LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Errata indicazione della particella del terreno

Quesito inviato da Pietro in data 16 marzo 2003.
Nella dichiarazione dei terreni e dei fabbricati delle persone fisiche presentata dallo scrivente nel 1993 è stata indicata alla voce "Comune e località", ai fini dell'applicazione dell'ICI, il comune e il nome di una particella ricadente in una partita catastale contenente anche particelle appartenenti ad altri proprietari. Lo stesso nella medesima dichiarazione indicava il possesso del 100% intendendolo riferito alla particella dichiarata per esteso e non alla partita catastale di cui faceva parte. L'ufficio comunale ha bocciato il reclamo presentato al fine di pagare solo l'imposta relativa alla propria particella, utilizzando un'argomanetazione alquanto strana: avendo io dichiarato una partita catastale, ora sono tenuto a pagare l'imposta anche per le particelle di terzi che ne fanno parte.
A me non sembra giusto pagare l'ICI per altri proprietari, solo perchè ho (se ho commesso) un errore materiale.

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 20 marzo 2003.
La tesi dell'Ufficio Ici non trova alcun fondamento giuridico e, pertanto, non è condivisibile. Presupposto dell'imposta, infatti, è il possesso - a titolo di proprietà o di uno dei diritti reali di godimento di cui all'art. 3 del D.Lgs. n. 504/92 (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie) - di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, situati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa (art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 504/92). Giova inoltre rilevare che con la procedura di controllo non possono essere evidenziati solo errori a svantaggio del contribuente, ma devono essere circoscritti anche quelli a suo vantaggio. In tale ottica, la Corte Costituzionale ha già affermato, sia pure in materia di imposte sui redditi, che l'Amministrazione finanziaria ha il dovere-potere di correggere gli errori anche a vantaggio del contribuente (ordinanza n. 430 del 24 marzo 1988; in senso conforme, circolare ministeriale n. 114/E del 17 aprile 1997). Del resto, non va dimenticato l'importante principio giurisprudenziale secondo il quale tutta la pubblica amministrazione dovrebbe improntare lo svolgimento della propria attività, non a trarre profitto dall'errore dei cittadini-contribuenti, ma sulla base dei canoni di correttezza, imparzialità e buona amministrazione, così come sanciti dall'art. 97 della Costituzione (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 4878 dell'8 agosto 1988).
Nel suo caso, quindi, non ha alcun obbligo di pagare l'imposta per le particelle di terreno di proprietà di terzi erroneamente incluse nella partita catastale da lei dichiarata, e il funzionario Ici che avanza una simile pretesa assume un comportamento scorretto sotto il profilo morale, prima ancora che giuridico-amministrativo, e commette abuso di ufficio.



Diritto al rimborso della maggiore imposta versata

Quesito inviato da Dario in data 18 marzo 2003.
In base all'art. 74 della L. 342/2000 il Comune non può richiedere la differenza di imposta generata dall'attribuzione di rendita se "messa in atti" dopo il 1° gennaio 2000. Ma, merita di essere accolta la richiesta di rimborso del contribuente che si vede notificare una rendita molto più bassa di quella presunta dichiarata?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 22 marzo 2003.
Secondo la regola generale sancita nel comma 1 dell'art. 74 della legge 342/2000, gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci soltanto a decorrere dalla data della loro notificazione.
Al riguardo, il ministero delle Finanze, con circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001, ha avuto modo di precisare che il Comune, a decorrere dal 1° gennaio 2000 e fino alla data dell'avvenuta notificazione della rendita catastale, non è legittimato a richiedere neanche l'eventuale differenza di imposta, risultante tra l'importo versato dal contribuente e quello dovuto con riferimento alla rendita attribuita. Tale tesi è condivisa soltanto da una parte della giurisprudenza tributaria di merito, ma l'indirizzo giurisprudenziale non è affatto univoco (in senso conforme, Commissione tributaria provinciale di Firenze, sezione XIX, sentenza n. 17 del 13 marzo 2001; contra: Commissione tributaria provinciale di Perugia, sentenza n. 550 del 19 maggio 2001; Commissione tributaria regionale di Firenze, sezione XI, sentenza n. 17 del 7 giugno 2002). Per avere dunque una esatta interpretazione in merito, occorre attendere la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione o (cosa poco probabile) un esplicito intervento legislativo.
Riguardo poi al rimborso della maggiore imposta versata, la predetta circolare n. 4/FL sottolinea al punto 3 che "nell'eventualità in cui il contribuente abbia versato il tributo in misura maggiore rispetto a quello che risulta dovuto in base alla rendita attribuita, avrà diritto al rimborso delle somme indebitamente versate, sulle quali devono essere corrisposti gli interessi". In tale fattispecie - continua la circolare - "devono trovare applicazione le norme di carattere generale che regolano la materia".



