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Autore Discussione: Abitazione principale di imprenditore agricolo  (Letto 5495 volte)
Gianluigi
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« inserito:: 19 Settembre 2002, ore 10:12:07 »

Salve,

volevo porre un quesito, mi è stato notificato un avviso di accertmento ICI e vorrei avere alcune delucidazioni.
Io sono imprenditore agricolo e possiedo oltre ai fabbricati dedicati all'attività agricola che il Comune ha riconsciuto esenti ICI (in base alla legge, mi è stato detto), anche l'abitazione dove vivo con la mia famiglia composta da me, mia moglie e 2 figli. Io non avevo mai pagato l'abitazione principale ma il Comune invece ora mi richiede anche gli arretrati perchè dice che essendo un immobile di 10 vani di categoria a7, non è nel limite di 8 vani (5 vani per me + 3 per i miei familiari).
Mi è stato detto che pur rispettando alcuni requisiti richiesti non sono tutti soddisfatti, uno di cui mi ricordo è che l'immobile non serve all'attività agricola non essendo vicino ai fondi coltivati, ma mi chiedo dove devo abitare in stalla?
Ciò che mi è stato riferito è corretto o posso fare ricorso?
Scusate se non sono stato molto chiaro, ma quelli che mi hanno gestito sino ad ora l'ICI sono degli incompetenti e quindi  mi sono avvicinato solo ora alla materia
Grazie                                                                                                                                                  
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« Risposta #1 inserito:: 20 Settembre 2002, ore 18:41:38 »

Citazione
Salve,

volevo porre un quesito, mi è stato notificato un avviso di accertmento ICI e vorrei avere alcune delucidazioni.
Io sono imprenditore agricolo e possiedo oltre ai fabbricati dedicati all'attività agricola che il Comune ha riconsciuto esenti ICI (in base alla legge, mi è stato detto), anche l'abitazione dove vivo con la mia famiglia composta da me, mia moglie e 2 figli. Io non avevo mai pagato l'abitazione principale ma il Comune invece ora mi richiede anche gli arretrati perchè dice che essendo un immobile di 10 vani di categoria a7, non è nel limite di 8 vani (5 vani per me + 3 per i miei familiari).
Mi è stato detto che pur rispettando alcuni requisiti richiesti non sono tutti soddisfatti, uno di cui mi ricordo è che l'immobile non serve all'attività agricola non essendo vicino ai fondi coltivati, ma mi chiedo dove devo abitare in stalla?
Ciò che mi è stato riferito è corretto o posso fare ricorso?
Scusate se non sono stato molto chiaro, ma quelli che mi hanno gestito sino ad ora l'ICI sono degli incompetenti e quindi  mi sono avvicinato solo ora alla materia
Grazie


Il quesito non contiene tutti gli elementi per poter fornire una risposta puntuale ed esaustiva. Tuttavia, cogliendo gli aspetti essenziali della problematica, ritengo non condivisibile il provvedimento adottato dall'ente locale. Al riguardo, l'art. 9, comma 5, del decreto legge n. 557 del 30 dicembre 1993, convertito con modificazioni nella legge 26 febbraio 1994 n. 133, prevede che nel caso di utilizzo di PIU' UNITA' ABITATIVE da parte di componenti lo stesso nucleo familiare, non debbono sussistere più di cinque vani catastali o, comunque, di 80 metri quadrati per un abitante e di un vano catastale, oppure di 20 metri quadrati per ogni altro abitante oltre il primo.
Secondo il Ministero delle Finanze, però, tale verifica non si rende necessaria quando si è in presenza di UNA SOLA UNITA' IMMOBILIARE AD USO ABITATIVO, in quanto il reddito dominicale dei terreni è comprensivo della redditività delle costruzioni rurali asservite, ancorché destinate ad edilizia abitativa da parte del soggetto che conduce il terreno (circolare ministeriale n. 50/E del 20 marzo 2000 e circolare della direzione centrale per la fiscalità locale n. 2037 di protocollo del 6 febbraio 2001).
Per quanto riguarda la seconda parte del quesito, giova ricordare che il comma 4 dello stesso articolo 9 sopra citato dispone esplicitamente che "Fermi restando i requisiti previsti dal comma 3, si considera rurale anche il fabbricato che non insiste sui terreni cui l'immobile è asservito, purché entrambi risultino ubicati nello stesso comune o in comuni confinanti". Tuttavia, a mio avviso, occorrerebbe comunque la sussistenza di un collegamento funzionale con l'esercizio dell'attività agricola e delle attività connesse.
In conclusione, le consiglio di presentare un'istanza di autotutela all'Ufficio Ici per chiedere l'annullamento dell'atto impositivo e, nel caso di risposta negativa o di silenzio da parte del funzionario responsabile, può proporre ricorso, entro 60 giorni dalla notificazione dell'avviso di accertamento, alla competente Commissione tributaria provinciale, tenendo in debita considerazione il principio secondo il quale la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese di giudizio (art. 15 del Dlgs 546/92). Se però il Comune ha adottato in materia di Ici l'istituto dell'accertamento con adesione (cosiddetto "concordato"), potrebbe presentare domanda in carta libera, con indicazione del recapito anche telefonico. L'Ufficio, entro quindici giorni dal ricevimento della domanda, la inviterà a comparire, ma intanto viene sospeso per un periodo di 90 giorni sia il pagamento del tributo, sia il termine per ricorrere alla Commissione tributaria. Qualora in sede di contraddittorio non riesca ad ottenere l'annullamento dell'avviso di accertamento o a mettersi d'accordo con l'Ufficio, non perde la possibilità di ricorrere alla Commissione tributaria provinciale.
Fausto C. (redazione Dossier.Net)                                                                                                                                                  
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