Successioni e donazioni

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Il nuovo regime fiscale delle successioni, donazioni e altri atti a titolo gratuito è stato reintrodotto, dopo un'assenza durata cinque anni, dalle disposizioni recate dalle seguenti fonti normative:
  • decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286;
  • legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007);
  • legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008).
Sui trasferimenti di beni per causa di morte è dovuta l'imposta sulle successioni, che si applica sul valore netto dell'ntera massa patrimoniale (trasmessa dal defunto agli eredi) con aliquote variabili dal 4% all'8% a seconda del grado di parentela con il defunto.
Nelle successioni a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, è prevista una franchigia di esenzione di 1.000.000 di euro per erede. Tra fratelli l'abbuono è di soli 100.000 euro, sempre per erede. Nessuno sconto è invece previsto per gli altri familiari.

La legge finanziaria per il 2007 ha introdotto, altresì, una franchigia di euro 1.500.000 in favore dei beneficiari che siano portatori di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, a prescindere dal legame di parentela intercorrente con il dante causa.

Chi deve pagare l'imposta di successione

Sono obbligati al pagamento dell'imposta gli eredi e i legatari che beneficiano dei seguenti beni e diritti:
  • beni immobili e diritti reali immobiliari (se il valore è dichiarato in misura non inferiore a quello determinato su base catastale, l'Ufficio non può procedere alla sua rettifica);
  • azioni e quote di partecipazione al capitale di società (il valore è dato dal patrimonio netto contabile);
  • obbligazioni (con esclusione dei titoli di Stato);
  • aziende (il valore è dato dalla differenza tra le attività e le passività senza considerare l'avviamento);
  • crediti e denaro;
  • beni mobili (gioielli, mobili);
  • navi e aeromobili;
  • rendite e pensioni.
Dalla base imponibile sono esclusi i seguenti beni:
  • le polizze vita, cioè somme pagabili ad un terzo beneficiario, in seguito alla morte dell'assicurato;
  • i titoli di Stato italiani (Bot, Cct, Btp, Ctz) e quelli emessi da enti e organismi internazionali resi esecutivi in Italia (obbligazioni emesse da Bei, Ceca, Euratom, Bers, ecc.);
  • i veicoli iscritti nel pubblico registro automobilistico (autovetture, ecc.);
  • le azioni e i titoli nominativi intestati al defunto, ceduti prima dell'apertura della successione con atto autentico o girata autenticata;
  • i beni e i diritti iscritti a nome del defunto in pubblici registri, quando è provata, con atto pubblico o scrittura autenticata, la perdita di titolarità;
  • il trattamento di fine rapporto e le indennità corrisposte in caso di morte del lavoratore.

Dal 1° gennaio 2007 è prevista un'agevolazione per il trasferimento di imprese e partecipazioni in società disposto in favore dei discendenti e dal 1° gennaio 2008 l'agevolazione è stata estesa anche al coniuge.
I trasferimenti di aziende, quote sociali e azioni non sono soggetti all'imposta se gli eredi proseguono l'esercizio dell'attività d'impresa o detengono il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento e se nell'atto di successione producono apposita dochiarazione.

L'imposta è determinata dall'ufficio che applica aliquote e franchigie diverse in base al grado di parentela con il defunto.

In particolare, sono previste le seguenti aliquote e franchigie:
  • 4%, per coniuge e parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente 1.000.000 di euro, per ciascun erede;
  • 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente i 100.000 euro per ciascun erede;
  • 6%, da calcolare sul valore totale (non è prevista alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al 4° grado, gli affini in linea retta e quelli in linea collaterale fino al 3° grado;
  • 8%, senza franchigia, per gli altri soggetti che ricevono i beni in eredità (ad esempio, il convivente non coniugato).
In evidenza
Se il beneficiario della successione è una persona portatrice di handicap riconosciuto grave, ai sensi della legge 104/1992, l'imposta si applica, con l'aliquota in base al rapporto di parentela, soltanto sulla parte del valore della quota che supera la franchigia di 1.500.000 euro.

Gli importi esenti dall'imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all'indice del costo della vita.

Si precisa altresì che le franchigie non sono tra loro cumulabili. Si pensi, ad esempio, all'ipotesi in cui il beneficiario sia portatore di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, ed anche coniuge del de cuius: in tal caso troverà applicazione solo la franchigia più favorevole di 1.500.000 euro.


