LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Per il fabbricato in costruzione l'Ici si paga sull'area fabbricabile

Quesito inviato da Lella in data 27 gennaio 2003.
Un contribuente ha pagato l' Ici sull'area fabbricabile in quanto l'immobile era in costruzione. L'ha fatto però accatastare prima della fine dei lavori.
Il Comune chiede il pagamento sul valore catastale dalla data di accatastamento.
E' corretto pagare sull'area anche senza un accatastamento "in corso di costruzione" fino alla data fine lavori?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 31 gennaio 2003.
Le disposizioni contenute nella lettera a), comma 1 dell'art. 2 e nel comma 6 dell'art. 5 del D.Lgs. n. 504/92 stabiliscono che:
- il fabbricato di nuova costruzione è soggetto al tributo a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato;
- in caso di utilizzazione edificatoria dell'area, la base imponibile è costituita dal valore dell'area, senza computare il valore del fabbricato in corso d'opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito è comunque utilizzato.
Pertanto, il contribuente ha correttamente pagato l'Ici sull'area fabbricabile in quanto il fabbricato era in costruzione. Del resto, se i lavori di costruzione non sono ultimati, è difficile che le operazioni di classamento possano dar luogo a un idoneo parametro reddituale, qual è la rendita catastale. A lavori ultimati, invece, il fabbricato verrà tassato con riferimento alla rendita "proposta" mediante espletamento della procedura informatica Doc-Fa, la cui utilizzazione è resa obbligatoria dal 1997 (si veda circolare ministeriale n. 83/E/T del 9 aprile 1999).



Detrazione per l'abitazione principale

Quesito inviato da Fabio in data 28 gennaio 2003.
Sono un funzionario dell'istituto autonomo case popolari che ha omesso la denuncia. In data 01/01/03 è pervenuto un avviso di accertamento Ici per l'anno 1997. Ora in base all'art. 8, comma 3, del Dlg 30/12/1992 n. 504, credo di aver diritto alle riduzioni di imposta o addirittura alla maggiorazione della detrazione per abitazione principale. Il comune dice di non aver deliberato o inserito nulla in merito alla riduzione di cui sopra. La mia domanda è la seguente:
1) ho diritto alla riduzione del 50%?
2) avendo omesso la dichiarazione ho comunque diritto alla detrazione come abitazione principale?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 31 gennaio 2003.
I benefici previsti dal comma 3 dell'art. 8 del D.Lgs. n. 504/92 devono essere stabiliti dal comune impositore con la medesima delibera che determina le aliquote di imposta. In mancanza dell'esplicita deliberazione, si rende applicabile la detrazione prevista dalla norma primaria nella misura annua complessiva di euro 103,29.
Lei, quindi, non ha diritto alla riduzione del 50%, ma può fruire della detrazione cosiddetta "ordinaria", in quanto non vi è alcuna attinenza tra la mancata presentazione della dichiarazione Ici e il diritto di beneficiare della detrazione di imposta prevista per l'abitazione principale. Il comune deve, pertanto, riconoscerle l'agevolazione fiscale che ha natura oggettiva.



La dichiarazione Ici spetta all' usufruttuaria

Quesito inviato da Marco in data 28 gennaio 2003.
In caso di padre e figlio proprietari con diritto di usufrutto alla moglie e madre, dalla data di acquisto dell'immobile nel 1997 è obbligatoria la dichiarazione o no? A chi spetta? Il padre è deceduto nel 2000, chi deve provvedere al versamento? E' necessario rifare la dichiarazione? Chi deve dichiarare nel 740 l'abitazione?

Risposta inviata da redazione dossier.net in data 31 gennaio 2003.
Se padre e figlio (nudi proprietari) hanno concesso il diritto di usufrutto sull'immobile acquistato nel 1997 alla rispettiva moglie e madre, la dichiarazione Ici doveva essere presentata nel 1998 dall'usufruttuaria. A lei fa carico il pagamento dell'imposta e, con la morte del coniuge, spettava l'obbligo di presentare una nuova dichiarazione. Anche ai fini dell'Irpef, la dichiarazione va presentata dall'usufruttuaria.



Ravvedimento nullo per inosservanza di tutti gli adempimenti

Quesito inviato da Iolly in data 30 gennaio 2003
Nell'anno 2000 ho versato un'imposta minore di quella dovuta. Nel giugno 2001 ho versato la differenza senza interessi ed ho comunicato al Comune l'importo versato a titolo di ravvedimento. Il Comune sostiene, ora, che l'importo versato, poiché non comprende le sanzioni e gli interessi prescritti dalla legge, debba essere restituito e contestualmente debba essere emesso avviso di accertamento per mancato pagamento della somma contestata. Vorrei sapere se tale condotta è legittima e se è possibile fruire dei benefici previsti dalla finanziaria 2003.

Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 2 febbraio 2003
La regolarizzazione dell'insufficiente versamento mediante il cosiddetto ravvedimento operoso comporta il versamento della sanzione ridotta, che deve essere eseguito contestualmente al pagamento della differenza di imposta dovuta e degli interessi moratori. Il termine "contestualmente" va inteso nel senso che il pagamento cumulativo (tributo-sanzione-interessi) deve avvenire entro il "limite temporale" previsto e non necessariamente nel "medesimo giorno" (in tal senso, circolare ministeriale n. 180/E del 10 luglio 1998).
Nel suo caso non vi è stato ravvedimento, poiché non sono stati versati né la sanzione ridotta né gli interessi e, quindi, è corretto ciò che sostiene il Comune.
Non comprendo poi di quali benefici previsti dalla legge finanziaria 2003 lei intenda fruire.



