LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa ex coniugale

1° Quesito inviato da Alberto in data 17 luglio 2002
Il coniuge superstite ha sempre il diritto reale d'uso? Se è rimasto vedovo prima del 1975, vale quanto indicato dall'art. 540 del Codice civile, modificato nel 1975, o ha solo l'usufrutto di 1/3? Il defunto non ha lasciato testamento.

1a Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 19 luglio 2002
La previsione di cui al primo periodo del secondo comma dell'art. 540 del codice civile, che riserva al coniuge superstite il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, è entrata in vigore il 20 settembre 1975 a seguito della riforma del diritto di famiglia (legge 19 maggio 1975, n. 151).
Precedentemente, a favore del coniuge era riservato l'usufrutto di 2/3 del patrimonio dell'altro coniuge, salvo quanto disposto dagli artt. 542, 543, 544 e 546 per i casi di concorso.

2° Quesito inviato da Alberto in data 20 luglio 2002
Ringrazio Alex della redazione, ma ci sono ancora "lati oscuri" che non riesco a chiarire, anche perchè mi è stato fino ad ora imposibile trovare un codice civile ante 1975.
Chiarito che prima del 1975 (entrata in vigore del diritto di famiglia)il coniuge superstite non acquisiva il diritto di abitazione, ma aveva solo l'usufrutto parziale degli immobili, mi domando:
1) la modifica all'art. 540 del c.c. avvenuta nel 1975 è retroattiva? cioè chi ha avuto i terzi di usufrutto acquisisce dal 1975 il diritto reale di abitazione, oppure prosegue con la sua quota di usufrutto e pertanto gli eredi figli devono pagare l'Ici per la parte di proprietà (tolto l'usufrutto parziale del genitore superstite)?
2) prima del 1975 come erano le quote riservate al coniuge per successione senza testamento (solo coniuge superstite, coniuge con figli, etc.)? Se le norme del c.c. precedente al 1975 fossero ancora valide per il pagamento dell'ICI, sarebbe utile averle sul sito. C'è qualcuno che le ha?

2a Risposta di Alex (redazione Dossier.Net) in data 23 luglio 2002
Rispondo alle sue domande.
1) La modifica dell'art. 540 del Codice Civile avvenuta nel 1975 non ha effetto retroattivo, per cui gli eredi del de cuius devono pagare l'Ici per la parte di loro proprietà o di usufrutto.
2) Per i casi di concorso nella successione di coniuge, figli legittimi e naturali, ascendenti legittimi, riportare il testo dei singoli articoli appare quasi superfluo, poiché ai fini Ici è possibile rilevare le quote degli eredi semplicemente dal certificato catastale o, meglio, dal certificato rilasciato dal conservatore dei registri immobiliari.



Avviso di accertamento per area edificabile

Quesito inviato da Giuseppe in data 19 luglio 2002
Il comune con avviso di accertamento mi chiede il pagamento ICI per gli anni 97/98/99 di un'area dichiarata edificabile C1 08 piano particolareggiato, ma a tutt'oggi non ancora attuativo poichè lo stesso comune non ha ancora provveduto a dare "conferimento di incarico professionale". Inoltre, il 2° vincolo di inedificabilità, sempre sulla medesima area, è dato dall'AUTORITA' DI BACINO DEL FIUME PO - PIANO PAI- ai sensi della legge 18/5/89 n/183, art. 17, comma 6bis, vincolo che dura dal 1/11/96 al 28/8/99.
1°)Esiste ente o associazione a cui rivolgermi per un aiuto?
2°)Il comune non ha nessun termine o dovere per rendere attuativo l'edificabile?

Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 23 luglio 2002
Se l'avviso di accertamento ti è stato notificato nel 2002, il Comune può chiedere il pagamento dell'imposta soltanto per le annualità '98 e '99, essendo l'anno '97 caduto in prescrizione.
Tuttavia, il tributo è dovuto anche quando gli strumenti urbanistici attuativi non risultino ancora "perfezionati". Al riguardo non esiste alcun termine tassativo per completare, in tutto il loro iter, i piani attuativi. Infatti, secondo l'interpretazione ministeriale, "l'edificabilità non deve necessariamente discendere da piani urbanistici particolareggiati, essendo sufficiente che tale caratteristica risulti da un piano regolatore generale" (risoluzione n. 209/E del 17 ottobre 1997).
Nel caso prospettato, se l'area è stata dichiarata inedificabile, il tributo non è dovuto, almeno come area fabbricabile, per tutta la durata del provvedimento.
Per evitare che l'atto impositivo diventi definitivo, anche se illegittimo, è bene presentare una richiesta di annullamento in via di autotutela, oppure impugnare l'atto con ricorso avanti alla competente Commissione tributaria, entro i termini di legge.



Sanzione per omessa comunicazione di variazione

Quesito inviato da ccmaomao in data 30 luglio 2002
Vorrei porre un quesito che non credo sia di difficile soluzione:
un Comune ha adottato la Comunicazione in sostituzione della dichiarazione, con sanzione di lire 200.000 per immobile non dichiarato. Se c'è un'omessa comunicazione relativamente ad abitazione principale e pertinenza (es. garage) e omesso pagamento, secondo voi la sanzione deve essere di lire 400.000 in quanto sono due immobili catastalmente distinti o di lire 200.000, poichè la pertinenza è ancora "abitazione principale" (posto che fin dal 1999 il Comune riconosceva, tramite regolamento, le pertinenze come abitazione principale)?

Risposta inviata da Alex (redazione Dossier. Net) in data 2 agosto 2002
Se nel regolamento per l'applicazione dell'Ici, adottato ai sensi degli artt. 52 e 59, comma 1, lettera l), del Dlgs 446/97, è stato stabilito che per l'omessa comunicazione di variazione si applica la sanzione amministrativa da lire 200.000 a 1 milione riferita a ciascuna unità immobiliare, nella fattispecie la sanzione va applicata per ogni unità non dichiarata da ciascun soggetto passivo, a nulla rilevando che la seconda unità sia una pertinenza dell'abitazione principale.
Ovviamente, anche in questo caso, se la violazione non è stata ancora contestata e comunque non sono iniziati accertamenti e verifiche, il contribuente può fruire dell'istituto del ravvedimento se la regolarizzazione avviene spontaneamente entro i termini stabiliti.



Differenze Ici da regione a regione

Quesito inviato da Enzo in data 2 agosto 2002
Sono in possesso di un appartamento di 5 vani situato sull'Adriatico in provincia di Teramo e pago in base ai vani (penso). Alcuni dicono che "l'ICI si paga in metri quadrati". Puo darsi che ci sia differenzia da Regione a Regione?

Risposta inviata da Alex (redazione Dossier.Net) in data 5 agosto 2002
L'Ici si paga sulla base della rendita catastale che viene determinata moltiplicando il numero dei vani per la tariffa d'estimo. La rendita, rivalutata del 5%, va poi moltiplicata per il coefficiente 100, in modo da costituire la base imponibile del suo appartamento. Su questa base si applica l'aliquota deliberata dal Comune per determinare l'imposta da pagare. E' questa la regola generale che viene seguita in ogni Comune. Non esistono quindi differenze fra Regione e Regione. L'unica cosa che varia è la tariffa d'estimo, diversa per ogni Comune.



Invio ai contribuenti di scheda sintetica per gli immobili soggetti all'Ici

1° Quesito inviato da Marcandrew in data 21 agosto 2002
Il Catasto di Bergamo ha dal 1999 censito tutto l'arretrato del mio Comune che non ha mai notificato niente ai proprietari. Il Comune, entrato in possesso della banca dati, a tutti i contribuenti ICI e a ciascuno di loro, ha inviato una scheda sintetica con indicati i fabbricati soggetti al pagamento e con il calcolo dell'effettiva tassa da versare.
1)L'invio di questa scheda sintetica vale come notifica della nuova rendita catastale?
2)Chi pagava l'ICI sulla base di una rendita presunta, superiore a quella ora notificata dal Comune, ha diritto ad essere rimborsato dell'eccedenza versata in più negli anni precedenti?
Alcuni di questi contribuenti hanno variato le schede catastali prima ancora che entrasse in vigore la procedura DOC-FA, quindi variazioni senza rendita catastale.
3)Al contrario, chi pagava su una rendita presunta inferiore è obbligato a versare la differenza di quanto non versato negli anni precedenti?
4)Se alla domanda n° 1 la risposta fosse positiva, posso avere gli estremi della legge o della circolare?
Tengo a precisare che sono Sindaco di un piccolo Comune della Bergamasca (Capizzone) e sono io che mi sono preso la briga di fare questo servizio a tutti i contribuenti ICI di Capizzone.