Le imposte ipotecaria e catastale e l'agevolazione "prima casa"

Quando nel patrimonio ereditario ci sono beni immobili o diritti reali immobiliari, oltre all'imposta di successione si applicano le imposte ipotecaria e catastale rispettivamente del 2% e dell'1% del valore degli immobili, con un versamento minimo di 168 euro.
Se nell'asse ereditario vi è un immobile (non di lusso) che andrà destinato come "prima casa", è previsto il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro per ciascuna imposta.

L'agevolazione spetta, ovviamente, se l'erede o beneficiario ha i requisiti necessari per fruire dell'agevolazione "prima casa".



La base imponibile

Per il calcolo delle imposte, la base imponibile è data dalla differenza tra l'attivo e il passivo del patrimonio del defunto.
Ecco come si determina il valore dei singoli beni:
  • immobili, conta il valore catastale (vedasi la sottostante tabella);
  • azioni e titoli quotati, si prendono a riferimento i listini di Borsa in base alla nedia dei prezzi dell'ultimo trimestre anteriore all'apertura della successione;
  • denaro e gioielli, si tiene conto di un valore forfettario pari al 10% dell'asse ereditario;
  • partecipazioni in società non quotate e aziende gestite in forma individuale, si considera il valore del patrimonio netto senza tener conto dell'avviamento, come risulta dall'ultimo bilancio pubblicato o dall'ultimo inventario regolarmente redatto, tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti.


Determinazione del valore catastale degli immobili

Il valore catastale viene determinato moltiplicando la rendita catastale (non rivalutata) per i seguenti coefficienti:

Tipologia Moltiplicatore Calcolo del valore catastale
Prima casa e relative pertinenze 110 Rendita + 5% x 110, oppure Rendita x 115,5
Fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C
(escluse le categorie A/10 e C/1)
120 Rendita + 5% x 120, oppure Rendita x 126
Fabbricati appartenenti al gruppo catastale B* 140 Rendita + 5% x 140, oppure Rendita x 147
Fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D 60 Rendita + 5% x 60, oppure Rendita x 63
Fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E 40,8 Rendita + 5% x 40,8, oppure Rendita x 42,84
Terreni non edificabili 90 Reddito dominicale + 25% x 90, oppure Reddito dominicale x 112,5


*Il decreto legge del 3 ottobre 2006, n. 262 (convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n 286) ha previsto che il coefficiente moltiplicatore da applicare alle rendite catastali dei fabbricati classificati nel gruppo catastale B deve essere rivalutato nella misura del 40%.


Attenzione
Per i trasferimenti di immobili non censiti le parti possono utilizzare la rendita proposta per determinare il valore catastale. In questo caso è necessario manifestare espressamente nell'atto l'intenzione di avvalersi delle disposizioni previste dall'art. 12 del D.L. n. 70 del 1988 convertito dalla legge n. 154 del 1988.
La rendita catastale attribuita sarà notificata al contribuente dall'Ufficio dell'Agenzia del Territorio. Se il valore calcolato sulla base della rendita attribuita è superiore a quello dichiarato nell'atto, il contribuente dovrà pagare l'imposta dovuta e i relativi interessi, a partire dalla registrazione dello stesso.


La valutazione degli altri beni avuti in eredità

Beni ereditati valore
Immobili Valore catastale
Azioni e titoli quotati Media quotazioni ultimi 3 mesi
Partecipazioni in società non quotate Valore patrimonio netto indicato nell'ultimo bilanxio pubblico, escluso l'avviamento
Denaro, gioielli e mobilia Valore forfettario pari al 10% dell'asse ereditario


Rilevanza delle donazioni fatte in vita dal donante

La circolare 3/E del 22 gennaio 2008 dell'Agenzia delle Entrate ha rilevato che, ai fini dell'applicazione della franchigia sulla quota devoluta all'erede o al legatario, si deve tener conto del valore delle donazioni in vita fatte dalla persona deceduta a favore del medesimo erede o legatario.

In pratica, secondo l'amministrazione finanziaria, in occasione di una successione o di una donazione, ai fini della determinazione della franchigia spettante, si deve tener conto di tutte le donazioni poste in essere dal de cuius, comprese quelle compiute nel periodo in cui l'imposta sulle successioni e donazioni era stata abrogata.

