Il Forum dei Contribuenti
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 inserito:: 16 Giugno 2013, ore 15:56:07 
Aperta da Bagna - Ultimo messaggio da cafca
Immagino che abbia già risolto il problema. Comunque, invio ugualmente la mia opinione, qualora possa rivelarsi utile.
Nel suo caso la normativa di riferimento è costituita dall'articolo 13, comma 2, del Decreto Legge n. 201/2011 (chiamato Decreto Salva Italia, convertito nella legge 22 dicembre 2011 n. 214, http://www.dossier.net/guida/norme/articolo-13-decreto-legge-201-2011-aggiornato.htm) e - soprattutto - dalla circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012 emanata dal Ministero delle Finanze (specificatamente, il paragrafo 6, http://www.dossier.net/guida/norme/imu_circolare_n_3_df_18_5_2012.pdf).
Per comodità, le riporto il testo che mi sembra molto chiaro.

6. L'ABITAZIONE PRINCIPALE E LE RELATIVE PERTINENZE

Nel presupposto impositivo dell'IMU è ricompreso anche il possesso dell'abitazione principale e delle relative pertinenze. Conseguentemente, l'art. 13, comma 14, lett. a), del D. L. n. 201 del 2011, ha abrogato l'art. 1 del D. L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, che aveva introdotto, per gli immobili in discorso, l'esenzione dall'ICI.
Rispetto a quanto previsto per l'ICI, la definizione di abitazione principale presenta dei profili di novità. Infatti, l'art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011, stabilisce che per "abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile". Dalla lettura della norma emerge, innanzitutto, che l'abitazione principale deve essere costituita da una sola unità immobiliare iscritta o iscrivibile in catasto a prescindere dalla circostanza che sia utilizzata come abitazione principale più di una unità immobiliare distintamente iscritta in catasto. In tal caso, le singole unità immobiliari vanno assoggettate separatamente ad imposizione, ciascuna per la propria rendita. Pertanto, il contribuente può scegliere quale delle unità immobiliari destinare ad abitazione principale, con applicazione delle agevolazioni e delle riduzioni IMU per questa previste; le altre, invece, vanno considerate come abitazioni diverse da quella principale con l'applicazione dell'aliquota deliberata dal comune per tali tipologie di fabbricati.
Il contribuente non può, quindi, applicare le agevolazioni per più di una unità immobiliare, a meno che non abbia preventivamente proceduto al loro accatastamento unitario.
La disposizione in questione consente di superare per l'IMU, in maniera inequivocabile, i contrasti interpretativi tra prassi e giurisprudenza sorti in materia di ICI.
L'altro aspetto di novità consiste nel fatto che per abitazione principale si deve intendere l'immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. In altri termini, il legislatore ha innanzitutto voluto collegare i benefici dell'abitazione principale e delle sue pertinenze al possessore e al suo nucleo familiare e, in secondo luogo, ha voluto unificare il concetto di residenza anagrafica e di dimora abituale, individuando come abitazione principale solo l'immobile in cui le condizioni previste dalla norma sussistono contemporaneamente, ponendo fine, anche in questo caso, alle problematiche applicative che sulla questione hanno interessato l'ICI.
La disposizione in commento precisa, inoltre, che, nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, l'aliquota e la detrazione per l'abitazione principale e per le relative pertinenze devono essere uniche per nucleo familiare indipendentemente dalla dimora abituale e dalla residenza anagrafica dei rispettivi componenti. Lo scopo di tale norma è quello di evitare comportamenti elusivi in ordine all'applicazione delle agevolazioni per l'abitazione principale, e, quindi, la norma deve essere interpretata in senso restrittivo, soprattutto per impedire che, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso comune, ognuno di loro possa usufruire delle agevolazioni dettate per l'abitazione principale e per le relative pertinenze.
Se, ad esempio, nell'immobile in comproprietà fra i coniugi, destinato all'abitazione principale, risiede e dimora solo uno dei coniugi - non legalmente separati - poiché l'altro risiede e dimora in un diverso immobile, situato nello stesso comune, l'agevolazione non viene totalmente persa, ma spetta solo ad uno dei due coniugi. Nell'ipotesi in cui sia un figlio a dimorare e risiedere anagraficamente in altro immobile ubicato nello stesso comune, e, quindi, costituisce un nuovo nucleo familiare, il genitore perde solo l'eventuale maggiorazione della detrazione.
Il legislatore non ha, però, stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative.
Per quanto riguarda la definizione delle pertinenze dell'abitazione principale, l'art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011, stabilisce che "per pertinenze dell'abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo".

