata prodotta idonea documentazione?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 5 aprile 2003.
Per esplicare efficacemente l'esercizio dell'attività di liquidazione e di accertamento, i Comuni impositori possono invitare i contribuenti, evidenziandone il motivo:
- a esibire o trasmettere atti e documenti;
- a restituire questionari inviati, previamente compilati e firmati (art. 11, comma 3, del D.Lgs. 504/92).
La mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa da 51 a 258 euro; la stessa sanzione si applica per la mancata restituzione di questionari o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele (art. 14, comma 3, del predetto decreto Ici).
Al riguardo, giova rilevare che taluni comuni, con la "scusa" di giustificare gli scostamenti dei dati in proprio possesso, richiedono al contribuente una serie di dati, notizie, atti, dichiarazioni e documenti, costringendolo ad osservare una molteplicità di adempimenti. Tale comportamento, censurabile sotto il profilo morale, prima ancora che giuridico-amministrativo, tende a far ricadere sui cittadini-contribuenti le inefficienze e le disfunzioni della pubblica amministrazione. Va inoltre ricordato il principio giurisprudenziale secondo il quale gli uffici commettono abuso di potere quando richiedono al contribuente la presentazione di documenti in proprio possesso (Commissione tributaria centrale, sezione XXVI, decisione n. 5606 del 12 novembre 1996). Né va dimenticato che nella circolare n. 4602/93 del 22 giugno 1993, il segretario generale del Ministero delle Finanze ebbe modo di reputare essenziale, tra l'altro, che "non venga rivolta al contribuente la richiesta di informazioni delle quali l'Amministrazione è già in possesso o alle quali essa deve essere comunque in condizioni di accedere".
In conclusione, non c'è alcun dubbio che il Comune di Salerno sia in possesso o possa comunque accedere ai documenti a lei richiesti (sollecitati, peraltro, senza indicarne il motivo).



Come calcolare l'imposta sui terreni agricoli

Quesito inviato da Paola in data 04 aprile 2003.
Vorrei porvi il seguente quesito:
non ho capito bene come si calcola l'ICI nel caso di terreni agricoli cointestati. Non si paga fino al valore di 50 milioni, poi si calcola la riduzione e questa si divdide in base alle percentuali di possesso?
Nel caso che uno dei comproprietari non sia coltivatore diretto: per lui calcolo l'ICI sull'intero valore del terreno e poi applico la percentuale del suo possesso? Invece per l'altro, calcolo solo sul valore eccedente i 50 milioni, faccio la detrazione e solo dopo applico la sua quota di possesso?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 07 aprile 2003.
La sua interpretazione è corretta. Tuttavia provo a chiarire con un esempio il caso prospettato.
Terreni agricoli posseduti con identica percentuale (50%) da due comproprietari di cui uno non coltivatore diretto né imprenditore agricolo.
- Ipotizzando un valore complessivo dei terreni (al lordo delle agevolazioni) pari ad euro 77.468,53 e un'aliquota del 5 per mille, l'imposta per il soggetto non coltivatore diretto andrebbe così calcolata:
77.468,53 x 5/1000 x 50% = 193,67.
- Per l'altro soggetto coltivatore diretto, occorrerebbe procedere nel seguente modo:
a) valore imponibile al lordo della detrazione (77.468,53) - detrazione (25.822,84) = valore imponibile netto (51.645,69);
b) importo da assoggettare alla riduzione del 70% = euro 36.151,98;
c) importo da assoggettare alla riduzione del 50% = euro 15.493,71.
Calcolo dell'imposta dovuta:
a) 36.151,98 x 5/1000 x 0,30 x 50% = 27,11;
b) 15.493,71 x 5/1000 x 0,50 x 50% = 19,37.
L'imposta totale sarà quindi di euro 46,48 (27,11 + 19,37).
Si è ritenuto più pertinente attribuire i benefici fiscali nella misura integrale al solo proprietario coltivatore diretto, ma data l'importanza e la delicatezza dell'argomento sarebbe auspicabile una pronuncia ufficiale.