Più precisamente, le donazioni pregresse rilevano nei limiti di valore relativamente al quale il beneficiario abbia fruito della franchigia. Detto valore deve essere poi attualizzato, avendo riguardo al valore normale dei beni e dei diritti alla data di apertura della successione del donante. Per una migliore comprensione di quanto sopra esposto, valga il seguente esempio:
  • nel 2000 il padre ha donato al figlio un immobile del valore di 500.000.000 di lire;
  • vigente in quell'anno la franchigia di 350.000.000 di lire, la predetta donazione era stata assoggettata ad imposta limitatamente al valore di 150.000.000 di lire (500.000.000 - 350.000.000).
    La franchigia usufruita è stata dunque pari al 70% del valore totale della donazione, desumibile dal rapporto intercorrente tra il valore della donazione e la franchigia applicata (500:350=100:X).
  • nel 2010 si apre la successione del padre e al figlio spetta una quota ereditaria del valore di 1.500.000 euro;
  • ai fini della determinazione della franchigia fruibile dal figlio, il valore della quota ereditaria allo stesso spettante (1.500.000 euro) deve essere aumentato di un importo corrispondente al valore attuale della quota parte di donazione effettuata in vita dal padre, a suo tempo non assoggettata a tassazione per effetto dell'applicazione della franchigia.

    Ipotizzando che la donazione pregressa esprima un valore attuale pari a 300.000 euro, l'importo da sommare a quello della quota ereditaria è pari al valore attuale della donazione coperta dalla franchigia, ossia pari al 70% per cento di 300.000 euro, e quindi 210.000 euro.

    L'imposta sulle successioni si applicherà sulla differenza tra il valore della quota ereditaria, più la franchigia di cui si è già usufruito 1.710.000 (cioè 1.500.000 + 210.000) e la franchigia spettante 1.000.000 (1.710.000 - 1.000.000 = 710.000 euro).
    Più semplicemente, la franchigia di 1.000.000 va ridotta dello sconto di cui si è già usufruito (210.000 euro), scendendo così a 790.000 euro. La base imponibile sarà sempre di 710.000 euro (patrimonio di 1.500.000 - 790.000 = 710.000 euro).

Esempi di successione

1. Successione a favore del coniuge e di un figlio di due immobili del valore di 400.000 euro ciascuno, di azioni per 500.000 euro e di titoli di Stato per 300.000 euro. I due immobili sono considerati prima casa per gli eredi.

valore totale del patrimonio (immobili e azioni,                 1.300.000 
i titoli di Stato sono esenti)                                   
franchigia (1.000.000 per erede)                                 2.000.000
base imponibile                                                          0
imposta di successione                                                   0
imposte ipotecarie e catastali su due immobili prima casa              772
(336 euro per immobile)
Totale                                                                 772
2. Successione a favore di un fratello e di una sorella di un immobile (prima casa per la sorella) del valore di 500.000 euro e di azioni per 900.000 euro.

valore totale del patrimonio (immobile più azioni)                1.400.000
franchigia (100.000 per erede)                                      200.000
base imponibile                                                   1.200.000
imposta di successione (6% di 1.200.000)                             72.000
imposte ipotecaria e catastale su immobile prima casa                   336
Totale                                                               72.336
3. Successione a favore della convivente (non coniugata) di un immobile (prima casa per l'erede) del valore di 300.000 euro, di fondi azionari per 500.000 euro e di una polizza vita di 200.000 euro.

valore totale del patrimonio (immobile più fondi azionari,          800.000
la polizza vita è esente)                  
franchigia                                                                0
base imponibile                                                     800.000
imposta di successione (8% di 800.000)                               64.000
imposte ipotecaria e catastale su immobile prima casa                   336
Totale                                                               64.336


Tabella riassuntiva dell'imposta sulle successioni

Grado di parentela Imposta
Coniuge e parenti
in linea retta
4% sulla quota ereditata eccedente 1 milione di euro
+
imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili
(o di 168 euro ciascuna, se per l'erede è una prima casa)
Fratelli e sorelle 6% sulla quota ereditata eccedente 100 mila euro
+
imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili
(o di 168 euro ciascuna, se per l'erede è una prima casa)
Altri parenti
fino al 4° grado
e affini fino al 3° grado
6% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia)
+
imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili
(o di 168 euro ciascuna, se per l'erede è una prima casa)
Altre persone 8% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia)
+
imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili
(o di 168 euro ciascuna, se per l'erede è una prima casa)
All'erede portatore di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, spetta una franchigia di 1.500.000 euro



La dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione deve essere presentata dagli eredi entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (generalmente la data del decesso), all'Agenzia delle Entrate competente (luogo di ultima residenza del defunto).

