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Autore Discussione: sanzioni ritardato pagamento  (Letto 17865 volte)
snoopy
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« inserito:: 29 Febbraio 2008, ore 11:51:44 »

ho ricevuto da pochi giorni un accertamento I.C.I., relativo all'anno d'imposta 2005, in "VIOLAZIONE" ai sensi dell'art.161 legge 296/2006, per l'importo di euro 98.00.
ho ritardato il versamento di un solo giorno e mi è stata applicata una sanzione pari al 30% dell'importo dovuto.
giustamente so di dover pagare una sanzione per il mio ritardo, però mi pare una sanzione "eccessiva" e una cifra piuttosto consistente per una violazione lieve.
io devo pagare 0.02 euro ed una sanzione di 98.00 euro..mi pare uno sproposito...
a voi?
qualcuno mi può aiutare?
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« Risposta #1 inserito:: 29 Febbraio 2008, ore 13:44:17 »

La sanzione di 98€ dovrebbe essere stata calcolata, credo, per il tardivo versamento di una rata di circa 327€, non di €0.02.... forse quei 2 centesimi sono il risultato di una imposta versata parzialmente, ma non è per questo che ti è arrivata la sanzione per versamento tardivo.

Infatti si tratta di un solo giorno... rientravi nel periodo, quindi, in cui è possibile effettuare il ravvedimento operoso e, barrando la casella "ravvedimento" ed aggiungendo il 3,75% di sanzione al tuo versamento, + qualche centesimo di interessi, saresti andato a posto e il comune non ti avrebbe sanzionato col 30%.

Purtroppo è corretta la sanzione che ti hanno mandato. Anche 1 un solo giorno di ritardo, senza ravvedimento operoso, implica il recupero di una sanzione del 30% da parte dell'ufficio tributi.

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« Risposta #2 inserito:: 29 Febbraio 2008, ore 19:01:56 »

la sua risposta è la stessa fornita dal comune. (non mi sono espressa bene:i due centesimi sono la mora per il ritardato pagamento di un giorno, e questi non me li hanno neanche chiesti!)
purtroppo, io non sono un addetto ai lavori e la possibilità di pagare una piccola quota in aggiunta " per il ravvedimento" la scopro solo ora, a mie salate spese. per il futuro ne farò tesoro. Mentre per il canone televisivo il fatto che si possa pagare in ritardo con "una piccola sovrattassa" è detto e ridetto tutti i giorni, per l'ici questo non avviene. Inoltre perchè gli accertamenti avvengono con anni e anni di ritardo, e cioè quando il ravvedimento non è più possibile.?

Ribadisco, mi sembra un' ingiustizia, la sanzione è sproporzionata rispetto alla violazione. Forse non sono stata chiara nella formulazione della mia richiesta. Vorrei un aiuto in merito alle possibili ipotesi per contestare la sanzione, su eventuale giurisprudenza in materia, se c'è. Se il ricorso alla commissione tributaria ha qualche speranza di vittoria, se si può stare in giudizio da soli, ecc....

in ogni caso grazie per aver risposto.
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« Risposta #3 inserito:: 01 Marzo 2008, ore 12:26:52 »

Onestamente non vedo nessun motivo per fare un ricorso alla commissione: il comune non e' tenuto a proporre un ravvedimento prima di emettere una liquidazione, e la percentuale del 30% di sanzione per il ritardato versamento e' cosa certa e assodata, non una decisione presa a discrezione del comune, ma derivante dalla legge nazionale.
Al comune e' solo data facolta' di inserire nel regolamento comunale un'eventuale tolleranza di "x" giorni di ritardo che non verranno sanzionati, quindi verificherei che per l'anno che e' stato liquidato non ci fosse una qualche clausola del genere nel regolamento adottato dal comune. Per quanto riguarda la sproporzione beh, posso essere d'accordo a livello personale ma questo non e' certo un argomento che una commissione tributaria provinciale puo' accettare come motivazione di ricorso.

Aggiungo, che nel momento in cui il comune inizia un'attivita' di accertamento su di un contribuente, questi perde automaticamente il diritto al ravvedimento, in quanto con ravvedimento non si intende "sconto amicizia" ma semplicemente una forma di autodenuncia. Quindi sarebbe un controsenso autodenunciarsi dopo che e' stato il comune a rilevare la differenza. Inoltre i controlli avvengono a distanza di tempo non perche' ci sia l'intendo fraudolento del comune, ma perche' ovviamente per l'anno d'imposta 2007 ad esempio il contribuente versa due rate, una a giugno 07 e una a dicembre 07. Infine presenta dichiarazione di variazione a luglio 2008. Tempo che le dichiarazioni sono tutte pervenute (settembre ottobre 2008) e vengono inserite per il controllo si arriva facilmente a fine 2008\inizio 2009. In piu' se il comune controllasse subito i versamenti, toglierebbe la possibilita' di ravvedimento anche a chi e' a conoscenza della procedura, dato che come detto prima il ravvedimento e' possibile solo fino a quando il comune non ha iniziato la fase di accertamento.

