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Risposta: Sanzioni e interessi su rendita a seguito di ricorso



Inviato da Fausto (redazione dossier.net) in data 28 aprile 2003.

In risposta a: Sanzioni e interessi su rendita a seguito di ricorso inviato da Patrizia in data 24 aprile 2003.

Il quesito non evidenzia chiaramente alcuni elementi, come ad esempio la notifica degli atti impositivi mediante affissione all'albo pretorio dal 29 al 31 dicembre 2001, e poi il ritiro da parte del contribuente della raccomandata contenente gli atti stessi in data 8 gennaio 2002. Tuttavia, cogliendo gli aspetti essenziali della questione, ritengo utile rimarcare che la notifica si dà per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario ovvero da persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, secondo il principio contemplato nel comma 4 dell'art. 3, del D.L. n. 261 del 1990 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 331 del 1990) e nel primo comma del novellato art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973. Pertanto, nel caso prospettato, la notificazione valida è, a mio avviso, quella dell'8 gennaio 2002, per cui il Comune è legittimato a richiedere la differenza di imposta limitatamente alle annualità 1998 e successive, a norma dell'art. 27, comma 10, della legge finanziaria 28 dicembre 2001 n. 448.
Per quanto riguarda la sanzione per infedele dichiarazione, essa va ridotta ad 1/4 se, entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione (art. 14, comma 4, del D.Lgs. 504/92).
In conclusione, se il Comune impositore ha introdotto in materia di Ici l'istituto dell'accertamento con adesione del contribuente (cosiddetto "concordato"), il contribuente può presentare all'ufficio tributi una domanda di concordato in carta libera, con l'indicazione del recapito anche telefonico. L'ufficio, entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, invita, anche telefonicamente, il contribuente a comparire. In tal caso, il termine per impugnare l'atto di accertamento viene sospeso per un periodo di 90 giorni a decorrere dalla data di presentazione della domamda di concordato. Il contribuente che entro questo termine non riesce a mettersi d'accordo con l'ufficio non perde quindi la possibilità di ricorrere alla Commissione tributaria provinciale e, inoltre, fruisce della sospensione per 90 giorni del termine per il pagamento della maggiore imposta accertata.