LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Rimborso per immobili di tipo D

Quesito inviato da Lella in data 15 gennaio 2003.
Una società ha sempre dichiarato e versato sui valori contabili di un immobile D non accatastato.
Nel 1997 presenta al catasto un doc-fa proponendo un valore, ma continua a versare sui libri contabili.
Nel 1999 presenta al catasto un secondo doc-fa proponendo un valore, continuando però a versare sui libri contabili.
Nel 2002 chiede il rimborso perché la rendita proposta nel 1997 e nel 1999 è inferiore a quella su cui ha sempre versato.
1 - E' corretto dare gli interessi nel rimborso anche se è un suo errore, visto che conosceva la rendita già dal 1997 ?
2 - Se devo dare anche gli interessi, li devo dalla data in cui mi fa la domanda o da quando mi fa il versamento superiore?

Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 18 gennaio 2003.
Secondo l'interpretazione ministeriale, il passaggio dal valore contabile a quello catastale non esplica alcun effetto sulle ANNUALITA' PREGRESSE, nel senso che il minore valore catastale rispetto a quello contabile "non dà diritto a rimborsi di imposta in favore del contribuente, così come il maggiore valore catastale rispetto a quello contabile non dà dirito a recuperi di imposta da parte del comune" (risoluzione n. 27/E del 9 aprile 1998; in senso contrario, Commissione tributaria provinciale di Napoli, sezione XXII, sentenza n. 271 del 7 giugno 1999).
Nel caso prospettato, trattandosi di versamenti di imposta effettuati sulla base del valore contabile anche dopo l'annotazione negli atti catastali della rendita "proposta" mediante la procedura informatica Doc-Fa, ritengo che il contribuente abbia diritto al rimborso delle somme versate in eccedenza.
Per quanto concerne la decorrenza degli interessi, il comma 4 dell'art. 1 del decreto del Ministero delle Finanze n. 367 del 24 settembre 1999 dispone che "Gli interessi decorrono dalla data di presentazione della domanda di rimborso; decorrono, invece, dalla data di esecuzione del versamento indebito, nei casi in cui il diritto al rimborso risulti sulla base dei dati ed elementi direttamente desumibili dalla dichiarazione del contribuente, oppure consegua alla liquidazione effettuata ai sensi dell'art. 11, comma 1, terzo periodo, del D.Lgs. n. 504 del 1992".



Reiterazione dell'accertamento per omessa dichiarazione

1° Quesito inviato da Tramarin Luigi in data 16 gennaio 2003.
Ho ricevuto in data 24/12/2002 accertamento per omessa denuncia per gli anni 1996/97/98. Convocato dall'Ufficio tributi del Comune ho appurato che quest'ultimo non ha mai ricevuto la mia denunci fatta nel 1994 ed in base alla quale ho sempre pagato l' ICI regiolarmente. Ho fatto presente che non , ho gettato la documentazione per gli anni prescritti. Il Comune però pretende da me la prova che, come ho dichiarato, negli anni soggetti all'accertamento non ho fatto la denuncia in quanto tutto era rimasto come in quella originale del 1994 che io sono certo di aver fatto, ma che il Comune asserisce(ora) di non aver ricevuto.

1a Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 18 gennaio 2003.
Nel caso prospettato, se l'obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia Ici risale all'anno 1994, il comune avrebbe dovuto emettere avviso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione entro il 31 dicembre 2000. Pertanto, l'atto impositivo notificato in data 24 dicembre 2002 è da considerare decaduto, e il contribuente può presentare all'ente locale (o spedire mediante raccomandata con avviso di ricevimento) istanza di autotutela, redatta in carta esente da bollo, per chiedere l'annullamento del provvedimento impositivo.
Va inoltre rilevato che la sanzione per omessa dichiarazione non si rinnova di anno in anno, come invece accade per la dichiarazione infedele, ma si applica solo per l'annualità di imposta in cui sussiste l'obbligo dichiarativo (in senso conforme, risposta all'interrogazione parlamentare 4-00702 del 18 settembre 2001). Non si comprende, quindi, l'emissione dell'avviso di accertamento per omessa dichiarazione per gli anni 1996/97/98.

2° Quesito inviato da Tramarin Luigi in data 24 aprile 2003.
In riferimento al mio quesito del 18/01/03 e alla relativa risposta di Alex,faccio presente che l' ho fatta vedere al Comune il quale mi ha inviato una sospensione dei termini. Ora, però, mi ha rinviato gli avvisi sostenendo la sua tesi (sia il fatto che io dovrei tenere la denuncia anche dopo la decadenza dei termini, sia la sua facoltà di reiterare l'accertamento per omessa denuncia tutti gli anni). Se ricorro c'è qualcosa di giurisprudenza a mio favore?

