I MESSAGGI DEL VECCHIO FORUM DELLA GUIDA ICI

Esenzione ICI per coltivatori diretti



Inviato da Sergio in data 27 gennaio 2004.

Il problema riguarda un capannone costruito nel 1965 per l'allevamento di pollame di proprietà di una coltivatrice diretta;
Nel 1991 parte del terreno e degli immobili, compreso il capannone, sono affittati al figlio, coltivatore diretto. In particolare il capannone è utilizzato come deposito cereali, deposito attrezzature, lavorazione delle olive prima del trasporto al frantoio, ecc.;
Nel 1993, per la possibilità di affittarlo stabilmente ad una Ditta che lavorava il legno, il capannone è accatastato come C3 (per le ridotte dimensioni del locale) e per il medesimo anno è stata fatta la dichiarazione ICI e sono state pagate regolarmente le imposte. Si precisa che, nel capannone, non vengono fatti lavori d'adeguamento della struttura e che perciò l'immobile rimane come in origine;
Il 31/12/1993 a causa della crisi del settore la Ditta restituisce il capannone, pertanto la coltivatrice lo ricede al figlio che lo riutilizza per l'azienda come ricovero attrezzi, deposito cereali ecc…..;
Il 16/3/1994 la coltivatrice richiede al catasto, producendo tutta la documentazione necessaria, il declassamento dell'immobile da C3 a rurale; (possiede copia della domanda con il numero di protocollo d'acquisizione da parte del Catasto);
A novembre del 2003 la responsabile del settore tributi del Comune, rileva dai dati catastali l'esistenza del fabbricato come C3 e richiede il pagamento per il 1997 e gli anni seguenti il pagamento dell'ICI e relative soprattasse;
La coltivatrice rivolge all'Ufficio delle Entrate per avere spiegazioni circa il mancato aggiornamento della categoria catastale e, da contatti con il responsabile di settore, risulta che la richiesta non è stata evasa nei tempi dovuti e che in ogni caso il TUIR (art. 29) e l'art. 2 del DPR n. 139 del 1998 (regolamento recante le norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova categoria catastale) chiariscono che tutti gli immobili (fabbricati ed immobili strumentali all'esercizio dell'attività agricola) devono essere accatastati nelle categorie più idonee. E' evidente che l'immobile è in regola con le norme e che le eventuali esenzioni delle imposte dipendono esclusivamente dalla qualifica di chi usa l'immobile, pertanto il declassamento da C3 a rurale non è più necessario.
Il 5/12/2003 la coltivatrice presenta al responsabile del procedimento, la documentazione per l'autotutela con relativo Atto Notorio ma nella risposta prot. 25762 del 17/12/03, il responsabile, comunica che l'immobile non possiede i requisiti di ruralità previsti, senza però specificare quali devono essere, precludendo così la possibilità di produrre la documentazione necessaria a comprova di quanto dichiarato.
Dai diversi colloqui avuti con il figlio ed il rappresentante della propria organizzazione sindacale, non emergono informazioni significative. Il responsabile del procedimento fa esclusivo riferimento al regolamento comunale, relativamente all'immobile in oggetto catalogato come C3, e non ritiene debbano essere prese in considerazione le leggi nazionali (D.P.R. 139/98 art. 2 e TUIR art. 29).
Il 12/01/04 la coltivatrice , vista l'irremovibilità del funzionario, è stata costretta a presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale per l'accertamento n. 1321 del 14/10/2003 per l'anno 1997, inoltre, senza attendere l'esito del ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, il responsabile comunale ha trasmesso le richieste di rimborso ICI più le soprattasse anche per gli anni successivi (n. 1423 del 14/10/2003 – anno 1998, n. 1396 del 14/10/2003 – anno 1999, n. 1438 del 14/10/2003 anno 2000 ) con ulteriori aggravi di spese.
Il funzionario comunale avrebbe potuto porsi il dubbio sulla legittimità sulla richiesta dell'imposta, in considerazione:
1. Della buonafede della coltivatrice diretta che si trova in questa situazione quantomeno per essere stata ligia alle regole ed aver accatastato il capannone, rurale, per il periodo che non lo era più;
2. della denuncia ICI e del pagamento le imposte per il periodo corrispondente all'affitto alla ditta che lavorava il legno;
3. della denuncia di variazione ICI per il periodo in cui il capannone è ritornato ad essere usato nell'attività agricola;
4. della denuncia di variazione d'uso dell'immobile presentata all'Ufficio Tecnico Erariale in data 16/03/1994, protocollo n°1846, mai presa in considerazione;
5. delle normative sopra riportate
6.
Si richiede un parere sulla questione, in particolare:
1. la coltivatrice diretta deve pagare?
2. E' giusta la posizione del funzionario comunale?
3. L'Ufficio Tecnico Erariale che non ha evaso nei tempi dovuti la pratica può ridefinire la pratica ora per allora?
4. Se non la può fare, la coltivatrice può chiedere un rimborso all'Ufficio Tecnico Erariale per i danni?
Grazie.