Correzione dell'avviso di accertamento in autotutela

1° Quesito inviato da Fabio in data 22 gennaio 2003
Un altro dei miei casi: Un contribuente riceve un avviso di liquidazione relativo ad un'area edificabile per la quale il Comune ha definito un valore con delibera di Giunta per il 2002 e per gli anni pregressi. L'avviso riporta in modo errato la località in cui è situata l'area. Premetto che il contribuente ha sempre versato per terreni agricoli anche se il terreno è sempre stato edificabile. Il contribuente ricorre in commissione tributaria affermando che:
1) é errata l'indicazione della località;
2) il valore dell'area non gli è mai stato notificato.
Può il Comune annullare in autotutela gli avvisi emessi, correggere l'errore e successivamente riemetterli per le annualità non prescritte? La commissione può annullare gli atti solo per l'errore relativo alla località, anche se il contribuente non ha mai versato nulla per aree edificabili? Ci sono sentenze della Commissione Tributaria per casi analoghi?

1a Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 25 gennaio 2003
Per quanto concerne il caso prospettato, il comune impositore non deve annullare l'avviso di accertamento già notificato, ma solo correggerlo in via di autotutela, e ciò al fine di non rimettere un nuovo accertamento oltre i termini di legge. In sostanza l'atto amministrativo originale resta valido in quanto viene corretta la sola zona o località in cui è situata l'area fabbricabile.
Ritengo azzardato anticipare il giudizio della commissione tributaria adita e non conosco sentenze specifiche per casi analoghi.

2° Quesito inviato da Fabio in data 26 gennaio 2003
Scusa l'insistenza, ma cosa significa tecnicamente correggere l'avviso in autotutela? Il Comune deve inviare al contribuente un nuovo avviso in rettifica dicendo che sostituisce il precedente o deve comunicarlo alla Commissione tributaria o deve fare entrambe le cose? Dove posso trovare informazioni relativamente a cosa deve contenere una rettifica in autotutela?

2a Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 28 gennaio 2003
L'istituto dell'autotutela è una capacità riconosciuta dall'ordinamento alla pubblica amministrazione di riesaminare criticamente la propria attività ed eventualmente correggerla mediante l'annullamento o la rettifica di atti ritenuti illegittimi o infondati.
L'esercizio dell'autotutela è stato concepito dalle previsioni di cui all'art. 68 del D.P.R. 27 marzo 1992 n. 287 e all'art. 2-quater del D.Lgs. 30 settembre 1994 n. 564 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 656 del 30 novembre 1994) e regolamentato dal decreto del Ministero delle Finanze n. 37 dell'11 febbraio 1997.
Salvo che sia intervenuto giudicato, l'atto di autotutela deve essere notificato al soggetto destinatario ed anche all'organo giurisdizionale davanti al quale sia eventualmente pendente il relativo contenzioso.

3° Quesito inviato da Fabio in data 7 febbraio 2003
Grazie Alex, un'ultima precisazione: il decreto del Ministero delle Finanze n. 37 dell'11 febbraio 1997 ,se non erro, parla soltanto dell'annullamento di un atto amministrativo , non della sua rettifica. Esiste qualche decreto che spieghi chiaramente come redigere un atto di rettifica in autotutela onde evitare che venga impugnato dal contribuente per qualche errore formale? Se dalla rianalisi della situazione relativa al contribuente si evince che l'importo non versato è maggiore, una volta corretto l'errore del Comune, può il contribuente pagare il primo avviso rinunciando al ricorso in Commissione?

3a Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 9 febbraio 2003
L'istituto dell'autotutela prevede l'annullamento, totale o parziale, da parte della pubblica amministrazione degli atti ritenuti illegittimi o infondati. Come precisato dalla Direzione regionale delle entrate per la Lombardia, all'annullamento o alla revoca dell'atto debbono ritenersi equiparati sia la riforma che la rettifica del medesimo.
"Per riforma deve intendersi l'ipotesi in cui, non sussistendo i presupposti per il ritiro totale dell'atto, lo stesso viene parzialmente annullato mediante la sua modificazione, da considerare come un ritiro parziale. La rettifica, invece, si ha nell'ipotesi di correzione di un errore materiale contenuto nell'atto emanato e commesso ai danni del contribuente".
Non esiste alcun decreto che spieghi chiaramente come redigere un atto di rettifica in autotutela, ma nel tuo Comune ci sarà pure un segretario comunale o direttore generale che possa aiutarti a redigere il provvedimento di rettifica in autotutela dell'avviso di liquidazione relativo all'area edificabile sbagliata.
Per quanto riguarda la seconda domanda, essendo pendente un ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, il contribuente può decidere di rimettersi alla sentenza del giudice tributario, ma può anche proporre al Comune istanza di conciliazione giudiziale totale o parziale della controversia. La conciliazione può essere proposta pure dal Comune e la sua conclusione può avvenire soltanto davanti alla Commissione provinciale, sia in udienza che fuori udienza.