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 inserito:: 10 Giugno 2013, ore 19:05:01 
Aperta da Bagna - Ultimo messaggio da Bagna
Buonasera a tutti e grazie in anticipo a chiunque vorrà rispondere.
Nel corso del 2012, insieme con mia moglie, abbiamo acquistato un appartamento al di fuori del nostro comune di residenza e per beneficiare dell'agevolazione fiscale della prima casa, abbiamo cambiato residenza entrambi.
Passato abbondantemente il minimo periodo atto a quelli che sono i controlli di legge, come consigliato dal commercialista, ho richiesto ed ottenuto nuovamente la residenza nel paese dove lavoro e risiedo. Mia moglie, per motivi di lavoro, ha invece mantenuto la residenza nell'appartamento di cui sopra.
Ovviamente io pagherò come seconda casa il 50% dell'appartamento.
A questo punto sorgono alcune domande:

1. E' possibile mantenere come coniugi, due residenze diverse?
2. L'appartamento dove abito attualmente, che è di mia esclusiva proprietà, è prima casa?
3. Il 50% dell'appartamento di cui sopra intestato a mia moglie è prima casa?
4. Qual'è la legge e/o il decreto che regolamenta questo tipo di situazione?

Grazie

Diego

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 inserito:: 08 Giugno 2013, ore 17:52:02 
Aperta da Adri77 - Ultimo messaggio da francyman8
il tuo ragionamento non fa una piega. 30% prima casa e 70% seconda.

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 inserito:: 08 Giugno 2013, ore 17:50:47 
Aperta da alessandro49 - Ultimo messaggio da francyman8
Mai situazione è stata più chiara: ha 1/3 della proprietà? si! Ci risiede e ci dimora? no! Deve pagare!

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 inserito:: 07 Giugno 2013, ore 09:05:43 
Aperta da alessandro49 - Ultimo messaggio da Adri77
dipende tutto se vostro fratello vi ha lasciato l'usofrutto, nel mio comune in un caso simile al vostro hanno fatto pagare  come seconda casa ai famigliari che non ci abitano perche' per l'appunto a catasto risultano proprietari in toto e non della nuda proprietà. Nel caso invece dei miei genitori, avendo l'usofrutto la nonna, non pagano.

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 inserito:: 05 Giugno 2013, ore 11:05:04 
Aperta da alessandro49 - Ultimo messaggio da alessandro49
Siamo tre fratelli che hanno ricevuto in eredità una quota dell'appartamento dei genitori, ambedue deceduti, nella misura di 1/3 ciascuno.
Sino all'anno scorso in tale appartamento abitava stabilmente mia madre e uno dei tre fratelli, che l'accudiva.
L'anno scorso è deceduta anche mia madre (mio padre è morto 30 anni fa), dopo di che nell'appartamento attualmente ci vivono il fratello che la accudiva e il sottoscritto, (fino all'anno scorso ero in affitto in tutt'altra parte della città).
Il terzo fratello, da almeno trent'anni, vive con la sua famiglia in una casa di proprietà, situata a Bergamo.
La situazione quindi è questa due dei tre fratelli vivono stabilmente in questo appartamento, di fatto come loro prima e unica casa, mentre il terzo vive stabilmente con la sua famiglia nella sua "prima" casa, che come detto, è situata in un'altra città.
La  domanda è la seguente:
La quota di proprietà ricevuta in eredità da questo terzo fratello, configura la quota medesima come seconda casa, visto che già possiede assieme alla moglie, una sua "prima" casa ?
E nello specifico, deve pagare l'IMU dovuta come 2° casa?
Sarebbe davvero assurdo, visto che è l'unico dei tre fratelli  che non usufruisce in alcun modo di quell'appartamento, né è interessato a usufruirne in futuro, tant'è che se fosse possibile rinunciare legalmente a quella quota, lo farebbe immediatamente.
Qualcuno può aiutarmi a capire cosa bisogna fare in questi casi, visto che le leggi in merito sono complesse?
Grazie infinite a chi mi può dare delucidazioni.
Alessandro

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 inserito:: 03 Giugno 2013, ore 11:27:15 
Aperta da Adri77 - Ultimo messaggio da Adri77
Abito in un appartamento adiacente ad un capannone, io possiedo di tutto la quota del 30% (ma non pago affitto agli altri proprietari) come devo calcolare l'Imu?

il 30% del capannone e uffici al 7,6 ma sull'appartamento dove risiedo? Gli altri propietari devono calcolare per il loro 70% L'imu come seconda casa ed io per il mio 30% come prima casa?
Sono un po' dubbiosa.
Ringrazio per i chiarimenti.

