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Risposta: chiarimento rimborsi ici



Inviato da Redazione dossier.net in data 11 luglio 2003.

In risposta a: chiarimento rimborsi ici inviato da Dr Tanteri in data 09 luglio 2003.

Il suo quesito ci offre l'occasione per ribadire, ancora una volta, la nostra tesi in merito ai rimborsi Ici.
Le norme di carattere generale che regolano la materia sono l'art. 11, comma 1, terzo periodo, e l'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 504/92. Nell'art. 74 della legge 342/2000, come ha rilevato il ministero delle Finanze con la circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001, mancano specifiche disposizioni riguardo ai rimborsi, così pure nell'art. 31, comma 16, della legge finanziaria n. 289/2002.
L'art. 11, comma 1, del decreto Ici prevede, per i fabbricati con rendita "presunta", che il comune, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di attribuzione (a partire dal 1° gennaio 2000, di notifica) della rendita da parte dell'agenzia del Territorio competente, disponga d'uffico e senza necessità di istanza del contribuente il rimborso delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi nella misura indicata nel comma 5 (ora comma 6) dell'art. 14. Poiché il rimborso avviene d'ufficio e non su istanza del contribuente, ci sembra di intuitiva evidenza che non è applicabile la disposizione dell'art. 13 del decreto Ici, la quale prevede il termine decadenziale di tre anni dal pagamento per presentare domanda al comune. Il contribuente, infatti, è legittimato ad attendere la restituzione della maggiore imposta versata e non dovuta anche per l'anno 1993 (in tal senso, art. 1, comma 1, del D.M. n. 367 del 24 settembre 1999). Giova inoltre ricordare che la circolare ministeriale n. 4/FL del 2001 ha sottolineato che "nell'eventualità in cui il contribuente abbia versato il tributo in misura maggiore rispetto a quello che risulta dovuto in base alla rendita attribuita, avrà diritto al rimborso delle somme indebitamente versate, sulle quali devono essere corrisposti gli interessi".
La previsione del comma 1 dell'art. 13, da invocare nei casi in cui non trova appplicazione la procedura di liquidazione regolata dal predetto art. 11, dispone che il contribuente può chiedere il rimborso entro tre anni dal giorno dell'indebito pagamento, ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione. Diverse Commissioni tributarie, come ad esempio quella provinciale di Milano (sezione XXXVI, sentenza 358 del 17 gennaio 2001), hanno ritenuto che il "momento" in cui il diritto alla restituzione diviene certo non può che coincidere con l'attribuzione della rendita (tacitamente accettata dal contribuente) da parte dell'ufficio del Territorio competente. Ai fini del rimborso, quindi, non ha alcuna rilevanza la circostanza che la rendita sia stata attribuita prima o dopo il 31 dicembre 1999.
Riguardo alla seconda domanda, è noto che propendono per l'irretroattività delle rendite catastali attribuite dopo il 31 dicembre 1999 soprattutto le autonomie locali, ma i giudici tributari si sono pronunciati contro tale tesi.
Infine, va ricordato che la disposizione di cui al comma 2 dell'art. 74 si riferiva principalmente a quei contribuenti che, prima dell'entrata in vigore della legge 342/2000, avevano corrisposto oltre alla differenza d'imposta anche le sanzioni e gli interessi. Infatti la citata circolare 4/FL ha avuto modo di precisare che "il comune deve considerare pienamente validi i versamenti effettuati dai contribuenti che abbiano scorporato, dalla somma risultante dall'avviso di liquidazione o di accertamento, l'importo relativo alle sanzioni ed agli interessi che risultassero applicati nell'atto impositivo". Sul punto riteniamo contraddittorio e lesivo del principio costituzionale della ragionevolezza il comportamento del legislatore che, pur riconoscendo il pagamento come non dovuto, lo sottrae all'azione di ripetizione dell'indebito (in senso conforme, Corte Costituzionale, sentenze n. 421 dell'8 settembre 1995 e n. 416 dell'11 ottobre 2000; circolare ministeriale n. 28/E del 20 marzo 2001).