A chi spetta pagare l' Ici in caso di divorzio

Quesito inviato da Amelia in data 04 aprile 2003.
Sono proprietaria al 50% con il mio ex marito di un appartamento. Con ricorso del 23/12/1999 ho chiesto la separazione giudiziaria al Tribunale che si è pronunciato definitivamente in data 24/05/2002. Fino a questa data la casa era stata affidata all'ex marito, ora non più, ma lui continua ad abitarci. Dal 1999 al 2002 ho sempre pagato la mia parte di ICI.
Vorrei sapere:
1) Sono tenuta a pagare l'ICI fino alla vendita dell'appartamento?
2) In caso spettasse solo all'ex marito posso chiedere un rimborso ed eventualmente a chi?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 07 aprile 2003.
Il Ministero delle Finanze ha affermato espressamente che è assimilabile al diritto reale di abitazione, spettante al coniuge superstite ai sensi dell'art. 540 del Codice civile, quello che compete "al coniuge divorziato, separando o separato consensualmente o giudizialmente sulla casa ex residenza coniugale, assegnata con provvedimento del Tribunale" (circolare 118/E del 7 giugno 2000 e decreto 11 aprile 2001).
Alla luce di questa tesi ministeriale, poiché soggetto passivo di imposta sarebbe unicamente suo marito assegnatario della casa, lei potrebbe presentare al Comune competente apposita istanza di rimborso - redatta in carta esente da bollo - per il tributo indebitamente versato.
Sul punto, è bene però rilevare che la tesi ministeriale non risulta del tutto convincente e questo principalmente perché l'assegnazione della casa familiare, secondo il costante e consolidato orientamento giurisprudenziale, rappresenterebbe un atto di attribuzione di un diritto personale sui generis e non di un diritto reale di godimento (Commissione tributaria provinciale di Firenze, sezione IV, sentenza 154 del 14 dicembre 2001). Pertanto, sulla base di questo indirizzo giurisprudenziale, la soggettività passiva dell'Ici continuerà, nel caso di immobile in comproprietà, ad essere assunta da entrambi i coniugi, rimanendo ininfluente la circostanza che il giudice della separazione abbia assegnato la casa ad uno di essi.



Il comune può differenziare le aliquote senza sperequazione per i contribuenti

Quesito inviato da Giggio in data 07 aprile 2003.
Un comune ottiene la revisione di alcune tariffe d'estimo che determinano l'abbassamento delle rendite di alcune categorie di fabbricati. Per recuperare il gettito minore, il comune determina per il 2003 aliquote diversificate tra le varie categorie catastali: mantiene le vecchie aliquote per le categorie le cui tariffe non sono variate ed aumenta l'aliquota per le categorie che hanno avuto l'abbassamento delle tariffe d'estimo, salvo le "prime abitazioni". E' corretta tale impostazione?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 10 aprile 2003.
Il comma 2 dell'art. 6 del D.Lgs. n. 504/92, così come sostituito dal comma 53 dell'art. 3 della legge n. 662/96, dispone, tra l'altro, che l'aliquota "deve essere deliberata in misura non inferiore al 4 per mille, né superiore al 7 per mille e può essere diversificata entro tale limite, con riferimento ai casi di immobili diversi dalle abitazioni, o posseduti in aggiunta all'abitazione principale, o di alloggi non locati".
Pertanto, alla luce sia della predetta disposizione, sia dell'ampia potestà regolamentare prevista dal comma 1 dell'art. 52 del D.Lgs. n. 446/97, il Comune impositore può ben applicare una differenziazione di aliquote nell'ambito della tipologia degli immobili, senza per altro dar luogo all'interno di una medesima categoria di fabbricati ad una irrazionale e grave sperequazione ai danni dei contribuenti e, quindi, all'invocazione della violazione dei principi sanciti negli artt. 3, 42, 53 e 97 della Costituzione.