E' necessario compilare l'apposito modulo (modello 4) reperibile presso ogni ufficio locale o sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e successivamente consegnarlo direttamente all'ufficio locale dell'Agenzia nella cui circoscrizione era fissata l'ultima residenza del defunto. In caso di utilizzo di modello differente la dichiarazione risulta nulla.

La dichiarazione può essere spedita per raccomandata. In questo caso si considera presentata nel giorno di consegna all'ufficio postale.

La dichiarazione non deve essere presentata solo nel caso di eredità devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto se l'attivo ereditario non comprende immobili e ha un valore complessivo inferiore a 25.823,00 euro.

Se il defunto non aveva la residenza in Italia, la denuncia di successione deve essere presentata all'ufficio nella cui circoscrizione era stata fissata l'ultima residenza italiana. Se non si è a conoscenza di quest'ultima, la denuncia deve essere presentata all'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate di "ROMA 6", sita in Roma, Via Canton, 20 - Cap 00144.

Quando nell'attivo ereditario è presente un immobile, prima di presentare la denuncia di successione occorre provvedere all'autoliquidazione delle imposte ipotecaria, catastale, di bollo, utilizzando il modello F23.

La denuncia di successione deve contenere le seguenti informazioni:
  • i dati anagrafici e ultima residenza del defunto e degli eredi;
  • il grado di parentela degli eredi col defunto;
  • le eventuali accettazioni o rinunzie dell'eredità;
  • l'elenco dettagliato e completo dei beni e dei diritti compresi nell'attivo ereditario, con i rispettivi valori;
  • l'elenco delle passività.

Alla dichiarazione devono essere allegati:
  1. il certificato di morte;
  2. lo stato di famiglia degli eredi, in rapporto di parentela o affinità col defunto;
  3. la copia autentica dell'eventuale testamento;
  4. le visure catastali degli immobili;
  5. i documenti di prova delle passività;
  6. il prospetto di autoliquidazione delle imposte ipotecarie e catastali, nonché delle tasse fisse e contributi per volture e iscrizioni, e copia del modello F23 di pagamento delle imposte ipocatastali.

Inoltre, entro 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione, è necessario presentare la richiesta di voltura degli immobili agli uffici dell'Agenzia del Territorio.


Chi deve presentare la dichiarazione

Sono obbligati a presentare la denuncia di successione:
  • gli eredi e i legatari, ovvero i loro rappresentanti legali;
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza o di dichiarazione di morte presunta;
  • gli amministratori dell'eredità;
  • i curatori delle eredità giacenti;
  • gli esecutori testamentari;
  • i trustee (cioè i beneficiari).
Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione, è sufficiente che la stessa sia presentata da una sola di esse.

Gli eredi e i legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione sono esonerati dall'obbligo della dichiarazione ai fini dell'imposta comunale sugli immobili (ICI).
Spetta, infatti, agli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate, competenti a ricevere la denuncia di successione, trasmetterne copia a ciascun Comune ove sono ubicati gli immobili.

Registrazione tardiva

Se la dichiarazione di successione viene presentata entro 90 giorni successivi al termine previsto, per regolarizzare tale ritardo è necessario pagare la sanzione ridotta di 26 euro, pari al 10% della sanzione minima (prevista nella misura di 258 euro); se invece la dichiarazione viene presentata entro un anno dalla scadenza naturale, la sanzione sale a 32 euro, pari ad 1/8 di 258 euro, ovvero il 15% del 120% se è dovuta imposta.

Così pure se il relativo versamento delle imposte ipotecaria e catastale non avviene entro il termine previsto (di 12 mesi) per regolarizzare tale omissione occorre versare, oltre alle imposte autoliquidate, gli interessi di mora calcolati giornalmente al tasso legale annuo attualmente all'1,5% (fino al 31 dicembre 2010 era dell'1%) e le sanzioni ridotte nella seguente misura:
  • se il ritardo non è superiore a 30 giorni, 1/10 della sanzione, cioè il 3% del totale delle imposte non versate;
  • se il ritardo supera i 30 giorni, ma la regolarizzazione avviene entro un anno, 1/8 della sanzione pari al 3,75% del totale delle imposte non versate.