Detto questo posso solo consigliarti di pagare con un po'di anticipo le prossime volte: il 15 giugno non e' una data tassativa, nessuno vieta di pagare il 5 maggio..
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« Risposta #4 inserito:: 03 Marzo 2008, ore 14:32:22 »

Premesso che non sono un evasore, e non sono una ritardataria, io ho prenotato sul mio computer il versamento con f24, ma qualcosa non ha funzionato ed io non vedendo l'addebito mi sono precipita a fare sempre on line un nuovo f24. Non posso neanche rivolgermi alla banca perche l'f24 l'ho inserito io.
In merito alla "sproporzione" della sanzione di cui Lei si dice d'accordo a livello personale, non c'è anche un principio legale che dice che  la sanzione deve essere proporzionata all'illecito commesso? non è anticostituzionale se c'è sproporzione? e questo non è un buon motivo per fare opposizione?
Anche il responsabile dell'ufficio Tributi del Comune ritiene, sempre a titolo personale che la sanzione sia "troppo dura". Per quale motivo il comune dovrebbe fissare un termine di tolleranza di X giorni? quando nelle sue casse possono arrivare più soldi?, la legge non dà la possibilità di applicare sanzioni ridotte,  la legge non l'ha fatta lui.
Tenuto conto della risposta del Comune la "tolleranza"non dovrebbe essere presente, in ogni caso come si fa a controllare se e previsto un termine di tollerenza in quel comune? e perchè in alcuni comuni si ed in altri no.
la norma può essere considerata anticostituzionale?
grazie.
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« Risposta #5 inserito:: 03 Marzo 2008, ore 20:31:52 »

Partendo dal fondo, onestamente non ho le competenze per valutare se una legge è o meno anticostituzionale. Posso solo dire che la norma del 30% per il ritardo è ormai consolidata da vari anni, quindi penso che questo tipo di contestazione sarebbe già stato battuto da avvocati ed esperti difensori di ditte o contribuenti che di certo in questi anni sono incorsi in questo tipo di provvedimento.
La domanda che Lei pone è se è consigliabile appellarsi ad una commissione tributaria avendo come tesi l'incostituzionalità delle sanzioni sul ritardo. Io non posso proprio dirLe che vincerà il ricorso. A mio parere ingrasserà semplicemente le tasche dell'avvocato (perchè ovviamente è possibile andare in giudizio da soli, ma esistono tutta una serie di dettagli, formalità etc. che si è quasi taglieggiati a prendersi un avvocato se già non si è ben versati nella materia dei ricorsi tributari), ma chissà..
Per quanto riguarda la differenza fra comuni, è come parlare delle aliquote o delle detrazioni: ci sono comuni che fissano le aliquote al 4, al 5, al 6 o al 7, comuni che fissano detrazioni minime, a 103 euro, o massime a 258 o qualsiasi cosa nel mezzo.. Insomma l'ici è una tassa "malleabile", sotto alcuni aspetti adattabile alle esigenze del comune che la applica, sotto altri no (e la % di sanzioni per l'accertamento di ritardato versamento è uno di questi, infatti laddove per omissioni e infedeltà il comune ha un range che va dal 50 al 200% dell'imposta, per ritardi e minori versamenti è fissa al 30%). Sul "che vantaggio trae il comune, il comune è contento solo se ottiene più soldi", correggerei la massima proposta in "il comune è contento solo se, pur ottenendo più soldi, riesce a farsi rieleggere per il quinquennio successivo".

Per verificare se è previsto un qualche termine di tolleranza, dovrebbe chiedere all'ufficio tributi di fornirle una copia del regolamento ici in vigore nell'anno d'imposta per cui è stato accertato il ritardo di versamento.

Sperando di essere di aiuto,

Prego.
« Ultima modifica: 03 Marzo 2008, ore 20:34:11 da C.A. » Registrato
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« Risposta #6 inserito:: 04 Marzo 2008, ore 12:23:00 »

Come C.A. ha già scritto, anche secondo me non ci sono i presupposti solidi per poter vincere un ricorso con questa motivazione, in quanto le sanzioni per parziale/tardivo/omesso versamento sono regolamentate dal D.Lgs. 471/97, art.13 comma 1.

Il Comune non ha sbagliato a mandarle la sanzione del 30%, in quanto questo versamento è effettivamente arrivato nelle sue casse in ritardo, e loro hanno applicato la normativa di cui sopra...
magari, se proprio vuol far qualcosa, io punterei più sulla CAUSA che ha impedito al Suo f24 di arrivare al comune e vedere se, sempre supponendo, si possa imputare la responsabilità a chi gestisce il servizio internet che Lei ha utilizzato e, una volta accertata che la colpa non è la Sua, andare a bussar cassa a chi di dovere....

Se la Responsabilità di questo errore tecnico fosse anche del Comune, allora potrebbe provare addirittura a far pressione sull'Ufficio Tributi per farsi annullare l'avviso (meglio andare direttamente dall'assessore Occhiolino )...

la Sua buona fede è senz'altro indubbia, ma SE non è stata Lei la responsabile, ma magari un mancato funzionamento del servizio online che le ha rilasciato una ricevuta e poi non è stato fatto l'addebito sul suo conto, non è giusto che questa sanzione sia Lei a doverla pagare...

ma tutto questo discorso, si ricordi, ESULA COMPLETAMENTE dalla normativa sull'ICI:
la sanzione che le è stata inviata è corretta, e non credo che per le vie legali riuscirebbe a farsela annullare, ne tantomeno a ridurre....


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