 58 
 inserito:: 02 Giugno 2013, ore 16:41:29 
Aperta da degaudio - Ultimo messaggio da degaudio
Per diversi motivi personali, ho acquistato un immobile (A) come prima casa godendo delle agevolazioni ma non sono riuscito a spostare la residenza nei 18 mesi previsti dalla legge. Di conseguenza, pensavo tramite ravvedimento operoso, di pagare le dovute differenze all'agenzia delle entrate perdendo così i benefici per l'acquisto della prima casa.
Nel frattempo, questo immobile (A) è stato donato ad un familiare e ho acquistato un altro immobile (B) che adibirò a prima casa (questa volta spostando la residenza!)
La mia domanda è:
Posso recuperare tramite credito di imposta, le tasse che andrò a spendere per l'acquisto della seconda prima casa (B) detraendo l'importo da quello che ho già pagato per la prima casa (A) di cui ho perso i benefici?
Grazie a chiunque risponda.

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 inserito:: 02 Giugno 2013, ore 14:03:13 
Aperta da degaudio - Ultimo messaggio da degaudio
Salve,
dopo estenuanti ricerche online e domande a commercialisti e notai, ancora non trovo una risposta per il mio problema riguardante l'agevolazione prima casa.
In sintesi gli avvenimenti:

  • Ho comprato all'asta un appartamento usufruendo delle agevolazioni per l'acquisto prima casa. Il decreto di trasferimento del giudice (equivalente del rogito) reca come data fine ottobre 2011.
  • Come prevede la legge, per usufruire delle agevolazioni, avrei dovuto spostare la residenza entro 18 mesi (aprile 2013) ma ciò non è avvenuto per due motivi: l'appartamento è ancora in fase di ristrutturazione (quando si compra all'asta l'immobile viene consegnato completamento vuoto) e quindi inabitabile; durante il periodo invernale (da fine novembre a fine aprile) mi trovo fuori provincia per motivi di lavoro e di conseguenza non ho fatto in tempo a finire la ristrutturazione e l'appartamento si trova ancora allo stato grezzo senza rivestimenti.
  • Durante l'estate 2012 ho fatto richiesta informale (niente di scritto) al comune per avere la residenza ma il comune l'ha rifiutata dicendomi che l'appartamento doveva essere abitabile ma ciò non era possibile per via della ristrutturazione in corso.
  • Qualche settimana fa (inizio maggio 2013), sono stato costretto per motivi familiari a cedere tramite donazione, questo appartamento ad un mio familiare e nel frattempo mi sono impegnato ad acquistarne un altro in differente comune. Al momento del rogito (non ancora avvenuto), farò richiesta per l'agevolazione prima casa dove trasferirò la residenza.

Visti i fatti fin qui avvenuti (acquisto prima casa all'asta, mancato trasferimento della residenza e successiva donazione a cui farà seguito un nuovo acquisto), mi trovo ora in una situazione decisamente critica.
Vorrei far notare che per l'acquisto di immobili all'asta, l'iva si paga non sul valore catastale ma bensì sul valore reale di acquisto, di conseguenza, il rischio è di dover pagare al fisco una grossa differenza nel caso perdessi il diritto all'agevolazione.

Le mie domande a riguardo sono:

  • Rischio che l'agenzia delle entrate mi chieda di pagare la differenza dell'iva risparmiata tramite agevolazione prima casa? (soldi che al momento non ho disponibili).
  • Secondo voi è possibile trattare con l'agenzia delle entrate per risolvere la questione nel miglior modo possibile?
  • Potrebbe bastare una dichiarazione del comune dove si attesta che ho chiesto la residenza ma non me l'hanno potuta dare in quanto l'appartamento non era abitabile per via della ristrutturazione?
  • Non basta che l'appartamento sia stato ceduto per l'acquisto di un altro dove andrò effettivamente ad abitare e trasferirò la residenza?
  • Come posso fare? Non so proprio dove sbattere la testa e nessuno riesce a darmi risposte soddisfacenti...

vi prego aiutatemi, sono disperato...

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 inserito:: 24 Maggio 2013, ore 19:40:35 
Aperta da francesco.tardio - Ultimo messaggio da cafca
L'Imu va pagata da entrambi. Sua madre pagherà l'imposta sulla casa nella quale abita, che detiene per diritto di abitazione, quale coniuge superstite. La signora può usufruire delle detrazioni e dell'aliquota previste per l'abitazione principale. Lei ha acquisito l'immobile per eredità paterna (mortis causa); quindi, anche in questo caso, il contribuente può usufruire delle agevolazioni previste per la prima casa (detrazioni ed aliquota minore). Non va comunque dimenticato che i requisiti prescritti dalla legge, affinché un immobile possa essere considerato abitazione principale, sono due: la residenza anagrafica e la dimora abituale.
Il fatto che la successione non sia ancora chiusa non appare influente.

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Traduzione Italiana a cura di SMItalia
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