In evidenza
Esempio

Un contribuente ha ereditato un immobile "prima casa" dimenticando di presentare entro il 20 ottobre 2010 la relativa dichiarazione di successione e di versare le imposte ipotecaria e catastale.
Decide di regolarizzare le omissioni il 15 febbraio 2011 (con un ritardo di 118 giorni), presentando la dichiarazione e versando le seguenti somme:
  • 32 euro (1/8 di 258 euro, con troncamento delle cifre decimali), sanzione per mancata presentazione della dichiarazione;
  • 168 euro per l'imposta fissa ipotecaria;
  • 168 euro per l'imposta fissa catastale;
  • 12,60 euro per la sanzione del 3,75% sull'importo delle imposte ipotecaria e catastale non versate;
  • 1,30 euro per interessi legali sulle imposte ipotecaria e catastale (72 x 1% + 46 x 1,5%) : 365 x 336.



 DONAZIONI



Anche il regime fiscale delle donazioni e degli atti di trasferimento a titolo gratuito di beni e diritti è cambiato per effetto dei provvedimenti citati a proposito delle successioni.

Il nuovo sistema prevede, anzitutto, che la base imponibile per l'applicazione dell'imposta sia pari al valore globale dei beni e dei diritti diminuito degli oneri a carico del beneficiario.

Il valore dei beni e dei diritti ricevuti in donazione si calcola con gli stessi criteri descritti per le successioni, con due eccezioni che riguardano i titoli di Stato e la decorrenza di alcune novità introdotte dalla Finanziaria 2007. Infatti, nelle donazioni, il valore dei titoli di Stato concorre alla formazione della base imponibile, a differenza delle successioni dove sono esenti.

Nelle successioni le nuove disposizioni introdotte dalla Finanziaria 2007 entrano in vigore per i decessi avvenuti dal 3 ottobre 2006, hanno quindi effetto retroattivo, mentre nelle donazioni queste norme si applicano per gli atti registrati dal 1° gennaio 2007. L'esenzione per il trasferimento di aziende, azioni e quote in favore del coniuge, si applica per gli atti successivi al 1° gennaio 2008.

Per le donazioni il Codice civile prescrive la forma dell'atto pubblico, con l'intervento del notaio e la presenza di almeno due testimoni. In mancanza dell'atto pubblico, la donazione è nulla, e pertanto non determina il trasferimento del diritto del bene donato.

Per determinare l'imposta, le aliquote e le franchigie sono le stesse previste per le successioni e variano in base al rapporto di parentela intercorrente tra donante e beneficiario:
  • 4%, per coniuge e parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente 1.000.000 di euro, per ciascun beneficiario;
  • 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente i 100.000 euro per ciascun beneficiario;
  • 6%, da calcolare sul valore totale (non è prevista alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al 4° grado, gli affini in linea retta e quelli in linea collaterale fino al 3° grado;
  • 8%, senza alcuna riduzione della base imponibile, per gli altri beneficiari;
  • limitatamente alle donazioni effettuate a favore di portatori di handicap riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, si applicano, rispettivamente, le aliquote del 4%, 6% o 8%, a seconda della sussistenza o meno di un legame di coniugio, parentela (in linea retta o collaterale) o affinità intercorrente tra donante e donatario, ovvero, in generale, tra disponente e beneficiario, e una franchiglia di 1.500.000 euro.

Gli importi esenti dall'imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all'indice del costo della vita.

Dal 1° gennaio 2007, i trasferimenti di aziende, quote sociali e azioni effettuati in favore dei discendenti (dal 1° gennaio 2008 anche quelli in favore del coniuge) non sono soggetti all'imposta se i beneficiari proseguono l'esercizio dell'attività d'impresa o detengono il controllo della società per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento e se nell'atto di donazione producono apposita dichiarazione. Lo stesso regime si applica ai medesimi trasferimenti , effettuati anche mediante patto di famiglia, in favore dei discendenti.