Aliquota del 9 per mille agli alloggi non locati

Quesito inviato da Gianni in data 20 marzo 2003.
L'art. 2 della L. 9 dicembre 1998, n.431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo"), nei commi 3 e 4 prevede la possibilità per Comuni di derogare alle previsioni del D.Lgs. 504/92 in merito all'aliquota ICI minima e massima. Ciò al fine della promozione dei c.d "contratti a canone agevolato" concordati tra le associazioni dei proprietari di casa e degli inquilini.
In particolare, per i Comuni ad "alta intensità abitativa" è consentito di "...derogare al limite massimo stabilito dalla normativa vigente, in misura superiore al 2 per mille, limitatamente agli immobili non locati per i quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni".
Si chiede cortesemente ed in relazione al possibile ambito di applicazione dell'aliquota maggiorata (da 7 a 9 per mille) se:
1) l'ambito di applicazione della legge stessa, delineato nell'art. 1 comma 2, limita anche la tipologia di immobili alla quale è possibile applicare l'aliquota maggiorata. Ad esempio, si precisa in tale articolo che le disposizioni di cui agli artt. 2,3,4,7,8 e 13 non si applicano ai contratti di locazione riferiti a: 1) immobili vincolati ai sensi della legge 1° giugno 1939 n. 1089 o inclusi nelle categorie catastali A/1, A/8 e A9... 3) gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche;
2) la condizione della registrazione di un contratto di locazione negli ultimi due anni fa riferimento ad un "qualsiasi contratto di locazione", magari anche stipulato solo per alcuni mesi, o ad un contratto di locazione stipulato ai sensi della Legge in oggetto.

Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 25 marzo 2003.
Per effetto dell'ampio potere, i comuni di cui all'art. 1 del D.L. n. 551 del 30 dicembre 1988, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 61 del 21 febbraio 1989 (e cioè quelli ad alta tensione abitativa), possono fissare un'aliquota massima del 9 per mille, limitatamente agli immobili adibiti ad uso abitativo non locati per i quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni (art. 2, comma 4, della legge n. 431 del 9 dicembre 1998).
Le disposizioni di cui agli artt. 2,3,4,7,8 e 13 della legge n. 431/98 non si applicano:
a) ai contratti di locazione relativi agli immobili vincolati ai sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089, o inclusi nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
b) agli alloggi di edilizia residenziale pubblica;
c) agli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche.
I contratti di locazione devono essere stipulati ai sensi dei commi 1 e 3 dell'art. 2 della legge n. 431/98.



L'Ufficio del territorio può rettificare in autotutela la rendita precedentemente attribuita

1° Quesito inviato da Fabio in data 21 marzo 2003
Nel 1993 il Catasto assegnava una rendita ad un fabbricato Cat. D per un valore di circa 10.000.000.000. Il contribuente faceva ricorso in Commissione tributaria proponendo una rendita più bassa per un valore di circa 500.000.000. La commissione respingeva il ricorso confermando la rendita più alta. Il contribunte continuava a pagare l'ICI sulla rendita da lui proposta. Nel 2002 il Comune invia al contribuente un avviso di accertamento per gli anni 1998 e 1999, contestando la differenza di rendita. Ora il Catasto, presumibilmente su pressione del contribuente, rivede la propria posizione e in autotutela modifica la rendita precedentemente confermata in commissione, accettando in pratica quella proposta dal contribuente ed assegnando efficacia retroattiva.
E corretto l'operato dell'UTE? Può il Comune richiedere legittimamente gli importi degli avvisi per gli anni dal 1998 al 2002, alla luce del collegato alla finanziaria 2000, secondo il quale le rendite assegnate dopo il 31/12/1999 sono valide solo dalla data della loro notifica (marzo 2003) ed accettare la nuova rendita solo dal 2003? Può il Comune rivalersi in qualche modo sugli uffici catastali, chiedendo spiegazioni motivate relativamente al cambio di rendita? Se qualcuno è a conoscenza di situazioni simili o di qualche legge che contempla casi analoghi mi darebbe un grosso aiuto.