1a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 22 agosto 2002
Ai sensi del comma 3 dell'art. 74 della Legge n. 342 del 21 novembre 2000, i Comuni possono emettere, entro i termini di decadenza indicati nell'art. 11 del D.Lgs. n. 504/92, gli avvisi di liquidazione o di accertamento, al fine di recuperare la sola maggiore imposta che risulta dovuta sulla base della rendita attribuita dagli Uffici del Territorio entro il 31 dicembre 1999, senza però l'applicazione di sanzioni ed interessi.
Gli atti impositivi emessi sulla base delle attribuzioni o modificazioni della rendita "costituiscono a tutti gli effetti anche atti di notificazione della predetta rendita" (circolare ministeriale n. 4/FL del 13 marzo 2001).
In proposito, la Commissione tributaria provinciale di Cuneo, con sentenza n. 67 del 9 aprile 2002, ha ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento dell'Ici con i quali il Comune notifica anche i provvedimenti attributivi o modificativi della rendita catastale, a condizione che questi siano stati adottati dagli Uffici del Territorio entro il 31 dicembre 1999.
Riguardo al secondo punto del quesito, se il contribuente ha pagato più del dovuto ha diritto al rimborso delle somme versate in eccedenza, unitamente agli interessi.

2° Quesito inviato da Marcandrew in data 22 agosto 2002
La scheda sintetica del Comune quindi vale come notifica. Da qualche parte però avevo letto che la nuova rendita ha valore dopo un anno che il catasto l'ha determinata. Pertanto, nel caso di Capizzone, ai signori contribuenti che hanno versato in eccedenza, il rimborso dovrebbe partire dal 2000. Può essere? Preciso che la scheda sintetica è stata inviata nel 2002 e non nel 2000.

2a Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 24 agosto 2002
La scheda sintetica di cui lei parla, se non costituisce vero e proprio atto impositivo, può valere solo come notifica della rendita catastale. Infatti, per poter recuperare la maggiore imposta dovuta, anche per gli anni pregressi non caduti in prescrizione, il funzionario responsabile deve emettere motivati avvisi di liquidazione o di accertamento sulla base della rendita attribuita dall'Agenzia del territorio, così come stabilito dall'art. 11 del D.Lgs. 504/92. Tali atti devono poi essere notificati ai contribuenti entro i termini di decadenza, anche a mezzo posta mediante raccomandata con avviso di ricevimento.
Qualora la rendita sia stata notificata per la prima volta nel corso del 2002, nel senso che per i periodi precedenti (fino al 31 dicembre 1999) la rendita stessa non risulti né adottata né pubblicata all'albo pretorio, troverebbe applicazione la regola generale sancita nel comma 1 dell'art. 74 della legge 342/2000, in forza della quale gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci soltanto a decorrere dalla data della loro notificazione e, quindi, il Comune non potrebbe esigere neanche la differenza d'imposta (in senso conforme, Commissione tributaria provinciale di Firenze, sezione XIX, sentenza 17 del 13 marzo 2001; contra: Commissione tributaria provinciale di Perugia, sentenza 550 del 19 maggio 2001; Commissione tributaria regionale di Firenze, sezione XI, sentenza 17 del 7 giugno 2002).
Il principio cui lei fa riferimento, sancito nel comma 2 dell'art. 5 del D. Lgs. 504/92, secondo il quale la base imponibile è costituita con riferimento al 1° gennaio dell'anno di imposizione, si applica solo in caso di variazione o modificazione della rendita catastale.
Infine, per quanto concerne la restituzione delle somme versate e non dovute, il contribuente può chiedere al comune al quale è stata versata l'imposta il relativo rimborso entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento (quindi non dal 2000) ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione (art. 13, comma 1, del D. Lgs. 504/92).