Se oggetto della donazione è un bene immobile o un diritto reale immobiliare, sono dovute inoltre:
  • l'imposta ipotecaria, nella misura del 2 per cento del valore catastale dell'immobile;
  • l'imposta catastale, nella misura dell'1 per cento del valore catastale dell'immobile.

Per le donazioni di "prima casa" valgono le medesime agevolazioni concesse per le successioni, cioè il beneficiario pagherà le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro ciascuna.

Gli atti di donazione e gli altri atti a titolo gratuito, se formati per atto pubblico o scrittura privata autenticata, sono soggetti a registrazione telematica entro 30 giorni dalla data della stipula dell'atto.

Le nuove regole si applicano alle donazioni stipulate a decorrere dal 29 novembre 2006 (cioè dalla data di entrata in vigore della legge n. 286/2006), ad eccezione di quelle concernenti la franchigia disposta in favore dei fratelli e delle sorelle e quella disposta in favore dei portatori di handicap che si applicano alle donazioni stipulate a decorrere dal 1° gennaio 2007.


Esempio di atto di donazione

Donazione a favore di un figlio di 2 immobili del valore di 300.000 euro ciascuno e di titoli di Stato per 500.000 euro. Uno dei due immobili è da considerare come prima casa.

valore donazione (immobili più titoli di Stato)                    1.100.000
franchigia (1.000.000)                                             1.000.000
base imponibile                                                      100.000
imposta di donazione (4% di 100.000)                                   4.000
imposte ipotecaria e catastale su immobile prima casa (168 x 2)          336
imposte ipotecaria e catastale sull'altro immobile (3% di 300.000)     9.000
Totale                                                                13.336


Le donazioni indirette

Nella vita familiare è piuttosto frequente il ricorso alle donazioni senza la stipula di un atto pubblico. Sono le cosiddette donazioni indirette: l'esempio classico è quello del genitore che compra la casa al figlio.
Per la tassazione viene applicata la disciplina in vigore prima del 25 ottobre 2001. Pertanto la tassazione delle donazioni indirette dovrebbe essere così applicata:
  • se si sottopone volontariamente la donazione indiretta a tassazione, si devono pagare le aliquote attualmente in vigore (4, 6 0 8%), tenendo conto delle franchigie (1.000.000 o 100.000 euro);
  • se la donazione avviene in modo occulto e, grazie a controlli bancari, accertamenti o verifiche, il Fisco la viene a scoprire, si paga l'aliquota più alta dell'8%, tenendo sempre conto delle franchigie (per il coniuge, parenti in linea retta e fratelli).
La tassazione sulla donazione indiretta può essere evitata, se è collegata al trasferimento di un immobile o di un'azienda, a condizione che l'acquirente dichiari che i soldi necessari per l'acquisto del bene sono stati forniti dal donante (ad esempio il genitore). In tal caso, per evitare una duplicazione del prelievo fiscale, la legge dispone che l'imposta sulle donazioni indirette (di immobile o di azienda) non si applichi perché l'atto riguardante il trasferimento di proprietà del bene viene già assoggettato ad imposta di registro, o Iva, e quindi non deve essere gravato da altri tributi.

Vecchie donazioni

Secondo l'amministrazione finanziaria, in occasione di una donazione, ai fini della determinazione della franchigia spettante, si deve tener conto di tutte le donazioni ricevute (comprese quelle effettuate quando l'imposta era stata abrogata), e delle eventuali franchigie di cui si è già usufruito. In proposito valgono le stesse regole già evidenziate per le successioni.

Come si suddivide l'eredità

Si può destinare il patrimonio di un defunto ai suoi successori mediante una successione "testamentaria", nella quale cioè i beneficiari sono individuati dal de cuius con un testamento, oppure mediante una successione "legittima", nella quale l'individuazione dei successori avviene in base a quanto dispone la legge, cioè il codice civile, il quale prevede il subentro dei più stretti congiunti, con la regola che il congiunto di grado più prossimo esclude quello di grado più remoto.

In entrambi i casi, però, deve essere tenuto presente che il codice civile, articolo 536 e seguenti, riserva necessariamente (da qui la denominazione di "successione necessaria") a determinati strettissimi congiunti (coniuge, discendenti e ascendenti, detti "eredi necessari" o "legittimari") una rilevante quota dell'asse ereditario, che il de cuius durante la sua vita non può intaccare né con donazioni né con un testamento nel quale i predetti congiunti siano dimenticati o addirittura diseredati.