2a Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 28 aprile 2003.
La tesi dell'ufficio Ici è priva di qualsiasi fondamento giuridico. Infatti, in base all'art. 30, comma 10, lettera c), della legge finanziaria n. 488 del 23 dicembre 1999, gli avvisi di accertamento d'ufficio per l'anno 1994 dovevano essere notificati ai contribuenti entro il 31/12/2000. L'accertamento per omessa denuncia notificato in data 24/12/2002 è quindi fuori termine e la sua reiterazione nel 2003 è censurabile sotto il profilo morale, prima ancora che giuridico-amministrativo.
Va inoltre rilevato che l'omessa dichiarazione non rinnova la violazione. Al riguardo, il ministro dell'Economia e delle Finanze, in risposta all'interrogazione parlamentare 4-00702 del 18 settembre 2001 (ricavabile dal sito del Parlamento), ha testualmente precisato, tra l'altro, che la violazione "deve essere sanzionata solamente per il primo anno in cui è stata commessa. Infatti, la dichiarazione costituisce un atto necessario al Comune per conoscere i dati essenziali per quantificare il tributo dovuto. Una volta che il Comune abbia acquistato questi elementi, anche attraverso un atto di accertamento, non si rende più applicabile la sanzione per omessa dichiarazione".
Alla luce di quanto sopra esposto, se farà ricorso contro l'atto illegittimo dell'ufficio Ici, la Commissione tributaria provinciale non potrà che darle ragione, annullando il provvedimento impugnato e condannando il Comune al pagamento delle spese di giudizio per soccombenza.

3° Quesito inviato da Tramarin Luigi in data 05 maggio 2003.
Ho portato al Comune documentazione relativa alla risposta scritta alla più volte da voi citata interrogazione parlamentare 4-00702 sulla non reiterazione dell'accertamento per omessa denuncia (che io ho trovato sul sito della camera con seduta 103 del 25/2/2002 e non con la data da voi riferita) e ho chiesto verbalmente parere al riguardo all' ufficio tributi. Risposta: pur risalendo l'obbligo ad un determinato anno e pur non sussistendo negli anni successivi obbligo in quanto non sono intervenute variazioni e pur in presenza di regolari, totali, puntuali pagamenti per tutti detti anni, loro ritengono di dover sanzionare tutti gli anni successivi, per omessa denuncia, in quanto una risposta del ministro (anche se scritta) ad una interrogazione parlamentare per loro non costituisce giurisprudenza alla quale aderire.
Cosa dite?

3a Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 08 maggio 2003.
Preciso innanzi tutto che la data dell'interrogazione parlamentare 4-00702, da me riportata, è corretta. Infatti essa si riferisce, ovviamente, al giorno di presentazione dell'atto (cioè il 18 settembre 2001), di cui è autore l'onorevole Lucchese, come può agevolmente verificare leggendo la scheda del deputato contenuta nello stesso sito della Camera da lei consultato (sommario delle attività svolte, pagina 12, atto 111 di 140). La data da lei citata è relativa alla risposta fornita dal ministro dell'Economia e delle Finanze, in occasione della seduta n. 103 del 25 febbraio 2002.
Ciò chiarito, è bene far notare all'ufficio tributi del Comune che le interpretazioni ministeriali diramate con circolari, note, risoluzioni o risposte parlamentari sono non vincolanti SOLTANTO per i contribuenti e i giudici, non costituendo fonte di diritto (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 11020 dell'8 ottobre 1997). Esse hanno invece una finalità di supporto o di consulenza per gli enti locali, indirizzando in modo uniforme l'attività degli uffici appartenenti alla pubblica amministrazione. Pertanto risultano vincolanti per i pubblici funzionari, nel senso che la loro violazione può anche essere fonte di responsabilità (si veda Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenze 2092 del 25 marzo 1983 e 2157 del 1° marzo 1988; sezioni unite civili, sentenza 1948 del 24 febbraio 1987).
Con queste precisazioni, ritengo di avere risposto in modo esauriente e conclusivo al suo quesito.



Documentazione che dimostri la ruralità di un fabbricato

Quesito inviato da Lella in data 17 gennaio 2003.
Un contribuente non versa su un fabbricato regolarmente iscritto a catasto dicendomi che lo stesso è rurale per la Circ. Min. Fin. 50/E del 20/03/2000 e la Circ Min. Fin. 118 del 07/06/2000.
Basandomi sul DPR 139 del 23/03/1998, posso chiedere la documentazione che mi dimostri il possesso di tutti i requisiti per ottenere la ruralità?
Non dovrebbe averne fatta richiesta al Ministero delle Finanze ed aver ricevuto una risposta scritta?

Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 24 gennaio 2003.
Per i fabbricati rurali, la circolare ministeriale n. 96/T del 9 aprile 1998 precisa che "La valutazione della sussistenza delle condizioni per il riconoscimento ai fini fiscali della ruralità delle costruzioni è compito precipuo degli uffici preposti all'accertamento delle imposte sugli immobili. Gli Uffici tecnici erariali e gli Uffici del territorio assicureranno in ogni caso le ordinarie consulenze di carattere istituzionale, limitatamente ai requisiti oggettivi dei beni immobili".
A tal fine, per esplicare efficacemente l'attività di accertamento, i comuni impositori possono invitare i contribuenti, evidenziandone il motivo:
- ad esibire o trasmettere atti e documenti;
- a restituire questionari inviati, previamente compilati e firmati.
Al riguardo, è bene rammentare il principio giurisprudenziale secondo il quale gli uffici commettono abuso di potere quando richiedono al contribuente la presentazione di documenti già in proprio possesso (Commissione tributaria centrale, sezione XXVI, decisione n. 5606 del 12 novembre 1996). Né va dimenticato che nel primo periodo del comma 4 dell'art. 6 dello Statuto dei diritti del contribuente, il legislatore ha espressamente disposto che "Al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente". Infatti, per esplicita previsione, il potere istruttorio attribuito ai comuni impositori comprende anche la richiesta di dati, notizie ed elementi agli uffici pubblici "competenti". Tali dati, notizie ed elementi devono però essere rilevanti, ossia determinanti per la procedura di accertamento.
Infine, va rilevato che al comune impositore è consentito l'esercizio di un'attività istruttoria "in ufficio" e non anche "sul campo", cioè effettuando indagini e ispezioni presso gli immobili posseduti dai contribuenti.



Invio di avvisi di liquidazione con un unico plico raccomandato

Quesito inviato da Giampietro in data 18 gennaio 2003.
Vorrei cortesemente sapere se è corretto da parte del Comune la richiesta di riliquidazione dell'imposta Ici, notificatami con un' unica raccomandata in data 23/11/2002, sulla base della rendita catastale da presunta (lire 602.000) a definitiva (lire 1.320.000) per gli anni che vanno dal 1997 al 2000 compreso.
Faccio presente che :
1) - l'immobile è situato in un Comune diverso da quello di mia residenza;
2) - non ho mai avuto nessuna notifica né dall'Ute né tantomeno dal
Comune;
3) - sono venuto a conoscenza della rendita definitiva in data 31/5/2001 in occasione
di una mia richiesta di visura all'Agenzia del Territorio.
Dal documento rilasciatomi risulta una rendita - in atti dal 6/4/1998 - di lire
1.320.000. Dietro consiglio del geometra ho presentato all' Agenzia del
Territorio una richiesta di declassamento. In data 31/10/2001, la stessa mi notifica
un aumento anziché una diminuzione della rendita per un importo pari a lire
1.700.000.
Interpellato il funzionario comunale responsabile dell'ufficio ICI , mi è stato
detto che dovevo pagare (euro 236,84 per ogni anno) in quanto la mia rendita era
stata affissa all'Albo Pretorio entro il 31/12/1999.
Così facendo però mi è stata negata la possibilità di ricorrere alla Commissione
tributaria in quanto non sono residente in quel Comune.
Cosa si può fare?

Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 24 gennaio 2003.
Il comportamento del comune impositore è corretto. Infatti, poiché la rendita definitiva è stata adottata dall'Agenzia del territorio (ex Ute) e pubblicata all'albo pretorio entro il 31 dicembre 1999, il comune può legittimamente richiedere al contribuente soltanto la differenza d'imposta (si veda circolare ministeriale 4/FL del 13 marzo 2001).
Per quanto riguarda la notifica degli avvisi con un unico plico raccomandato, non vi è alcuna norma, allo stato attuale, che disponga la notificazione mediante singole raccomandate nel caso di diversi atti impositivi emessi nei confronti di un unico contribuente e relativi a più annualità (in senso conforme, Commissione tributaria provinciale di Rimini, sezione I, sentenza n. 415 del 17 gennaio 2000).



Istanza di autotutela per avvisi di accertamento illegittimi

Quesito inviato da katia in data 18 gennaio 2003.
Mi hanno notificato due avvisi di accertamento per l' ICI relativi agli anni 1998 e 2000. Controllando la documentazione in mio possesso, i versamenti effettuati sono giusti. Poiché non posso andare di persona all'ufficio tributi del comune, cosa devo inviare per chiudere la pratica: una domanda di annullamento degli avvisi o una istanza di autotutela? Ed in base a quale norma?

Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 24 gennaio 2003.
Lei deve spedire all'Ufficio Ici, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, un'istanza di autotutela, redatta in carta esente da bollo, per chiedere l'annullamento degli avvisi di accertamento relativi agli anni 1998 e 2000. All'istanza dovrà allegare copia delle ricevute dei versamenti di imposta effettuati.
Al riguardo, è utile rammentare che l'istituto dell'autotutela, previsto dall'art. 68 del D.P.R. n. 287 del 1992 e dall'art. 2-quater del D.Lgs. n. 564 del 30 settembre 1994 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 656 del 30 novembre 1994) e regolamentato dal decreto del Ministero delle Finanze n. 37 dell'11 febbraio 1997, è una capacità riconosciuta dall'ordinamento alla pubblica amministrazione di "riesaminare criticamente la propria attività, in vista dell'esigenza di assicurare il più efficace proseguimento dell'interesse pubblico, ed eventualmente correggerla mediante l'annullamento o la revoca di atti ritenuti illegittimi".
Nel caso di specie, l'esercizio del potere di autotutela da parte del comune impositore si rende particolarmente necessario in quanto l'Ufficio Ici non ha computato i pagamenti effettuati regolarmente dal contribuente.