1a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 23 marzo 2003
L'autotutela è un'espressione del potere discrezionale della pubblica amministrazione, che si concretizza nel riesaminare criticamente la propria attività al fine di porre in essere una migliore azione amministrativa. In altre parole, l'autotutela serve a restituire legittimità all'azione amministrativa e, quindi, a ridare un'immagine di trasparenza, buona amministrazione e imparzialità. I mezzi mediante i quali l'autotutela si esplica sono generalmente l'annullamento e la revoca. A differenza della revoca, l'annullamento d'ufficio comporta il ritiro dell'atto con efficacia retroattiva (ex tunc), in quanto gli si riconoscono vizi di legittimità sin dalla sua origine.
Il potere di eliminare i propri atti illegittimi non viene meno né a seguito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, né nei casi in cui l'atto sia divenuto definitivo; l'unico limite sarebbe costituito dalla sentenza passata in giudicato favorevole all'ufficio o ente che ha emanato l'atto (si veda circolare ministeriale n. 143/E dell'11 luglio 2000).
Alla luce di quanto premesso, ritengo che l'operato dell'ufficio del Territorio (ex UTE) sia corretto e che il Comune impositore non possa richiedere la differenza di imposta per le annualità 1998 e successive sulla base della vecchia rendita che è stata annullata con procedimento di autotutela, né possa ritenere valida la nuova rendita dal 2003. Può invece chiedere spiegazioni all'ufficio del Territorio in merito al cambio di rendita.

2° Quesito inviato da Fabio in data 24 marzo 2003
La sentenza della Commissione tributaria favorevole al Catasto e regolarmente notificata al contribuente non può essere considerata una sentenza passata in giudicato favorevole all'ufficio o ente che ha emanato l'atto? In pratica, il catasto si era costituito difendendo la rendita più alta e la Commissione gli ha dato ragione.

2a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 26 marzo 2003
La sentenza della Commissione tributaria provinciale non può considerarsi cosa giudicata in senso formale fino a quando non diventa definitiva, cioè non più soggetta a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell'art. 395 (art. 324 del codice di procedura civile).
Nel caso prospettato è quindi presumibile che l'ufficio del Territorio, sottoponendo a revisione critica l'atto impugnato e ravvisando l'esistenza di errori, di illegittimità, di nullità o di vizi diversi, abbia deciso di procedere conseguentemente alla sua riforma con efficacia retroattiva, al fine di evitare e risolvere autonomamente il conflitto con il soggetto destinatario dell'atto stesso, senza l'ulteriore intermediazione del potere giurisdizionale.



Detrazione per alloggio concesso in uso gratuito

Quesito inviato da Katia in data 23 marzo 2003.
Risiedo nell'appartamento che mio padre mi ha dato in uso gratuito e pertanto egli dovrebbe usufruire della prevista detrazione (103 euro). Catastalmente, però, l'appartamento pur costituendo un'unica unità è riportato come tre unità distinte: part.277 sub.4 cat.A4 (ammontare imposta 30 euro), part.277 sub.5 cat.C2 (ammontare imp.20 euro), part.278 cat.C6 (amm.imp.20 euro). Vista la situazione può detrarre solo 30 euro (per l'A4), perdendo i restanti 67 euro o può recuperarne parte considerando le altre due unità come pertinenze, usufruendo quindi di una detrazione totale di 70 euro (30+20+20)?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 28 marzo 2003.
Nel caso di specie, se il Comune ha dato attuazione alla previsione di cui alla lettera e) del comma 1 dell'art. 59 del D.Lgs. n. 446/97, suo padre può fruire dei benefici previsti per le abitazioni principali, sia per l'unità immobiliare di categoria A/4 (abitazione popolare), sia per le due pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali deposito) e C/6 (autorimesse). Infatti, per effetto della modifica introdotta dall'art. 18, comma 2, della legge finanziaria n. 388/2000, a decorrere dal 1° gennaio 2001, alle pertinenze deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell'abitazione principale, a prescindere dal fatto che il comune impositore abbia o meno deliberato l'estensione della riduzione dell'aliquota anche alle pertinenze (in senso conforme, circolare ministeriale 7 marzo 2001 n. 3/FL).
Poiché il beneficio concerne esclusivamente la riduzione dell'aliquota, l'ammontare della detrazione, se non trova totale capienza nell'imposta dovuta per l'abitazione principale, può essere computato, per la parte residua, in diminuzione dell'imposta dovuta per le pertinenze dell'abitazione stessa (in tal senso, circolare ministeriale 25 maggio 1999 n. 114/E).