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Autore Discussione: Errori negli avvisi di accertamento  (Letto 6279 volte)
gar
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« inserito:: 29 Gennaio 2009, ore 14:25:22 »

Mio padre, nel 2004, ha avuto due avvisi di accertamento per la stessa casa (l'unica posseduta, in cui abitiamo): uno per omessa denuncia e l'altro per parziale versamento.
Faccio presente che il reddito della casa è più basso dell'importo previsto per l'esenzione e che quindi non è mai stata pagata l'ICI, inoltre mio padre possiede un locale uso commerciale dato in affitto (in cui paga l'ICI).
Per il primo anno (omessa denuncia) l'ufficio tributi, aveva calcolato l'imposta su una rendita catastale errata, e per il secondo anno, aveva attribuito alla casa di abitazione, il pagamento fatto per il locale commerciale.
Dopo essersi presentato in comune per esporre le proprie ragioni, non avendo ottenuto ascolto, ha proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale.
Nel 2008 ha visto accolto i ricorsi con conseguente condanna del comune (il comune ha proposto ricorso in CTR!!).
Oggi è arrivato un nuovo avviso di accertamento per lo stesso immobile e sempre per "parziale versamento" (quando è stato stabilito che il pagamento effettuato si riferisce sempre all'altro immobile).
Come è possibile che accada tutto ciò?
Mio padre dovrà di nuovo ricorrere il CTP, quindi in CTR , ed intanto avrà dovuto pagare somme non dovute, che in un momento di crisi come questo, sono davvero importanti.
Tutto questo in barba allo statuto dei diritti del contribuente.
C'è qualcuno che può suggerire come uscire da questa situazione?
Grazie

GAR
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« Risposta #1 inserito:: 29 Gennaio 2009, ore 20:21:12 »

O_o se non sbaglio riemettere una seconda volta un provvedimento sul quale si è espressa una commisisone (provinciale o regionale) è un po'un suicidio, essendosi formato del giudicato in riguardo.. Per quanto riguarda il dover pagare, potrebbe nel proporre ricorso presentare un'istanza di sospensione del versamento..
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gar
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« Risposta #2 inserito:: 30 Gennaio 2009, ore 00:08:15 »

O_o se non sbaglio riemettere una seconda volta un provvedimento sul quale si è espressa una commisisone (provinciale o regionale) è un po'un suicidio, essendosi formato del giudicato in riguardo.. Per quanto riguarda il dover pagare, potrebbe nel proporre ricorso presentare un'istanza di sospensione del versamento..

Grazie C.A.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge".
Questo è l'articolo 3 della nostra Costituzione!
Quello che volevo evidenziare è il senso di frustrazione e di sfiducia nelle istituzioni che generano questi comportamenti.
Se è vero che il legislatore si è preoccupato di promulgare una legge per stabilire le regole (212/2000 - statuto dei diritti del contribuente), ci sarà un motivo.
Il contribuente è un cittadino a cui fornire un servizio, non un evasore; a prescindere.
Il problema è il comportamento di alcuni funzionari che sono investiti di troppo potere.
In uno stato di diritto (spero che il nostro si possa chiamare tale) ci sono le leggi e TUTTI le devono rispettare; sopratutto chi rappresenta l'istituzione.
E' vero, mio padre potrà ricorrere in CTP ma, anche se gli daranno ancora ragione, avrà speso tempo, soldi, arrabbiature e sopratutto avrà subito una profonda ingiustizia a causa  di qualcuno che, impunemente,  se ne frega della legge.
« Ultima modifica: 30 Gennaio 2009, ore 00:29:37 da gar » Registrato
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« Risposta #3 inserito:: 30 Gennaio 2009, ore 01:04:21 »

Esiste anche un'istituzione chiamata garante dei diritti del contribuente, organizzata mi pare su base regionale... Potreste provare a scrivergli, si sa mai che qualcosa funzioni in questo paese Sorriso
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gar
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« Risposta #4 inserito:: 30 Gennaio 2009, ore 14:28:55 »

Esiste anche un'istituzione chiamata garante dei diritti del contribuente, organizzata mi pare su base regionale... Potreste provare a scrivergli, si sa mai che qualcosa funzioni in questo paese Sorriso

Già fatto: Garante del Contribuente, Difensore Civico......    Pianto
Purtroppo quando il contenzioso è in corso non intervengono.
Inoltre il potere che hanno, a sentire loro, è veramente limitato.
L'alternativa è agire per vie legali contro chi ti tartassa.
Possibile che per far valere un diritto semplicissimo, stabilito dalla legge, si debba sempre comunque adire a vie legali?
In fondo credo che il funzionario comunale giochi proprio su questo fatto. Nessuno, di buon senso, si imbarcherebbe in una causa lunga, costosa e dagli esiti incerti.
Guarda caso tutto è cominciato da quando, all'ufficio tributi, hanno assegnato un compenso in base a quanto riscosso. (Brunetta dove sei!!).
C.A. grazie  per il sostegno morale, se ti viene in mente altro è sempre ben accetto.

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« Risposta #5 inserito:: 31 Gennaio 2009, ore 01:32:18 »

Scrivete all'ufficio tributi tutti i giorni.. entro 30 giorni sono obbligati per legge a rispondervi...
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« Risposta #6 inserito:: 31 Gennaio 2009, ore 13:47:54 »

Scrivete all'ufficio tributi tutti i giorni.. entro 30 giorni sono obbligati per legge a rispondervi...

Nella richiesta di chiarimenti, devo fare riferimento alla legge 241 o che altro?
Grazie
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« Risposta #7 inserito:: 01 Febbraio 2009, ore 18:57:48 »

Sì è la legge 241 del 1990.. oppure puoi presentare interpelli ai sensi dello statuto dei diritti del contribuente (http://www.dossier.net/guida/contenzioso05.htm qua trovi tutte le informazioni a riguardo), anche se per quelle il termine di risposta è più lungo..
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« Risposta #8 inserito:: 01 Febbraio 2009, ore 21:36:51 »

Grazie C.A. inizierò una "corrispondenza" con gli interpelli  Occhiolino
Vediamo che cosa risponde.

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