Nel redigere il proprio testamento o nell'effettuare donazioni, il de cuius è dunque pienamente libero solamente con riguardo ad una quota del suo patrimonio (chiamata "quota disponibile", in contrapposizione a quella destinata necessariamente ai suoi stretti congiunti, e perciò denominata "legittima"): insomma, la sua volontà di destinare beni ad estranei è pur sempre esprimibile, se pur compressa.

Le donazioni e il testamento che ledano i diritti dei legittimari (o eredi necessari) non sono invalidi o inefficaci: questi atti sono pienamente validi fino al momento in cui l'erede legittimario pretermesso (cioè dimenticato) o diseredato non agisca in giudizio con la cosiddetta "azione di riduzione" delle donazioni o delle disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima, al fine di conseguire appunto la quota spettante. Fino a quell'eventuale impugnazione però (e quindi se nessuna impugnazione viene effettuata) le donazioni restano valide ed efficaci.

Il legittimario ha la possibilità di far dichiarare, mediante l'azione di riduzione, l'inefficacia nei suoi confronti delle disposizioni del testatore che abbiano intaccato i suoi diritti sulla quota di legittima. L'azione di riduzione serve appunto a "ridurre" il valore delle donazioni o delle disposizioni testamentarie che il defunto abbia effettuato in violazione dei diritti riservati ai legittimari.

L'azione di riduzione può essere proposta entro il termine di 10 anni dal giorno di apertura della successione (cioè dalla data del decesso) dai legittimari, dai loro eredi o aventi causa. Va ricordato che i soggetti legittimati a proporre l'azione di riduzione non possono rinunziare al diritto di esperire questo rimedio finché il de cuius è in vita, né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione.


Come si divide il patrimonio

Quando il defunto non ha lasciato testamento, il patrimonio viene così ripartito:


Eredi Quota dell'eredità
Solo coniuge Tutta l'eredità
Coniuge ed un figlio 50% ciascuno
Coniuge e due o più figli 1/3 (un terzo) coniuge, 2/3 (due terzi) figli
Coniuge e ascendenti 2/3 (due terzi) coniuge, 1/3 (un terzo) ascendenti
Un figlio (da solo) Tutta l'eredità
Due o più figli Eredità divisa in parti uguali
Solo ascendenti Eredità divisa in parti uguali
Coniuge, ascendenti e fratelli 2/3 (due terzi) coniuge, 1/3 (un terzo) altri (minimo 1/4 agli ascendenti)
Coniuge e fratelli 2/3 (due terzi) coniuge, 1/3 (un terzo) fratelli
Ascendenti e fratelli Eredità divisa in parti uguali (minimo 50% agli ascendenti)
Fratelli Eredità divisa in parti uguali
Altri parenti fino al sesto grado Eredità divisa in parti uguali



In presenza di testamento può esserci una quota del patrimonio ("disponibile") disposta liberamente dal defunto, mentre l'altra ("di riserva") deve essere attribuita per legge agli eredi legittimi, secondo la seguente ripartizione:

Eredi Quota di riserva (legittima) Quota disponibile
Coniuge 1/2 (un mezzo) 1/2 (un mezzo)
Coniuge ed un figlio 1/3 (un terzo) coniuge, 1/3 (un terzo) figlio 1/3 (un terzo)
Coniuge e due o più figli 1/4 (un quarto) coniuge, 1/2 (un mezzo) figli 1/4 (un quarto)
Coniuge e ascendenti 1/2 (un mezzo) coniuge, 1/4 (un quarto) ascendenti 1/4 (un quarto)
Un figlio (da solo) 1/2 (un mezzo) 1/2 (un mezzo)
Due o più figli 2/3 (due terzo) 1/3 (un terzo)
Solo ascendenti 1/3 (un terzo) 2/3 (due terzi)
Coniuge, ascendenti e fratelli 1/2 (un mezzo) coniuge, 1/4 (un quarto) ascendenti 1/4 (un quarto)
Coniuge e fratelli 1/2 (un mezzo) coniuge 1/2 (un mezzo)
Ascendenti e fratelli 1/3 (un terzo) ascendenti 2/3 (due terzi)
Fratelli - Intero patrimonio
Altri parenti fino al sesto grado - Intero patrimonio