LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Gli atti impositivi valgono anche come notificazione di rendita catastale

Quesito inviato da Fabio in data 21 gennaio 2003
Un contribuente ha fatto ricorso in Commissione tributaria di primo grado contro una rendita assegnata dall'UTE ad un fabbricato di categoria D. Dopo aver perso il ricorso con regolare notifica della sentenza da parte della Commissione tributaria, l'immobile non ha più subito variazioni di rendita, ma il contribuente ha continuato a pagare su una rendita inferiore a quella assegnata. A seguito di emissione di avvisi di liquidazione da parte del Comune competente, il contribuente in questione (o meglio il nuovo proprietario, visto che nel frattempo si era verificato un passaggio tra società) ha fatto ricorso in commissione tributaria affermando che la rendita assegnata dall'UTE non era mai stata notificata (ma c'è un ricorso ed una sentenza negativa per cui il contribuente doveva conoscere la rendita), chiedendo l'annullamento dell'avviso e, in via subordinata, la rideterminazione da parte del Comune di una nuova rendita più bassa allegando una perizia giurata di un professionista. Secondo voi ha qualche probabilità di vedere accolte le proprie ragioni? Il fatto che il contribuente fosse a conoscenza della rendita basta a sopperire alla mancata notifica?

Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 23 gennaio 2003
A mio avviso, se il ricorso verrà ritenuto ammissibile, è difficile che possa avere esito positivo per il ricorrente.
Per quanto concerne la notifica della rendita, si ricorda che l'ultima parte del comma 3 dell'art. 74 della legge 21 novembre 2000 n. 342 stabilisce che gli atti impositivi emessi sulla base delle attribuzioni e modificazioni della rendita "costituiscono a tutti gli effetti anche atti di notificazione della predetta rendita". Va inoltre precisato che la rendita catastale non può in alcun caso essere rideterminata dal comune, ma soltanto dall'Ufficio del territorio competente.



Per l'abitazione principale vale la dimora abituale

Quesito inviato da Simone in data 21 gennaio 2003.
Leggendo le vostre risposte ai vari quesiti sulla prima casa, ho notato che citate (Il ministero delle Finanze si è più volte espresso nel senso che la dimora abituale può anche non coincidere con la residenza anagrafica) come fonte il Ministero. Vorrei sapere se esiste una circolare, un decreto o una risoluzione del ministero.
Se non esiste tale circolare penso che rimanga a discrezione dei Comuni decidere se applicare o meno la detrazione e la relativa aliquota agevolata.

Risposta inviata dalla redazione dossier.net in data 24 gennaio 2003.
Il suo quesito ci permette di chiarire il problema in questione.
Per espressa previsione dell'art. 8, comma 2, del D.Lgs. 504/92, dall'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale va sottratta la detrazione spettante al soggetto passivo nella misura annua ordinaria di lire 200.000 (ora euro 103,29). Nel secondo periodo, la norma stessa precisa che l'abitazione principale è quella "nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente".
E' facile dunque rilevare che ai fini dell'Ici - ma anche agli effetti dell'Irpef la cui normativa contempla una definizione sostanzialmente analoga (art. 10, comma 3-bis, del Tuir) - il requisito essenziale per il riconoscimento dell'abitazione principale sia l'individuazione della "dimora abituale" e che il legislatore fiscale abbia voluto privilegiare tale concetto rispetto a quello specifico di "residenza anagrafica". Al riguardo, giova rammentare che il ministero delle Finanze, in materia di Isi (Imposta straordinaria sugli immobili), ebbe modo di rilevare che, nel caso in cui l'unità immobiliare risulti effettivamente adibita a dimora abituale del contribuente, occorre prescindere dalle risultanze anagrafiche, le quali hanno efficacia meramente presuntiva e quindi superabile con ogni mezzo di prova idoneo a dimostrare il contrario (in senso conforme, Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 13176 del 4 ottobre 2000).
I concetti di "dimora abituale" e di "residenza anagrafica" di solito coincidono, ma non sempre (in tal senso, circolare ministeriale 138/E del 25 maggio 1996). Da qui la precisazione ministeriale secondo la quale ai fini dell'Irpef - ma anche dell'Ici - il contribuente può attestare, mediante autocertificazione eseguita ai sensi del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000, di avere la dimora abituale in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici (appendice alle istruzioni per la compilazione del modello Unico 2001). Ovviamente, spetta poi al comune impositore di verificare l'attendibilità di questo status, attraverso il controllo dei contratti di energia elettrica, gas ed acqua e mediante l'accesso ispettivo all'unità immobiliare da parte della polizia urbana.
In conclusione, mentre l'aliquota per la determinazione dell'imposta è stabilita dal comune e può essere diversificata con riferimento ai casi di immobili diversi dalle abitazioni, oppure posseduti in aggiunta all'abitazione principale, o di alloggi sfitti, la detrazione per l'abitazione principale compete - per esplicita previsione della norma primaria - al soggetto passivo che vi dimora abitualmente. Pertanto, se le norme regolamentari dovessero eventualmente trovare fondamento, come regola "assoluta", sul concetto di residenza anagrafica, si porrebbero in aperto contrasto con la norma di legge poiché, oltre a non rispettare i principi generali sanciti nella disciplina dell'Ici, violerebbero altresì il dettato costituzionale diretto alla salvaguardia dei diritti e interessi tutelati dalla disciplina stessa quale, ad esempio, la fruizione della detrazione di imposta.



