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Autore Discussione: accertamento ICI su immobile concesso in uso ad un familiare  (Letto 6966 volte)
micemar
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« inserito:: 14 Novembre 2007, ore 16:52:08 »

Nel 2006 l'Ufficio Comunale dei tributi ha accertato che, pur essendo previsto da Regolamento Comunale dell'ICI, mia suocera ha concesso alla due figlie in comodato gratuito i due appartamenti di cui lei è usufruttuaria usufruendo, in entrambi i casi, della detrazione per la I^ casa. Questo era previsto dal Regolamento a patto che la stessa autocertificasse detta condizione. L'autocertificazione è stata prodotta ed è stato evidenziato come tale situazione, anche da Ufficio Anagrafe e Tributi, persistesse dal 1999. Quest'anno, a parere dell'Ufficio Tributi, dovrebbe ugualmente pagare il tributo per intero e senza riduzioni, in quanto detta autocertificazione non ha effetto retroattivo. Gradirei avere un parere in merito alla questione che per me risulta essere alquanto vessatoria.
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gioghi
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« Risposta #1 inserito:: 15 Novembre 2007, ore 10:57:34 »

PURTROPPO TUA SUOCERA HA TORTO. INFATTI LA AUTOCERTIFICAZIONE NON HA VALORE RETROATTIVO, ANZI HA EFFETTO DAL 1°GENNAIO SUCCESSIVO ALLA PRESENTAZIONE DELLA RICHIESTA. Occhi al cielo
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francyman8
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« Risposta #2 inserito:: 19 Novembre 2007, ore 16:46:45 »

tecnicamente il contratto di comodato d'uso gratuito può essere stipulato in forma verbale, infatti il cc non lo include nei contratti che necessitano di forma scritta. Se parti da questo presupposto il contratto tra le parti è stato stipulato sin dal 1999 ed il comune ti può solo sanzinare per l'omessa denuncia (51 euro). Prova a fare questo ragionamento all'ufficio e fammi sapere...
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micemar
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« Risposta #3 inserito:: 20 Novembre 2007, ore 10:33:36 »

Dall'Ufficio anagrafe del Comune risulta quanto ho precisato nel quesito. Il Regolamento non prevede alcun comodato d'uso, anche solo in forma verbale, ma solo la suddetta autocertificazione. A parer mio si potrebbe applicare il principio che "tutta la pubblica amministrazione, compresi i comuni, dovrebbe improntare lo svolgimento della propria attività, non a trarre profitto dall'errore del contribuente, ma a principi di correttezza, imparzialità e buona amministrazione, così come stabilito dall'art. 97 della Costituzione (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 4878 del 27 gennaio 1988)". Questa mi pare l'unica via di uscita.
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francyman8
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« Risposta #4 inserito:: 27 Novembre 2007, ore 16:06:03 »

sinceramente credo sia una battaglia contro i mulini a vento
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