Sospensione dell'iscrizione a ruolo in caso di lite pendente

Quesito inviato da Francesca in data 22 gennaio 2003.
In caso di pendenza di lite fiscale relativa ad una accertamento Ici, è legittima l'emissione del ruolo per l'importo totale dei tributi, sanzioni e interessi emesso da parte del comune? E' possibile la sospensione dell'iscrizione e in che termini?

Risposta inviata da Alex (Redazione dossier.net) in data 25 gennaio 2003.
In pendenza del processo, il pagamento del tributo potrà avvenire nei termini di cui all'art. 68 del D.Lgs. 546/92, dopo la sentenza della commissione tributaria. Si ricorda, inoltre, che il contribuente può chiedere alla commissione tributaria (ma solo in prima istanza) la sospensione dell'atto impugnato qualora dalla sua esecuzione possa derivargli un danno grave e irreparabile.



Attribuzione della rendita definitiva e suoi effetti

Quesito inviato da Angelo in data 22 gennaio 2003.
Gi atti di notifica di rendita (del 2000) relativi ad una unità immobiliare sono pervenuti al contribuente nel mese di dicembre 2001.
Visto l'art.74 della circolare n. 207 del 16/11/2000, è giusto che il comune richieda il pagamento della differenza ICI dovuto per una rendita presunta (determinata in fase di richiesta di accatastamento risalente al 1993) inferiore rispetto alla rendita definitiva comunicata dall'Agenzia del Territorio per gli anni dal 1994 al 2001 ?
La notifica effettuata nel 2001 di una attribuzione di rendita ha effetto retroattivo ai fini ICI?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 31 gennaio 2003.
Se la rendita definitiva è stata attribuita dall'Agenzia del territorio (ex Ute) e pubblicata all'albo pretorio entro il 31 dicembre 1999, il Comune può legittimamente richiedere al contribuente soltanto la differenza di imposta per gli anni pregressi non caduti in prescrizione, e gli avvisi di liquidazione e di accertamento costituiscono a tutti gli effetti anche notificazione della predetta rendita (art. 74, comma 3, della legge 21 novembre 2000 n. 342). Qualora invece la rendita le sia stata notificata per la prima volta nel mese di dicembre 2001, troverebbe applicazione il comma 1 dell'art. 74 della citata legge 342/2000, secondo il quale gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci soltanto a decorrere dalla data della loro notificazione.
Al riguardo, il ministero delle Finanze, con circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001, ha avuto modo di precisare che il Comune, a decorrere dal 1° gennaio 2000 e fino alla data dell'avvenuta notificazione della rendita, non è legittimato a richiedere neanche l'eventuale differenza di imposta. Tale tesi è condivisa sostanzialmente da una parte della giurisprudenza tributaria di merito. Tuttavia, l'indirizzo giurisprudenziale non è affatto univoco e, quindi, per avere una corretta decisione in merito, occorre attendere la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione o (cosa poco probabile) un esplicito intervento del legislatore.



Diritto al rimborso per somme pagate in eccedenza

Quesito inviato da Patrizia in data 23 gennaio 2003.
Nel 1993 ho richiesto al Catasto l'attribuzione della rendita per un immobile rurale che in quello stesso anno ho ristrutturato ad uso di civile abitazione. Dal 1993 al 2000 ho provveduto a pagare l'ICI in base ad una rendita presunta. Nel 2001 l'Ute mi ha notificato la rendita definitiva che è risultata inferiore alla presunta. Posso ottenere il rimborso delle somme versate in eccedenza, compresi gli interessi, a partire dal 1993? Precisamente, quale legge disciplina questo caso?
Una curiosità: se si venisse a conoscenza della rendita inferiore tramite la sola visura catastale richiesta all'Ute, che indica, per esempio, variazione n°__ del 1996 in atti dal _/_/1999, si avrebbe diritto al rimborso a partire dal 1996? E se dalla visura risultasse una variazione del 1994 in atti dal 2002, sarebbe ugualmente possibile presentare istanza di rimborso?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 31 gennaio 2003.
L'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 504/92 dispone, tra l'altro, che il contribuente può chiedere il rimborso entro tre anni dal giorno "in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione". Al riguardo, alcune commissioni tributarie come, ad esempio, quella di Milano (sezione XXXVI, sentenza 358 del 17 gennaio 2001) hanno ritenuto che la data in cui il diritto alla restituzione diviene certo non può che coincidere con l'attribuzione della rendita da parte dell'Agenzia del territorio.
Se invece il diritto al rimborso risulta dalla particolare procedura di liquidazione prevista dall'ultimo periodo del comma 1 dell'art. 11 del D.Lgs. 504/92, come nel caso in esame, il contribuente non è tenuto a presentare alcuna istanza, dovendo provvedere d'ufficio il comune impositore. La medesima conclusione, peraltro, è desumibile dalla previsione dell'art. 1 del decreto interministeriale n. 367 del 24 settembre 1999.
Pertanto, alla luce di questi principi generali, il contribuente può ben pretendere la restituzione delle somme versate in eccedenza, unitamente agli interessi, a decorrere dall'annualità di imposta 1993 (si veda circolare ministeriale n. 4/FL del 13 marzo 2001).
Le norme sopra richiamate valgono anche per gli altri casi da lei prospettati.